I romani a teatro
di // pubblicato il 03 Ottobre, 2011
Secondo Tito Livio, miniera inesauribile d'informazioni per chi voglia accostarsi al mondo romano, l'origine degli spettacoli teatrali a Roma risale al 364 a.C.: in quell'anno infatti i romani, da bravi superstiziosi, organizzarono dei ludi scaenici per propiziare la fine di un'epidemia di peste. Visto che però in città non si era mai pensato al teatro, considerato troppo frivolo e troppo "greco" in una città che basava la sua forza sull'esercito e sugli incorrotti costumi dei padri, si dovette far ricorso ad attori provenienti dall'Etruria, terra che aveva invece, anche per i contatti e l'influsso culturale greco, una buona tradizione teatrale.
Questa improvvisa necessità (anche se poi i romani ci presero gusto e continuarono a organizzare spettacoli senza bisogno di ricorrere alla scusa della peste da debellare) comportò il fatto che per molto tempo a Roma, almeno dal punto di vista architettonico, i teatri fossero poco più che semplici palchi improvvisati, costruiti per l'occasione e smantellati subito dopo lo spettacolo, ancora una volta per evitare che le mollezze del mondo greco potessero far breccia nella granitica cultura romana. Per evitare che i cittadini cadessero in tentazione, questi dovevano addirittura rimanere in piedi per tutto il tempo della rappresentazione. A questo proposito, Tacito ci dice che "se fosse stato loro consentito di star seduti, avrebbero consumato giorni interi oziando".
Molto timidamente (e di certo in maniera improvvida, come vedremo) Lucio Mummio riuscì a costruire un teatro permanente (almeno nelle intenzioni) nel 145 a.C., che venne però in poco tempo smantellato per decisione, irrevocabile, del Senato. Poco da fare, quindi, per gli appassionati del genere, che si rassegnarono, per quasi un altro secolo, a non avere punti di riferimento stabili e a rimanere in piedi per ore in quelle fortunate occasioni in cui gli spettacoli venivano effettivamente organizzati.

Il punto di svolta si ebbe nel 55 a.C. quando Pompeo decise di fare di testa sua e costruire il primo, vero, teatro in muratura di Roma. Schierarsi apertamente contro una decisione del Senato sarebbe stato tuttavia poco prudente oltre che inutile, visti gli infelici, precedenti tentativi. Che fare allora? Immaginiamo Pompeo camminare su e giù, arrovellandosi per risolvere il problema e costruire finalmente un teatro che i suoi concittadini avrebbero apprezzato. All'improvviso, la lampadina: qualsiasi teatro sarebbe stato di certo distrutto ancor prima di vedere gli attori calcare la scena, ma se quello stesso teatro si fosse legato indissolubilmente a qualcos'altro, a un edificio impossibile da abbattere c'era la possibilità di vederlo restare in piedi. E cosa c'era di più sacro di un tempio? Chi avrebbe osato toccare la casa di una divinità? Nacque così il tempio di Venere, raggiungibile tramite un'enorme scalinata che altro non era che la cavea del teatro. Secondo le descrizioni antiche doveva essere ricchissimo in termini di decorazione e davvero monumentale: oltre al tempio e al teatro vero e proprio il complesso era infatti completato da un grande quadriportico, annesso al quale si trovava la cosiddetta Curia Pompeia, utilizzata per le riunione del Senato. È proprio in quest'area che, il 15 marzo del 44 a.C., Cesare viene assassinato dai congiurati. Ma questa è un'altra storia che merita un articolo a parte.
Nonostante il primato di essere stato il primo in muratura, il teatro di Pompeo non ha avuto molta fortuna: distrutto da incendi in più occasioni e puntualmente ricostruito, venne nel medioevo definitivamente abbandonato e le sue strutture utilizzate come fondamenta per edifici successivi. Ancora oggi, passando per via di Grottapinta, a due passi da Campo de' Fiori, si nota chiaramente la curvatura dei palazzi che seguono l'andamento dell'antica cavea. Scendendo poi nella cantina di qualche palazzo, pub o ristorante, si scopre ancora parte dell'antica muratura in opera reticolata. Un autentico tesoro sotto gli occhi di tutti ma che nessuno vede, che sarebbe di certo piaciuto ad Edgar Allan Poe.
Qualche tempo dopo venne costruito a Roma un secondo teatro, questa volta per volere di Lucio Cornelio Balbo il Giovane. Inagurato nel 13 a.C., era il più piccolo teatro di Campo Marzio e, come avvenuto per quello di Pompeo, lo scorrere ininterrotto della vita ha fatto sì che le sue mura venissero quasi del tutto occultate o riutilizzate in altro modo. Ancora oggi via delle Botteghe Oscure (lì nei pressi si trova inoltre il museo che raccoglie i resti dell'antica struttura) ricorda infatti come i fabbricanti di corde, i funari, abbiano per secoli utilizzato i fornici del teatro e del vicino portico per impiantarvi i loro negozietti, decisamente poco luminosi, almeno a giudicare dal nome della strada.

Il terzo e ultimo teatro romano è sicuramente il più celebre, l'unico che è ancora oggi visibile, anche dai turisti e dai passanti più distratti. Si tratta del teatro di Marcello, la cui costruzione fu cominciata da Cesare ma terminata solo da Augusto che decise di dedicarlo (siamo nell'11 a.C.) al nipote Marcello, scomparso prematuramente. La struttura esterna, completamente in travertino, doveva in origine essere scandita da 41 arcate e da tre piani sovrapposti; oggi conserviamo soltanto i primi due mentre il terzo livello, che non aveva archi ma solo piccole finestre quadrangolari che si aprivano sulla parete scandita da paraste, è oggi occupato da un palazzo medievale. Nel XIII secolo infatti la potente famiglia dei Savelli decise di occupare l'edificio e di trasformarlo in una vera e propria fortezza, modificata e ingentilita, in pieno Cinquecento, da Baldassarre Peruzzi. Nonstante lo strano accostamento tra antico e moderno, la scelta di utilizzare il teatro come sostruzione di un palazzo più recente l'ha salvato da distruzione certa, come avvenuto per gli altri due già menzionati.
Cosa veniva rappresentato all'interno di questi teatri? Tre erano i generi più diffusi: tragedia, commedia e pantomima, queste utlime due particolarmente amate dal pubblico che invece si dimostrava particolarmente freddo nei confronti delle tragedie. Comunque, generalmente, dovendo scegliere tra diversi tipi di spettacoli, i romani mettevano il teatro all'ultimo posto, dopo i
combattimenti tra gladiatori e le corse dei carri; addirittura sappiamo che in un caso il pubblico presente a teatro decise di lasciare immediatamente i propri posti alla notizia che stava per cominciare uno spettacolo ben più violento al Colosseo...diciamo che a Roma non si andava molto per il sottile quando si trattava di divertirsi, e si decideva sempre, senza paura di sbagliare, per lo spettacolo che si annunciava più cruento e sanguinario. Questa scarsa considerazione non ha tuttavia impedito ad alcuni attori (chiamati histriones, un termine non a caso etrusco) di divenire delle vere e proprie celebrità, anche se la loro condizione sociale era molto bassa, come quella di tutti coloro che usavano il loro corpo per spettacoli di intrattenimento vario. Conosciamo anche il nume di alcuni di quelli che calcarono le scene e senza dubbio il più famoso tra tutti fu un certo Roscio, secondo alcuni addirittura un ex schiavo, che riuscì a guadagnare un'enorme fortuna insegnando anche ad altri l'arte di recitare.
La recitazione, appunto. Anche se oggi siamo abituati a vedere messi in scena testi di autori antichi, non si deve cadere nell'errore di considerare il teatro romano simile a quello contemporaneo in cui si ha, nei limiti del possibile, una rappresentazione verosimile. Assistere oggi ad una rappresentazione antica risulterebbe per molti versi incomprensibile: l'attore usava parlare, declamare anzi la sua parte rivolto al pubblico, in modo che tutti potessero sentire le sue parole, e non verso la scena; la maschera che si portava per amplificare la voce e per rendere subito riconoscibile i vari tipi (il vecchio, lo schiavo, il giovane ricco, le donne) aveva il grande difetto di nascondere la mimica facciale comporando il fatto che uno stato d'animo potesse essere espresso a parole o attraverso la gestualità; la scenografia si manteneva inalterata nel corso di tutto lo spettacolo per cui c'era bisogno di un grande sforzo di fantasia per immaginare le scene che, secondo il testo, avvenivano in interni o in luogi lontani; il fatto inoltre di trovarsi costantemente all'aperto, di dover rimanere in piedi a meno che non si fosse l'imperatore, e le continue distrazioni offerte dal chiacchiericcio dei vicini rendeva insomma molto difficile capire dall'inizio alla fine quello che accadeva sul palcoscenico. Questo tuttavia nulla toglie al fatto che i testi teatrali romani, ad alcune particolari elementi e topoi della trama, abbiano contribuito a costituire l'ossatura del teatro di ogni tempo.