I Giganti di Baselitz all’Uccelliera di Villa Borghese

di Sara Bello // pubblicato il 18 Settembre, 2011

Baselitz e Galleria Borghese. Esempi di arte apparentemente lontani anni luce - anzi, secoli. Ma fino al 9 Ottobre è possibile vedere all'Uccelliera due sculture dell'artista contemporaneo tedesco, per la prima volta in mostra in uno spazio istituzionale italiano, accanto alle sale che ospitano i capolavori dell'arte classica. L'occasione è stata fornita da Committenze Contemporanee, un ciclo di dieci esposizioni, ideato dalla Direttrice della Galleria Anna Coliva, giunto quest'anno alla quinta edizione, in cui viene chiesto ad un artista attivo sulla scena internazionale di dialogare con i grandi maestri, a seguito di un'esposizione di arte “antica”, inserita a sua volta nel ciclo di Dieci esposizioni in dieci anni. Una dimostrazione di come l'arte del passato continui ad essere fonte d'ispirazione per gli artisti del presente.
Nella fattispecie, quest'anno è stato chiesto all'eclettico Georg Baselitz, riconosciuto come uno dei più importanti artisti tedeschi viventi (nel 2004 gli è stato tributato il “Praemium Imperiale”, una sorta di premio Nobel per l'Arte), di dialogare con l'arte del suo conterraneo Lucas Cranach. E la risposta è stata sconcertante. Se il pittore rinascimentale si compiaceva di un'arte elegante, preziosa e descrittiva, ai limiti della miniatura, Baselitz si impone con le sue due sculture monumentali in bronzo e smalto, dal peso di circa una tonnellata ciascuna, intitolate Volk Ding Zero: non solo adotta la scala gigante, ma si serve di una limitatissima gamma cromatica per dare vita ad un linguaggio brutale, grossolano, che consta di spigolosi blocchi geometrici.
Gerorg Baselitz Volk Ding Zero 303x117x120 cm bronzo e smalt
Pittura, disegno, incisione, scultura si fondono per dar vita a due colossi blu. Tuttavia, dopo lo shock iniziale, le statue, per quanto imponenti, non incutono timore in chi le osserva; si tratta di due titani affranti, ripiegati su se stessi, la testa appoggiata alla mano. Lo sguardo è perso nel vuoto e gli occhi, in parte occultati dalla visiera del berretto, tradiscono un'intensa malinconia, con sbavature di colore bianco che scendono sul viso come lacrime. Alla loro imponenza, alla loro forza fisica, si contrappone tutta l'impotenza che l'individuo prova di fronte a una struggente solitudine esistenziale.

Baselitz si confronta con i grandi dell'arte, si misura con la storia stessa: ne risulta un contrasto titanico,una reinterpretazione del passato in veste contemporanea.
Memore del Cristo che riposa e del Pensatore di Rodin per la posa meditabonda, ma anche dell'arte primitiva e delle avanguardie tedesche a livello stilistico, per le sue sculture Baselitz ripensa ai grandi maestri, lasciandosi influenzare anche dalle creazioni di persone affette da disturbi mentali e dal peso della storia attuale. Propone un anti-eroe, una figura deformata, robotica, in una sorta di espressionismo dei nostri giorni: linee dure, squadrate, meccanomorfe, diametralmente opposte alla sinuosità e i virtuosismi di Cranach.
Gerorg Baselitz Volk Ding Zero 303x117x120 cm bronzo e smalt
Partner principale della mostra è Deutsche Bank, gruppo bancario impegnato nel collezionismo di arte contemporanea; Friedhelm Hütte, Direttore del relativo settore artistico, ne fa trapelare le ragioni, quando afferma che “l'arte è sovente in grado di intercettare i nuovi sviluppi ancor prima che essi vengano registrati nella società”. L'istituto ha riservato un'attenzione particolare a Baselitz, di cui possiede quasi cinquecento lavori, “classico tra i contemporanei” (Hütte) e, in questo caso, contemporaneo tra i classici di Villa Borghese.

Forte è il legame dell'artista con l'Italia, a partire da Firenze, meta da lui raggiunta nel 1965, dopo aver vinto una borsa di studio a Villa Romana.  Nel 1981 si è trasferito a Castel Fiorentino, dove ha lavorato fino al 1987, nei pressi di Arezzo; oggi si divide tra Monaco e Imperia, ed è proprio qui che sono nati i due giganti blu. La mostra infatti non è stata concepita semplicemente per l'Italia, ma le opere sono state eseguite materialmente in Italia; per questo motivo la mostra si intitola Made in Italy.
Se in passato, a partire dal Grand Tour, aristocratici, intellettuali e artisti nordici venivano in Italia per studiarne bellezze e monumenti, oggi l'artista sassone, grazie alla spinta di Committenze Contemporanee, realizza proprio qui sculture che esprimono le sue radici tedesche, e promuove la sua arte in uno dei più importanti musei del Bel Paese.

Ripiegati su se stessi, i due colossi non esprimono l'eroismo antico, ma evocano l'idea di un eroe caduto, emblema delle angosce dell'uomo contemporaneo.
Schegge sul corpo, posa affranta e lacrime suggeriscono un passato tormentato, forse alludendo alla storia tedesca, forse ad una condizione esistenziale. Il semplice sgabello e i tacchi alti insistono sull'equilibrio precario, ribadito attraverso il diverso del colore delle scarpe, unica differenza significativa tra i due titani, riflessi uguali di identità distinte. Sul berretto si legge “Zero”.
Come per la mostra di Cranach che si intitolava L'altro Rinascimento, anche in questo caso, per contrasto, è suggerita la volontà di rinascita, per ripartire da zero, azzerare la storia. Ricominciare, con tutta la fragilità propria dell'essere umano.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Gerorg Baselitz Volk Ding Zero 303x117x120 cm bronzo e smalto (Foto Mimmo Frassineti/AGF)
  2. Gerorg Baselitz Volk Ding Zero 303x117x120 cm bronzo e smalto (Foto Mimmo Frassineti/AGF)

In copertina:
Gerorg Baselitz Volk Ding Zero (particolare) (Foto Mimmo Frassineti/AGF)

Mappa

Dove e quando

Georg Baselitz. Fatto in Italia

  • Fino al: - 09 Ottobre, 2011

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