Hugo Cabret 3D

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 10 Febbraio, 2012

L’arte del racconto, un’arte che ha cambiato pelle nel corso dei secoli, in fondo risponde sempre a quell’esigenza umana di tramandare storie, immagini, idee.
Dai graffiti preistorici che narravano il mondo prima della nascita del linguaggio alla tradizione dei racconti orali, dal potere evocativo della letteratura fino alla magia del cinema, oggi la forma di racconto più diffusa, la capacità di trasportarci in posti lontani sull'onda delle emozioni è l’essenza stessa del raccontare umano.

Le macchine non hanno pezzi di troppo, pensa il dodicenne Hugo, e se il mondo stesso è un unico grande meccanismo anch’io ne sono ingranaggio e devo solo scoprire il mio scopo nella vita.
Per la prima volta Martin Scorsese lascia i mondi spietati e violenti del suo Cinema per avventurarsi in quel terreno, potenzialmente minato, del film per ragazzi, portando sullo schermo il libro illustrato di Brian Selznick La straordinaria invenzione di Hugo Cabret.
Protagonista un bambino che vive nascosto negli ingranaggi degli orologi alla Gare de Montparnasse di Paris, tra corse per sfuggire l’ispettore ferroviario e avventure con l’amica Isabelle alla scoperta di un passato perduto, troverà nell’automa meccanico ereditato dal padre la risposta alle sue domande.

Abituati e affezionati a opere drammatiche firmate Scorsese, da Taxi Driver a Toro scatenato, da L’età dell’innocenza fino a Shutter island, quest’incursione nel fantastico del regista newyorkese appariva sulla carta quasi una nota stonata, un corpo estraneo nella sua filmografia, ma la visione costringe a ricredersi.
La storia originale di Hugo Cabret è intrisa di passione per la settima arte, la stessa con cui il grande cultore di cinema del passato Scorsese ha fondato la World Cinema Foundation per il restauro e la salvaguardia di grandi film e realizzato bellissimi documentari come Viaggio nel Cinema americano di Martin Scorsese oppure Il mio viaggio in Italia.

Come novello Prometeo il regista ci offre l’essenza stessa dei sogni rievocando [addolcita rispetto alla verità storica] la parabola di Georges Méliès, il padre del Cinema come mezzo espressivo, che con i suoi magici viaggi fantastici è stato il primo a comprendere la potenza del mezzo oltre il suo essere fotografia in movimento, e ad usare la macchina da presa per qualcosa di diverso dalla semplice registrazione del vero.

Hugo e Isabelle sfogliando un libro di storia del cinema incontrano nomi immortali come Charlie Chaplin, Harold Lloyd, David Wark Griffith e le loro opere Il monello, Preferisco l’ascensore e Intolerance, trasportandoci nell’album del cuore di tutti coloro che incastonano il Cinema al centro della propria esistenza, anche da semplici spettatori. Perché è in fondo il nostro album di famiglia emozionale e i sentimenti che instauriamo con i figli dello schermo e i loro padri demiurghi sono fatti d’affetto vero e sincero, come rapporti d’amicizia a distanza.

Tra le scenografie del sodale Dante Ferretti i personaggi sembrano muoversi in un vecchio libro pop-up, con meravigliosi notturni da fiaba che la stereoscopia, adottata da Scorsese per la prima volta, esalta in ogni dettaglio. James Cameron l’ha definito il miglior 3D da quando ha inaugurato la nuova tecnica col suo Avatar a oggi e non è difficile dargli ragione, qui sono fumo e gocce di pioggia, ma soprattutto il pulviscolo che abita la luce come polvere di fata, a fare quello che i moscerini della giungla nel pianeta Pandora facevano per trasportarci col racconto in un altrove lontano pieno di magia.

Il Cinema è una meravigliosa macchina del tempo e assistere da dietro le quinte alla nascita delle creature di Méliès, poter vedere lo studio fatto di vetro come una serra, per consentire alla luce di entrare a impressionare pellicole primordiali ancora poco sensibili, è l’emozione più intensa e il tributo più bello al grande pioniere del cinema francese che non lo ebbe in vita.

Il primo film giocattolo firmato Scorsese non è un capolavoro e si affranca da una trama non molto originale solo quando l’archeologia della settima arte entra in scena, allora si avverte tutto l’entusiasmo travolgente che ancora accende il regista, e lo stupore della prima volta al buio di una sala per la giovane Isabelle si specchia in quello del piccolo Martin nei pomeriggi lontani del Queens, con la madre tra i cinema della sua infanzia.

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
Martin Scorsese
appare in un cameo, foto di Jaap Buitendijk
(© 2011 GK Films LLC)

- Locandina italiana
- Asa Butterfield e Jude Law, Hugo e suo padre
- Hugo in fuga dall’ispettore ferroviario
  Sacha Baron Cohen
- Ben Kingsley è Georges Méliès / Asa Butterfield
  è Hugo / Chloë Grace Moretz è Isabelle
- Il libraio Monsieur Labisse, Christopher Lee, e
  la sua libreria / la fioraia Lisette, Emily Mortimer /
  Monsieur Frick e Madame Emilie, Richard Griffiths
  e Frances de la Tour
- Il set di un film di Georges Méliès

foto di Jaap Buitendijk
© 2011 GK Films LLC

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Hugo
  • Regia: Martin Scorsese
  • Con: Ben Kingsley, Sacha Baron Cohen, Asa Butterfield, Chloë Grace Moretz, Ray Winstone, Emily Mortimer, Jude Law, Johnny Depp, Michael Pitt, Christopher Lee, Michael Stuhlbarg, Helen McCrory, Richard Griffiths, Frances de la Tour, Angus Barnett, Gulliver McGrath, Edmund Kingsley, Eric Moreau, Mihai Arsene,
    Emil Lager, Shaun Aylward
  • Soggetto: Brian Selznick dal suo libro illustrato La straordinaria invenzione di Hugo Cabret
  • Sceneggiatura: John Logan
  • Fotografia: Robert Richardson
  • Musica: Howard Shore
  • Montaggio: Thelma Schoonmaker
  • Scenografia: Dante Ferretti
  • Arredamento: Francesca Loschiavo
  • Costumi: Sandy Powell
  • Produzione: Graham King, Tim Headington, Martin Scorsese e Johnny Depp per GK Films e Infinitum Nihil
  • Genere: Fantastico
  • Origine: USA, 2011
  • Durata: 125’ minuti