Guercino da Cento a Roma
di // pubblicato il 12 Gennaio, 2012
Volendo rintracciare il destino di una persona nei numeri che e nelle date che compongono la sua storia, si può dire che il 1591 è un anno fondamentale della storia di Giovanni Francesco Guerrieri, meglio noto come il Guercino, e non solo perchè è l'anno di nascita, ma anche e soprattutto perché in quello stesso 1591 Ludovico Carracci dipinge, per la chiesa dei Cappuccini di Cento, la pala d'altare raffigurante La sacra famiglia con san Francesco e due donatori. Quell'opera, più di tanti maestri veri e propri, sarà la scuola di Guercino, il punto di riferimento della sua arte, il modello da cui trarrà ispirazione per le pose, gli atteggiamenti, i rapporti delle figure che popolano i suoi quadri.

La formazione di Guercino è profondamente segnata dall'incontro con l'opera del maggiore dei Carracci e dalla conoscenza della pittura ferrarese di Dosso Dossi e Scarsellino, tanto più influenti di quelle tre o quattro personalità artistiche che il pittore incontra da giovanissimo e che, come sottolineato da sir Denis Mahon, non hanno fatto altro che insegnargli i primi rudimenti della pittura e la tecnica della decorazione muraria: i primi anni dell'artista sono infatti caratterizzati dalla collaborazione con maestri che lavorano a Cento e nel suo circondario realizzando soprattutto dipinti parietali. Qui va ricercata la sua prima produzione, difficile da analizzare per la quasi totale impossibilità di distinguere le diverse mani che a quelle decorazioni lavorarono. Tuttavia, secondo il Malvasia, Guercino avrebbe realizzato a soli otto anni una madonna sulla parete esterna di una casa di Reggio; osservandola è difficile credere che sia stata dipinta da un bambino non ancora decenne, ma è comunque certo che tra le prime commissioni dell'artista ci furono proprio opere di questo tipo.

Tra i primi a rendersi conto del valore di Guercino c'è il canonico Antonio Mirandola che, dal 1612, gli procurerà le prime importanti commissioni, e il cardinale Jacopo Serra. Ma è di nuovo Ludovico Carracci che, in alcune lettere indirizzate al collezionista Ferrante Carlo, consacra l'artista: "è pur giunto un messer Giovanni Francesco da Cento ed è qua per eseguire certi quadri al signor cardinale arcivescovo" e ancora "qua vi è un giovane di patria di Cento che dipinge con tanta felicità di invenzione, è gran disegnatore e felicissimo coloritore, e mostro di natura e miracolo da far stupire a chi vede le sue opere". In quegli anni Guercino, profondamente legato alla città d'origine (che lascerà solo per alcuni brevi periodi prima del trasferimento a Bologna del 1542) fonda a Cento l'accademia del nudo, catalizzando l'attenzione di molti giovani artisti. Per loro Guercino realizza, su suggerimento del già citato padre Mirandola, delle tavole anatomiche successivamente raccolte in una vera e propria pubblicazione, Primi elementi per introdurre i giovani al disegno.

La svolta per Guercino arriva nel 1621: nel maggio di quell'anno l'artista è infatti chiamato a Roma dal papa, bolognese, Gregorio XV Ludovisi, per eseguire la decorazione della Loggia della Benedizione (mai realizzata per la morte del pontefice). Accanto agli altri pittori bolognesi giunti in città, su tutti il Domenichino, e soprattutto per l'influenza delle teorie artistiche di monsignor Giovan Battista Agucchi e dei tanti letterati che frequentano i palazzi pontifici, Guercino modifica in maniera sensibile il suo stile, abbandonando progressivamente la sua potente e libera pittura barocca, ancora evidente nell'Aurora del casino Ludovisi, per avvicinarsi a ideali decisamente classici che caratterizzeranno la successiva produzione dell'artista, dal naturalismo meno insistito e più controllato, basata sulla conoscenza della pittura raffaellesca e della statuaria classica alla ricerca di un'ideale perfetto di bellezza.

La parentesi romana sarà per Guercino di breve durata, visto che la morte di Gregorio XV nel 1623 lo riporterà l'artista a Cento, dove rimane fino al settembre del 1642 gestendo una vasta bottega alla quale partecipano, tra gli altri, Lorenzo e Bartolomeo Gennari, Benedetto Zalone e Matteo Loves.
Il 1642 é di nuovo un anno cruciale: per evitare possibili problemi derivati dalla guerra di Castro, che contrappone papato e Farnese, Guercino si trasferisce infatti in quella Bologna che ha da qualche mese perso il suo pittore prediletto, Giudo Reni. Sarà proprio Guercino e la sua pittura ormai chiara, controllata e semplificata, a prendere il posto del "divin Guido"nello schacchiere artistico della città emiliana.