Grand Hotel Cristicchi, scomodo tre stelle
di // pubblicato il 02 Marzo, 2010
In concomitanza con la sua partecipazione al 60° Festival di Sanremo è uscito l’ultimo lavoro di Simone Cristicchi intitolato Grand Hotel Cristicchi, lo definisco scomodo per le tematiche affrontate nelle dodici tracce del cd, lontano dalle più diffuse consuetudini, non seguono i dettami comuni andando a scandagliare pensieri rimossi della nostra società, tre stelle perché si tratta del terzo disco per il cantautore romano dopo i precedenti Fabbricante di canzoni (2005) e Dall’altra parte del cancello (2007).

L’ironia che anche in passato è stata una costante nelle canzoni di Simone Cristicchi rimane il suo marchio di fabbrica, si pensi a Vorrei cantare come Biagio in cui lo sberleffo era diretto a quei cantanti creati a tavolino dai responsabili del marketing nelle case discografiche, ma anche a Studentessa universitaria che è un amaro ritratto di certe situazioni italiane in cui famiglie affrontano grandi sacrifici per gli studi universitari dei figli che alla fine non garantiscono alcun futuro professionale certo.
Nel brano proposto al Festival e intitolato Meno male Cristicchi usa l’ironia per fare una riflessione sulla situazione della libertà d’informazione nel nostro paese, scritto insieme a Francesco Di Gesù in arte Frankie Hi-ngr, il testo del brano sottolinea il fatto che i pettegolezzi sono da tempo assurti al rango di notizie e nel divertente ritornello Simone si scatena cantando col sorriso: “…ma meno male che c’è Carla Bruni, siamo fatti così, Sarkonò Sarkosì, che bella Carla Bruni, se si parla di te il problema non c’è! Io rido…” Pare che la première dame Carlà non abbia gradito, da ciò il rifiuto all’invito di portare le sue grazie sul palco dell’Ariston. Acuta la metafora che chiude la canzone: “La verità è come il vetro, che è trasparente se non è appannato. Per nascondere quello che c’è dietro basta aprire bocca e dargli fiato!”
Altro tema rimosso dalla nostra società, che rifiuta l’invecchiare e il naturale passare del tempo sui volti delle persone, presente nel brano L’ultimo valzer è la terza età e, con una spallata ad un altro nostro tabù culturale, l’amore tra gli anziani. In un testo ricco di poesia, ma anche con un paio di caustiche frecciatine ai luoghi comuni, ci racconta degli ospiti di un ospizio fuori mano in “Via dai Coglioni” in cui un vecchio quasi dimenticato ritrova un brivido di vitalità all’ultima stazione della vita con la signora Lucia. Nel brano Tombino, l’unico nel disco non del cantautore ma scritto da Gabriele Ortenzi, si parte dalla storia vera dei bambini che vivono abbandonati nelle fogne di Bucarest, come raccontato anche dal bellissimo film Parada di Marco Pontecorvo, per ampliare la riflessione sull’infanzia usata e abusata sul piano fisico come su quello psicologico.
Ancora una volta, come nella canzone sulla follia dei manicomi, Ti regalerò una rosa, con cui Simone vinse a Sanremo nel 2007, sono i più fragili a essere protagonisti in primo piano, gli indifesi di questa società che non consente a vecchi e bambini per primi di avere voce in capitolo. A questa categoria appartiene anche il ritratto che il brano Quattro minuti e 28 secondi fa di Luca Flores, grande musicista stroncato dal male di esistere in giovane età e reso noto del libro di Walter Veltroni sulla sua storia e dal film Piano solo di Riccardo Milani tratto da esso.
Tra gli altri brani del disco troviamo Insegnami, testo più intimo dedicato alla nascita del figlio Tommaso, Meteora, sarcastica denuncia della velocità con cui certi talent show televisivi bruciano velocemente le carriere di tanti giovani aspiranti cantanti, Il pesce amareggiato, che pone l’accento su inquinamento di ambiente e cibo, e la canzone popolare Volemo le bambole, cantata insieme al Coro dei minatori di Santa Fiora e a cui Simone Cristicchi ha sardonicamente cambiato una parola, impossibile dal primo ascolto non individuare quale.

Infine nel bellissimo Genova brucia il giovane cantautore romano mette da parte l’ironia per denunciare i fatti gravissimi e sanguinosi del G8 di Genova 2001, ma anche l’inconcludenza del percorso processuale che di fatto ha lasciato i pestaggi nella caserma di Bolzaneto, come quelli alla scuola Diaz, senza colpevoli e privi di mandanti certificati fino ad oggi, segnando l’ennesima sconfitta della Giustizia in Italia. Tra i passaggi più forti del testo, a testimonianza di una libertà morale di Cristicchi che non teme d’esporre apertamente le sue idee: “…Tu che ti rifugi nel cortile, prenderai più botte che se fossi nato in Cile. … Ne è morto solo uno , ma potevano essere 100, i mandanti del massacro sono ancora in Parlamento.”
La stessa onestà intellettuale e libertà creativa ha consentito a Simone Cristicchi di realizzare nel 2007 un film, intitolato Dall’altra parte del cancello come il cd con cui è stato distribuito, in cui documentare il suo incontro con gli ex istituti per malattie mentali e i suoi ospiti, che rappresenta un’indagine sul labile confine tra follia e normalità, riconducibile spesso a una semplice questione di sensibilità e percezione del mondo.