Goya e i “Disastri della guerra”
di - pubblicato il 05 Giugno, 2009 in Mostre
di Elisa Mazzagardi
Immagini nere che si imprimono con violenza nel cuore ci parlano insinuando nell’anima l’inquietudine di una realtà non trasfigurata dall’arte, scene raccapriccianti crude e cruente sono i “disastri di guerra” di Francisco Goya in mostra fino al 6 di settembre alla Galleria Civica d’Arte di Cava de’ Tirreni.
L’esposizione Il segno di Goya. Ottanta capolavori incisi è la voce della follia e degli scempi della guerra, l’espressione del Male che stravolge gli sguardi e la mente, e non lascia scampo.

In mostra una parte della lunghissima serie di incisioni a cui Goya mise mano ormai ultrasessantenne al tempo dell’invasione napoleonica della Spagna nel 1807. Quell’anno segnò l’inizio di un lungo avvicendarsi di affanni e disastri come la sanguinaria ribellione di Saragozza nel 1808, città in cui era nato, o la carestia di Madrid, e la successiva monarchia assoluta e oscurantista di Ferdinando VII che salì al trono dopo la liberazione dagli invasori.
Goya, divenuto nel 1789 “pintor de la camera del rey”, e, perciò, dipendente delle Corte reale, conquista un’assoluta autonomia d’azione e di giudizio che lo porta implicitamente a combattere l’ottusa politica del sovrano. È il suo lato oscuro quello che si interessa ai criminali, al mondo magico e stregonesco, che nasce da un forte spirito critico verso le superstizioni e verso l’ipocrisia dell’aristocrazia e del clero di quell’epoca.

Le immagini che si susseguono nelle sale della mostra lasciano spazio solo ai sospiri, e immortalano, sotto le forme di un’ “iconografia nuova”, la tragica realtà di sei anni di occupazione francese, una realtà fatta di violenze, massacri,stupri, saccheggi, carestie,e perdita totale dell’umanità.
Il male prende il sopravvento, in una riflessione che si fa universale.
Partendo dal dato di cronaca Goya è interprete amareggiato degli scempi della natura umana.
L’intera serie fu pubblicata la prima volta molti anni dopo la morte di Goya nel 1863.

A queste date non ci si aspetterebbe mai una rottura così netta con la tradizione artistica: “Goya –dice Michele Tavola il curatore della mostra- inaugura un’iconografia nuova, senza precedenti e rompe radicalmente con una lunga tradizione artistica in cui le battaglie erano spunto per celebrazioni retoriche dei vincitori o per pure compiacimenti estetici”.
Le celebrazioni retoriche hanno lasciato il passo, e segnano l’arrivo dell’arte moderna, un’arte verista che disegna la realtà per quella che è che non si fa più fregio della bellezza delle immagini e non mente mai sul contenuto di un messaggio.