Gorizia. Futurismi di frontiera
di // pubblicato il 03 Marzo, 2010
“Se l’abito non fa il monaco, certo fa il futurista” e di questo ne era ben convinto Giacomo Balla quando nel 1914 scrisse nel suo Manifesto per il vestito antineutrale “Si pensa e si agisce come si veste”.

Viene così demolita la simmetria delle giacche, ficcati in un dimenticato cassetto i colori nero e marrone d’ordine per dare il “via libera” a panciotti che sono un tripudio di colori e a scarpe e sciarpe pluricolorate! Intanto “Thayaht” inventa la “tuta” un nuovo capo di vestiario, abito universale in grado di sostituire un intero guardaroba sia in versione maschile che femminile.
Futuristi sono anche gli oggetti , dagli ombrelli alle borsette ai cappelli ma non la biancheria intima perché, costringendo il corpo, dai Futuristi era aborrita.

Così per “frontiera” si intende da un lato quella geografica rispetto alla vicina Slovenia e più in generale con il vicino Oriente Europeo, dall’altro fa riferimento all’aspetto culturale, vedendo il futurismo come linea di demarcazione tra modi diversissimi di interpretare la realtà.

Per la prima volta a Gorizia le 3 istituzioni più rilevanti, Comune, Provincia e Fondazione Cassa di Risparmio , insieme, hanno dato vita a un progetto culturale organico che vede la “moda” come protagonista in una “ricostruzione futurista dell’universo quotidiano” ma non si ferma a questo perché va ad indagare anche il mondo delle cosiddette arti applicate, oggetti ed arredi della quotidianità.
Un’esposizione originalissima curata da Raffaella Sgubin e Carla Cerutti, allestita al Museo della Moda e delle Arti Applicate dei Musei Provinciali.

Esposti un centinaio di pezzi originali alcuni concessi da Laura Biagiotti Cigna, oppure Ottavio e Rosita Missoni, collezionisti di vestiti futuristi, e a conclusione della rassegna Roberto Capucci è presente con un’anteprima del suo abito-omaggio al Futurismo.

La rivoluzione modernista proclamata dal movimento può entrare a far parte della realtà, del vissuto, da Balla a Prampolini a Depero fino a Pizzo e Azari. La trasposizione della dinamicità dalle arti figurative a quelle decorative investe sia le forme che le decorazioni improntate su plastiche combinazioni astratte cinetiche.
Interessante anche il capitolo delle stoffe e degli arazzi che trova applicazioni mirabili in diversi artisti-artigiani come la veneziana Bice Lazzari, pittrice e decoratrice abilissima nella tessitura al telaio.