Gli Uffizi in visita in quel di Montevarchi

di Elisabetta Morici // pubblicato il 29 Aprile, 2011

Un museo è un potente strumento di comunicazione non verbale e tre sono le sue funzioni essenziali: conservativa, scientifica e didattica. Il suo obiettivo è dunque quello di educazione e promozione culturale per avvicinare e coinvolgere il maggior numero di persone possibile. Questo obiettivo è divenuto ancora più facilmente raggiungibile dalla Galleria degli Uffizi con le mostre che in questi ultimi anni lo hanno visto protagonista, ma in modo particolare e diverso dall’usuale. Già da molto tempo, infatti, la Galleria ha adottato una politica di decentramento e nello stesso tempo di visibilità di quella parte del suo patrimonio d’arte che per motivi di spazio non è esposto. Da questi due princìpi sono nate le mostre nei comuni prossimi a Firenze, come quella sul Cigoli a Figline Valdarno, o quella a Bagno a Ripoli nel prezioso scrigno dell’Oratorio di Santa Caterina d’Alessandria all’Antella, a Pontassieve sul Beato Angelico ed infine a Scandicci sui Ghirlandaio. Denominato La Città degli Uffizi, questo programma, ideato da Antonio Natali direttore del Museo, è fondato sull’idea di creare mostre per far conoscere opere poco note della ben più famosa Galleria, allentando così il peso sull’epicentro; inoltre tutto questo giova – in virtù della luce proiettata dalla fama di cui godono gli Uffizi – alla promozione di luoghi limitrofi, in tutto degni d’una più diffusa attenzione.

La nuova mostra di questa collana di perle artistiche nasce a Montevarchi, passando quindi il confine del comune di Firenze per entrare in terra d’Arezzo. Montevarchi è stata la città natale di Giovanni Martinelli, al quale è dedicata la mostra monografica, uno dei più intensi pittori barocchi toscani, ma al contempo, uno dei meno conosciuti. Anche questa mostra parte, naturalmente, da opere del Martinelli che sono nella collezione degli Uffizi, per poi ampliarsi con opere che vengono da importanti collezioni private o che tornano a casa da altri paesi toscani nei quali il destino le ha condotto per alterne vicende.
Curata da Andrea Baldinotti, Bruno Santi e Riccardo Spinelli, è la prima esposizione monografica dedicata ad un artista che una sorte avversa in passato sembra avere condannato all’oblio, ma che viene riscoperto per il grande pubblico, grazie a questo progetto. Nell’Auditorium Comunale di Montevarchi sono esposti ventisette dipinti e otto disegni, secondo un ordine cronologico e tematico; è uno spazio piccolo ed intimo dove le opere, dai colori raffinati e materici, risaltano creando un’atmosfera suggestiva ed enigmatica, proprio come doveva essere il loro creatore. La mostra ruota intorno ad un opera importante che è conservata agli Uffizi, il Convito di Baldassarre, un vero capolavoro del barocco toscano che ci consente una lettura chiara della poetica del Martinelli; la grande tela rappresenta un episodio biblico dove la scena, composta come un momento teatrale al suo culmine, ci mostra l’ultimo banchetto del figlio di Nabucodonosor. Dalle parole di Daniele nel Vecchio Testamento sappiamo che Baldassarre, durante il licenzioso convito, fa portare in tavola i vasi d’oro che suo padre aveva rubato dal Tempio di Gerusalemme e improvvisamente, come l’espressione sconvolta del volto del protagonista e dei suoi commensali mostrano, appare una mano che scrive per lui parole di morte e punizione. E’ un quadro dal forte contenuto morale che avrà una larga eco e apprezzamento fra i colti committenti fiorentini, tanto che ne furono chieste varie copie. La scena è bellissima, coinvolgente e misurata allo stesso tempo, dove la luce dona effetto di smalto alle stoffe e alle suppellettili, degne delle più preziose nature morte del Seicento; i volti dei personaggi catturano l’attenzione con una serie di espressioni che vengono esaltate dai movimenti degli occhi e dagli incarnati differenziati, creando un senso di movimento ad onda che si dipana in una architettura monumentale. Il volto di un bambino che sta servendo in tavola mi ha particolarmente colpito: disegnato in un perfetto scorcio, si vede così la sua nuca sferica coperta di morbidi capelli castani, è l’unico che volge gli occhi verso la tavola imbandita, con sguardo e sorrisetto quasi demoniaco!
Il dipinto, commissionato nei primi anni Quaranta da Ridolfo Dei, ebbe un gestazione lunga e sofferta, tanto che dopo il 1653 il committente trascinò in tribunale l’artista per obbligarlo a completare il lavoro. Sappiamo dalle fonti antiche- i registri dell’Accademia del Disegno di Firenze- che il Martinelli fu un uomo spesso in ritardo o addirittura inadempiente nei confronti delle committenze, litigioso ed attaccabrighe, tanto da essere stato coinvolto in più di venticinque cause tra il 1621 e il 1659, l’anno della sua morte.
La sua stessa biografia appare difficile da comporre in modo lineare, come ci racconta Riccardo Spinelli nel suo saggio del catalogo della mostra, un libro interessante composto da contributi che svelano molti aspetti dell’arte di un pittore che ebbe grande successo in vita, con continui ed importanti incarichi ufficiali. La mostra documenta la varietà di temi frequentata e la sua colta pittura.
 
Molto affascinanti sono infatti anche le raffigurazioni allegoriche, opere misteriose e non di facile soluzione, nelle quali i volti femminili vengono giocati fra stoffe di seta e trasparenze per racconti morali, che il dotto panorama fiorentino del Seicento ha amato moltissimo. Languide pose di giovani fanciulle dalla pelle alabastrina ci guardano o ci sfuggono, enigmatiche e a volte maliziosamente discinte, fra le quali ricorre sovente un volto più spesso ritratto dall’artista, dalla bocca stretta nelle labbra sottili. Fascino e mistero che viene giocato con un calibrato effetto di luci ed ombre per accentuare la simbologia riposta in ogni tela. 

Fra le opere in mostra, come nature morte smaglianti di raffinato naturalismo- Martinelli è stato allievo di Jacopo Ligozzi nel suo apprendistato- e dipinti sacri dai temi complessi, anche il nucleo di disegni è particolarmente interessante. La penna acquerellata era il suo mezzo espressivo preferito, come si evince da uno stupendo studio compositivo con il Matrimonio Mistico di Santa Caterina d’Alessandria o da un disegno acquerellato in celeste che presenta un San Francesco che riceve le stimmate. Sono entrambi nella collezione del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, così come un disegno- copia dell’autoritratto del pittore, che si trovava nella chiesa di Santa Cecilia. Posta tra via Vacchereccia e piazza della Signoria, la chiesa fu distrutta durante i lavori di “ammodernamento” della città avvenuti nelle ultime decadi del XIX secolo. Il pittore scozzese John Brown, ammiratore del Martinelli, ci ha tramandato la memoria di questo particolare dell’affresco di mano del pittore di Montevarchi, con il ritrovamento del corpo di Santa Cecilia, dove Martinelli si era ritratto fra gli astanti. Il disegno risale al 1777 ed è una testimonianza preziosa di un’opera che non esiste più: Martinelli appare intabarrato, sotto ad un capello dalla larga tesa, illuminato da sotto in su da una torcia che lui stesso tiene in mano, con aria guardinga, enigmatica e sorniona allo stesso tempo. La luce evidenzia occhi chiari che guardano dritti davanti a sé, con sottili sopracciglia e delicati baffetti. La scritta che il suo ammiratore ha posto nel suo disegno è chiarificatrice della poca notorietà che il pittore aveva a poco più di un secolo dalla sua morte: “Paucis iniuste notus” ovvero ingiustamente noto solo a pochi. Oggi possiamo incontrare la sua arte in questa piccola, preziosa e colta mostra che rende giustizia ad un artista di grande personalità, tornato a far parlare di sé e della sua terra natale.

 

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Giovanni Martinelli
    Convito di Baldassarre
    olio su tela
    cm. 228 x 341,5
    Galleria degli Uffizi, Firenze
  • Giovanni Martinelli
    Madonna del Rosario tra i Santi Domenico, Caterina d'Alessandria, Lucia e Giuseppe
    olio su tela
    cm. 198x146,
    firmato e datato 1647
    Chiesa di San Michele Arcangelo, Biforco (Ar)
  • Giovanni Martinelli
    Natura morta con rose, asparagi, peonie e garofani
    olio su tela
    cm. 59,4x69,8
    Museo della Natura Morta, Poggio a Caiano (Po)
  • John Brown
    Autoritratto di Martinelli
    (copia della testa del pittore dal perduto affresco di santa Cecilia a Firenze)
    disegno
    Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Firenze


IN COPERTINA
un particolare di
Giovanni Martinelli
Convito di Baldassarre

Mappa

Dove e quando

  • Fino al: - 19 Giugno, 2011
  • Indirizzo: Auditorium Comunale, via Marzia 94, Montevarchi (Ar)

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