Gli Uffizi: dall’idea di Cosimo al capolavoro di Vasari

di Rita El Asmar // pubblicato il 19 Luglio, 2011

Le vicende che hanno dato origine al grandioso cantiere degli Uffizi sembrano davvero il canovaccio di una pièce teatrale: in una città ricca di antiche e nobili tradizioni, fiera, orgogliosa, maldicente e riottosa, arriva un giovane di illustre ascendenza e auguste aspirazioni, a cui viene in sorte, per gioco del destino, il potere; con l’aiuto di un brillante architetto, marcherà con un segno indelebile la fisionomia di una città…

È a nostro avviso felice la scelta operata dai curatori della mostra Vasari, gli Uffizi e il Duca, già introdotta dalla nostra Mafalda, di raccontare l’architettura più importante del Cinquecento fiorentino mettendone in scena i protagonisti e le condizioni eccezionali che l’hanno determinata.
Come ci spiega la Prof.ssa Claudia Conforti, ideatrice e curatrice della mostra, l’approccio pluridisciplinare, che giustappone “elementi raffinati come pitture, incisioni e arazzi al peso del cantiere, delle lavorazioni e della città”, deriva dalla convinzione che “l’architettura sia lo specchio della cultura di una società, perché in essa si trasfondono la volontà e l’ideologia del committente, l’estro dell’artista, le capacità tecniche e le conoscenze scientifiche delle maestranze, la conoscenza dei materiali locali e delle loro caratteristiche e perfino l’intuito dell’immaginario comune”.

Il progetto degli Uffizi nasce dalla volontà di Cosimo I de’ Medici di dare una nuova sede alle Arti e alle Magistrature, gli agonizzanti organi amministrativi del vecchio governo repubblicano (da cui il termine “uffizi”, uffici, che da allora è rimasto).
L’incarico viene affidato nel 1559 a Giorgio Vasari, da poco giunto alla corte Medicea e già impegnato nei lavori di sistemazione di Palazzo Vecchio. Il luogo scelto per l’intervento è il degradato quartiere medievale che si estende da Palazzo Vecchio all’Arno, di cui è previsto il risanamento.
Il progetto vasariano è semplice: calandosi sul tessuto preesistente, apre un varco fino al fiume a formare una piazza stretta e lunga, i cui fronti si ordinano rispetto ad un modulo replicato incessantemente in un’infilata regolare. I prospetti sulla piazza celebrano il redivivo Augusto (Cosimo) attingendo a un repertorio classico romano che si amalgama alla lezione michelangiolesca e alla più squisita tradizione fiorentina, in ossequio a quella continuità senza traumi tanto auspicata dal Duca. Si giunge così al compimento della politica medicea di progressiva delegittimazione delle istituzioni repubblicane: il complesso degli Uffizi, discreto nelle forme e rivoluzionario nei contenuti, apre una fuga prospettica arditissima, inedita per l’epoca, che sconvolge l’impianto urbano e come una quinta monumentale inquadra Palazzo Vecchio, divenuto il nuovo baricentro della città. Poco più tardi, il Corridoio Vasariano estenderà ulteriormente il braccio del potere sull’Oltrarno.

L’architetto Antonio Godoli, curatore della mostra assieme alla prof. Conforti, osserva come il sodalizio abbia portato ad esiti altissimi perché la feroce determinazione del committente trovò nell’artista un’interprete acuto ed un esecutore sollecito. “Voglio che cresca tutta uguale e non a masticata”, tuonava il Duca. L’immagine vivace ci strappa un sorriso e al tempo stesso, osserva Godoli, ci racconta di come gli Uffizi “in modo geniale e moderno furono fatti crescere per orizzontamenti e non per sezioni verticali”. Alle ragioni statiche – la composizione per singoli elementi verticali snelli avrebbe dato minori garanzie di stabilità – si aggiungono motivazioni pratiche di immagine e decoro: si doveva scongiurare il pericolo che il cantiere più rappresentativo della città diventasse un vuoto urbano e denunciasse difficoltà finanziare che pure non mancarono nel corso degli anni. Vasari superò la sfida sviluppando un progetto di “assoluta libertà compositiva […], che rende piante e relativi prospetti indipendenti tra loro” in quasi tutte le parti dell’edificio, svincolando così la realizzazione dei prospetti, curati nei minimi dettagli, da quella degli ambienti retrostanti, completati con minore urgenza, come attesta il cospicuo apparato di filmati e video installazioni realizzati dal Laboratorio Multimediale del Museo Galileo di Firenze, dalla Fondazione Sistema Toscana e da Art Media Studio, che approfondisce gli aspetti più specifici della realizzazione.

Ma la lezione vasariana travalica le questioni del “fare” per approdare alla sostanziale questione del ”divenire” dell’architettura. Commenta la prof. Conforti: “Questo è il progetto di Vasari: predisporre un elemento perfettamente definito, immutabile, per costituire il volto della città e attestarne l’identità; ciò che avviene dietro il fronte a spessore, largo quanto il portico, non ha nessuna importanza”, si presta anzi “ad adattarsi ai tempi e alle bisogne”.
Un aspetto probabilmente meno evidente, e che pure l’allestimento disvela, includendo nel percorso espositivo scenari passati (la “stanza vuota”, spazio puro così come fu concepito dall’architetto; la stanza dell’Archivio di Stato, di cui gli Uffizi furono sede) e scenari futuribili (progetto per la Nuova Uscita degli Uffizi di Arata Isozaki).

Gli Uffizi, dunque, organismo mutevole, vivente, aperto ai cambiamenti (necessari) già nelle intenzioni del loro artefice. Una modernità che poco si concilia con l’immaginario da cartolina che i più continuano a conservare, e che, auspichiamo, questa mostra contribuirà ad affermare

 

Dettagli

IMMAGINI IN AGGIORNAMENTO

  • Giovanni Pollastri
    Cosimo I fa fabbricare gli Uffizi
    arazzo su cartone di Cosimo Ulivelli
    Firenze, Palazzo Pitti
  • Firenze, veduta del fronte degli Uffizi sull'Arno dal cortile


IN COPERTINA
Firenze, Galleria degli Uffizi
veduta di uno dei corridoi interni

Mappa

Dove e quando

Vasari, gli Uffizi e il Duca

  • Fino al: - 30 Ottobre, 2011
  • Indirizzo: Galleria degli Uffizi, Firenze
  • Sito web

Salva l'evento nel calendario (formato iCal)