Gli ori della Romania
di // pubblicato il 10 Gennaio, 2011
Al centro di Roma da quasi millenovecento anni, la colonna Traiana celebra la conquista della Dacia, l’odierna Romania, avvenuta all’inizio del II secolo d.C. in due distinte campagne militari. A poca distanza dalla colonna si trovano i mercati di Traiano, parte del ben più ampio foro fatto costruire dall’imperatore, che ospitano oggi, quasi a chiudere il cerchio della storia, la mostra Ori antichi della Romania. Prima e dopo Traiano.

La Dacia fu fin da tempi antichissimi contraddistinta da una produzione artistica di straordinario livello, dovuta soprattutto alla presenza di ricche miniere d’oro, lavorato fin dal Neolitico; a questo periodo si datano in particolare una serie di ornamenti , come pendenti, dischi, perline e fili d’oro provenienti da diverse località. La produzione di oggetti in oro continua, e anzi si intensifica, nel corso del Bronzo Medio (2200-1500 a.C.) e nel Bronzo Tardo per caratterizzare l’intera storia del paese, senza cesure dovute alle lotte con Roma ed alla successiva conquista.

La gran parte dei 140 pezzi esposti (conservati presso il Museo Nazionale di Storia di Bucarest)provengono da depositi rituali o da corredi sacrificali offerti agli dei presso i maggiori santuari della Dacia: tra i reperti più importanti vanno segnalati il rhyton, la coppa rituale dalla testa bovina datata al III-II secolo a.C. e proveniente da Poroina Mare o la patera di V secolo d.C., del tesoro di Pietroasa, appartenuto alla casa reale ostrogota e visigota e testimonianza delle migrazioni del primo Medio Evo.

Particolarmente interessanti sono inoltre quattro bracciali spiraliformi con protomi di serpente, parte di un tesoro ben più ampio riscoperto tra 1999 e 2001, provenienti da Sarmizegetusa Regia, ultima capitale della Dacia prima della conquista romana, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Si tratta di oggetti decisamente massici (basti pensare che i dodici bracciali ritrovati pesano complessivamente 11,7 kg) lavorati, diversamente dal mondo greco-romano, con la tecnica della martellatura a freddo partendo da un lingotto di grandi dimensioni. L’assenza di levigatura finale rende addirittura possibile distinguere le tracce degli strumenti utilizzati per la loro realizzazione: martelli di metallo rivestiti di pelle, incudini di legno duro, punzoni di bronzo, scalpelli per incisione.