Gli irripetibili anni ‘60

di Sara Pietrantoni // pubblicato il 25 Maggio, 2011

Gli anni che vanno dal 1958 al 1963, quelli centrali del boom economico italiano, sono anche anni cruciali per lo sviluppo socio-culturale del paese. Sono anni in cui si impongono, come vere capitali dell’arte, Roma e Milano: se la prima guarda però soprattutto all’interno dei confini nazionali, la seconda si apre verso l’estero, e diventa anzi, così come lo era stata al tempo del Futurismo, centro fondamentale dell’arte europea. Lo dimostrano fra l’altro le diverse gallerie d’arte che nascono in questo periodo, come l’Apollinaire di Guido Le Noci, la Galleria dell’Ariete di Beatrice Monti, la Galleria Blu di Peppino Palazzoli. Fondamentale è inoltre la presenza sulla scena milanese dello Studio Marconi il quale, fin dall’inaugurazione del 1965, si configura come luogo d’incontro fondamentale delle tante personalità di spicco del mondo artistico e culturale del tempo.

Milano diventa così in breve tempo una fucina, una fabbrica di immagini moderne che dialogano con l’estero, con New York e soprattutto con Londra. Questa vitalità è palpabile ovunque, si riflette nella crescita demografica e urbanistica, nella nascita e nel completamento di nuove architetture e infrastrutture: dalla torre Velasca al grattacielo Pirelli di Gio Ponti, all’inizio dei lavori per la metropolitana.

Tornando ad un punto di vista prettamente artistico, nel decennio che va dal ’58 al ’68 la città è testimone di un superamento dell’informale a favore di opere in cui invece si osserva una progressiva riduzione degli elementi espressivi e compositivi; determinante sarà a questo proposito la presenza a Milano di Yves Klein, che nel 1957 espone alla galleria Apollinaire i suoi celebri monocromi, punto di riferimento per un’intera generazione di artisti.

Impossibile non citare a questo punto l’esperienza di Lucio Fontana che proprio dal 1958 comincia a realizzare i suoi celebri tagli, che lo stesso artista descrive: “I miei tagli sono soprattutto un’espressione filosofica, un atto di fede nell’infinito, un’affermazione di spiritualità. Quando siedo davanti ad uno dei miei tagli, a contemplarlo, provo all’improvviso una grande distensione dello spirito, mi sento un uomo liberato dalla schiavitù della materia, un uomo che appartiene alla vastità del presente e del futuro”. Accanto a Fontana, attorno alla realtà della rivista Azimuth e della quasi omonima galleria Azimut, si ritrovano i maggiori artisti di questa stagione, da Enrico Castellani ad Agostino Bonalumi, da Paolo Scheggi a Piero Manzoni.

Quest’ultimo in particolare si concentra su di un vero e proprio rifiuto della pratica artistica tradizionale, lasciandosi alle spalle ogni istanza soggettiva per arrivare ad una “diretta emanazione dell’essere”. Esemplari sono i suoi Achrome, superfici in gesso (soltanto successivamente Manzoni passerà all’utilizzo del caolino) del tutto incolori che fanno la loro comparsa sulla scena milanese nel 1957. Con lo stesso artista si assiste inoltre al progressivo passaggio verso un’arte più concettuale, evidente nelle sue Uova-scultura, realizzate a partire dalla performance di Consumazione dell’arte del luglio 1960, e nella Merda d’artista, che compare l’anno successivo. Grazie anche a queste opere e alla loro vasta eco, Manzoni riesce, con la sua forte e vitale personalità, ad imporsi sulla scena artistica internazionale, stabilendo un contatto diretto soprattutto con la Danimarca, dove soggiornerà lungamente e dove realizza alcune delle sue opere più significative.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

Enrico Baj
Generale, 1961
Olio e collage su stoffa cm 146 x 114
Courtesy Fondazione Marconi, Milano 

Lucio Fontana
(in collaborazione con Hisachika Takahashi)
Concetto spaziale, Attese, 1966
Idropittura su tela cm 61,5 x 50,5
Collezione Consolandi, Milano
© Fondazione Lucio Fontana, Milano,
by SIAE 2011

Piero Manzoni
Achrome, 1958 -1959
Caolino e tela grinzata cm 70 x 100
Collezione privata,
courtesy Fondazione Piero Manzoni, Milano
Foto Lensini © Piero Manzoni,
by SIAE 2011

Emilio Isgrò
Volkswagen, 1964
Tela emulsionata cm 56 x 84
Courtesy Archivio Emilio Isgrò



IN COPERTINA
un particolare di
Emilio Tadini
La camera afona, 1969
Acrilici su tela cm 200 x 240
Courtesy Fondazione Marconi, Milano
 

Mappa

Dove e quando

Gli irripetibili anni '60. Un dialogo tra Roma e Milano

  • Fino al: - 31 Luglio, 2011
  • Indirizzo: Museo Fondazione Roma, Palazzo Cipolla, Via del Corso 320, Roma
  • Sito web

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