Gli Hutong. Antichi gioielli urbanistici
di // pubblicato il 15 Novembre, 2010
È estremamente facile perdersi a Pechino ed è ancora più semplice ritrovarsi a girovagare in un dedalo di vie strette ed anguste tutte simili fra loro, costeggiando vecchie case a cui il tempo non ha risparmiato usura e decadenza.
All’interno delle guide gli hutong continuano ad essere annoverati come suggestivi scorci di una città che sta lentamente perdendo l’identità originale e che ormai da anni, sta tentando di “indossare il vestito della festa” per fare bella figura di fronte agli altri. Per allinearsi al resto del mondo, la città di Pechino sta piano piano cambiando i propri tratti urbanistici e architettonici preferendo grandi palazzi e strade a più corsie ai più raccolti quartieri ricchi di storia.

Gli hutong sono la memoria storica della Capitale. Durante il periodo dinastico, gli imperatori cinesi pianificarono lo sviluppo della città posizionando le aeree residenziali in base all’etichetta stabilita dalla dinastia Zhou (1027-256 a.C.): al centro c’era la Città Proibita, circondata in cerchi concentrici dalla città interna e da quella esterna.
Gli aristocratici vivevano nelle zone ad est ed ovest del Palazzo Imperiale in eleganti siheyuan (tradizionali abitazioni a corte) riccamente decorate e piuttosto spaziose, spesso circondate da giardini e cortili che rappresentavano i limiti di hutong ariosi e spaziosi.
Più distante dal Palazzo, invece, a nord e a sud si trovavano le abitazioni delle persone comuni, in gran parte artigiani e mercanti. Le loro dimore erano ovviamente più piccole e spoglie e servite da passaggi molto stretti.
Gli stabili principali che davano sulla via erano principalmente di forma quadrangolare (un complesso di edifici formato da quattro case attorno ad un cortile quadrato era la norma) e le dimensioni variavano, naturalmente, in base allo stato sociale di chi vi abitava.
Essendo quasi tutte le siheyuan orientate da nord a sud per garantire una maggiore illuminazione, ne deriva che gli hutong correvano da est a ovest, intervallati da piccoli passaggi che andavano da nord a sud per garantire i collegamenti tra le varie aeree.
Con il passare del tempo a livello urbanistico le cose cominciarono lentamente a cambiare; durante il periodo delle rivoluzioni, la società divenne piuttosto instabile perché divisa da guerre civili ed invasioni. In conseguenza a ciò Pechino entrò in una repentina fase di declino, durante la quale, le condizioni degli hutong degenerarono notevolmente: più famiglie vivevano nella medesima abitazione; spesso e volentieri venivano effettuate aggiunte spaziali senza alcun criterio, con qualsiasi materiale di costruzione si avesse a disposizione in quel momento. Il loro numero crebbe esponenzialmente e sembra che nel 1949 fossero presenti a Pechino più di 1330 hutong rispetto ai 978 contati alla fine della dinastia Qing (1644-1911 d.C).
Oggigiorno, i più romantici pensano che i piani di preservazione e protezione messi in atto dal Governo siano direttamente proporzionali alla loro particolarità e tipicità; i più disillusi ritengono che la salvaguardia di alcune centinaia di essi sia esclusivamente collegato al business dei tour organizzati inclusi nei pacchetti turistici. Quale che sia la ragione, è assolutamente affascinante camminare in questi vicoli, sbirciare all’interno di porte socchiuse o semplicemente incrociare lo sguardo di un’ anziana signora che, seduta su uno sgabello, è tutta intenta a togliere dal bacello un enorme quantità di fagioli di soia.
È piuttosto deprimente, però, girare l’angolo e vedere che a soli pochi metri di distanza le ruspe stanno cancellando un pezzo di storia cinese, che senza alcuna cura o remora stanno spazzando via ricordi, episodi e soprattutto persone.
Nella folle corsa a perdifiato sulla pista del progresso è inevitabile un cambiamento, ma quando a farne le spese sono frammenti di antica fattura allora sarebbe il caso di fermarsi un attimo, tirare il fiato e pensare…pensare che nel totalizzante sfruttamento delle risorse dal punto di vista turistico, è decisamente più affascinante poggiare lo sguardo su un hutong piuttosto che su un edificio di cemento triste e apatico. Poco importa quale sia la ragione della loro salvaguardia, ciò che davvero conta è che il solo poterli attraversare è il biglietto di ingresso per un viaggio nel passato, per poter giocare con le ombre proiettate dai filari di piante di zucca e di abiti appesi ad asciugare, per avere la sensazione di sentire vecchie storie sussurrate con un filo di voce.