Gli arazzi della collezione Acton

di Elisabetta Venturi // pubblicato il 12 Agosto, 2010

“…Siam tornati insieme alla dolce patria, alla tua 'vasta casa'. Non gli arazzi medicei pendono alle pareti, né convengono dame ai nostri decameroni, né i coppieri e i levrieri di Paolo Veronese girano intorno alle mense, né i frutti soprannaturali empiono i vasellami che Galeazzo Maria Sforza ordinò a Maffeo di Clivate. Il nostro desiderio è men superbo: e il nostro vivere è più primitivo…”
(Il Piacere, Gabriele D’Annunzio)

Perfetta la descrizione di D’Annunzio delle dimore in stile alto borghese del diciannovesimo secolo suntuosamente arredate con oggetti d’arte, pronte ad accogliere i numerosi ospiti altre che a fornire una nicchia intima e lussuosa per i padroni di casa. In questo contesto i tessuti vengono enormemente valorizzati.
Importante, a questo proposito, l’attività collezionistica dei coniugi Arthur Acton e sua moglie Hortense Mitchell a Villa la Pietra e in particolare dei diciotto arazzi acquistati fra il 1908 e il 1938. La loro collezione è caratterizzata dalla combinazione di due aspetti; dal desiderio di ristabilire legami ideali e nostalgici con il passato da una parte e dall’altra dalla necessità contingente di arredare comodamente e secondo i canoni dell’epoca la propria abitazione.

Fin dal loro arrivo a Villa La Pietra, gli arazzi sono stati sempre appesi alle pareti della villa creando un magnifico scenario. Alla morte di Sir Harold, nel 1994 il figlio donò la collezione alla New York University a condizione che la stessa non fosse mai spostata dal luogo che l’aveva accolta e che fosse preservata nel tempo.
Grazie al contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, è stato creato all’interno della villa un laboratorio specializzato nella conservazione e restaurazione dei tessili ed in particolare degli arazzi.

Fra il 1998 ed il 2010, in collaborazione sia con la Soprintendenza fiorentina che con i consulenti del Conservation Center dell’Istitute of Fine Arts di New York University, dodici dei diciotto arazzi sono stati puliti, consolidati, restaurati e ricollocati nella loro naturale dimora e sono oggi visibili. Il lavoro è stato imponente e complesso, in considerazione della delicatezza dell’oggetto trattato e spesso maltrattato nel corso dei secoli. La storia di tutto il restauro, supportata da foto di dettagli prima e dopo l’operato, è racchiusa in un volume bilingue, curato da Francesca Baldry e Helen Spande.

Perché si possa capire quanto impegnativo sia il restauro di un arazzo bisogna aver ben presente che cos’è un arazzo!
L’arazzo è una tipologia di tessile in cui i fili delle trame, avvolti su brocci, vengono intrecciati perpendicolarmente con gli orditi tesi e montati su di un telaio a licci. La definizione tecnica dell’armatura ad arazzo è: <tela, faccia-trama con trame discontinue>".

Questo è il gergo tecnico e pratico, ma la realtà è che spesso per realizzare un arazzo il tessitore aveva bisogno del supporto di un pittore che ne ideava la composizione, in alcuni casi anche di un terzo artista che si occupasse della trasposizione del disegno, realizzato originariamente su di un cartone a grandezza reale. Poi stava all’abilità del tessitore mescolare fili.

Seta, lana, cotone e, per i più pregiati, il così detto “filo metallico”, cioè un’anima di seta ricoperta da una lamina di argento o argento dorato, fino ad ottenere l’immagine desiderata, usando la tecnica del “tratteggio” per passare da una gradazione di colore all’altra.
Nell’arazzo l’ordito è in posizione orizzontale rispetto al disegno mentre la trama in quella verticale, e i tessitori lavorano “al rovescio” del disegno in maniera speculare. La scena centrale è circondata da una bordura, spesso arricchita di motivi decorativi, a sua volta rifinito da una cimosa, tessuta in lana blu scuro o marrone.
Infine la “marca del capo arazziere e quella della città”, indispensabili per stabilirne la provenienza, tanto che questi contrassegni furono regolamentati per legge a Bruxelles dal 1528.

Gli arazzi della collezione Acton di Villa la Pietra sono tutti tessuti nell’Europa Occidentale in quello che fu considerato il “periodo d’oro” di produzione (tra il Rinascimento e il XVIII secolo).
Facile immaginare come oggetti così datati abbiano subito i danni del tempo, della luce, della polvere, oltre ai continui spostamenti non sempre rispettosi. Arazzi di notevole pregio venivano usati anche per coprire gli alberi da frutta a spalliera e per proteggere dal gelo le patate nei granai.
Ogni epoca ha la sua storia!

 

Dettagli

Titolo opera bilingue
Tapestries in the Acton Collection at Villa La Pietra / Gli arazzi della collezione Acton di Villa La Pietra”.
a cura di Francesca Baldry e Helen Spande
casa editrice: Edifir-Edizioni Firenze, 2010
216 pagine - formato 24 x 28,5
Brossura con bandelle
ISBN 978-88-7970-308-6








DIDASCALIE
immagini

  • Dettaglio del restauro dell'arazzo in corso d'opera
  • Rotonda di Villa La Pietra nel 1995,
    prima del restauro
  • Dettaglio del retro dell'arazzo Portiera
  • Saturno e Filliria
  • L'Imperatore Aureliano assale Palmira

Mappa

Dove e quando

  • Indirizzo: Villa la Pietra, Firenze, via Bolognese 120