Gli abbracci spezzati

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 20 Novembre, 2009

Tentare una sintesi o anche solo un minimo accenno alla trama del nuovo film di Pedro Almodóvar è un’operazione difficile ma soprattutto intimamente sbagliata perché inevitabilmente finirebbe per tradire l’essenza stessa della storia ricca di rimandi ed emozioni scivolando nella banalizzazione di una trama complessa e con diversi piani di lettura.

Un atto d’amore verso il cinema, un film sulla vita che si specchia nello schermo cinematografico, l’omaggio supremo al sacrale potere della settima arte di donare l’immortalità di immagini ancora vivide anche quando la vita è dissolta. E' proprio degli amanti il tentativo di raccogliere gocce di vita fermandole nel ricordo di una fotografia e il regista come “amante” del suo cinema aspira a trattenere la vita nelle immagini della pellicola.

Gli abbracci spezzati rappresenta la summa del cinema di Almodóvar che conquista per la sua irresistibile ironia dissacrante nello sbeffeggiare i nuovi miti adolescenziali in celluloide come la saga di Twilight nel dialogo esilarante, sboccato e irriverente come nel suo stile, dei due sceneggiatori che per creare una storia dalle potenzialità commerciali discutono delle profonde difficoltà di una vampira adolescente a resistere nella fellatio all’impulso d’evirare il "succulento" fidanzato umano.

Ricco di citazioni cinematografiche suggestive con una splendente Penélope Cruz che gioca a fare Audrey Hepburn e rimandi ai classici del cinema come la scena in cui il miliardario Ernesto Martel porta in braccio Lena ferita verso l’auto richiamando alla mente la sequenza finale di Notorius di Alfred Hitchcock, il regista della Mancha arriva fino all’autocitazione ironica del gaspacio mischiato ai tranquillanti di Donne sull’orlo di una crisi di nervi nel suo film nel film Donne e valige. Ma le citazioni non sono solo cinematografiche, il film è pieno anche di rimandi pittorici, impossibile non associare la scena notturna del compleanno nel bar ai quadri fortemente cinematografici di Edward Hopper o non evocare Gli amanti di René Magritte nella scena dell’amplesso tra Martel e Lena sotto il lenzuolo.

Gli abbracci spezzati sono quelli interrotti dal destino e dalle vicende della vita spesso indipendenti dalla volontà dei protagonisti tesa al desiderio di eterna unione con l’oggetto dei propri sentimenti. Significativo in questo senso è l'uso della scena di Viaggio in Italia di Roberto Rossellini in cui Ingrid Bergman si commuove fino al malore nell’assistere al ritrovamento tra le rovine di Pompei della coppia sorpresa abbracciata da quell’eruzione di lava che nella distruzione ha reso l’abbraccio eterno. La sequenza è allo stesso tempo espediente narrativo che suggerisce un presentimento all’interno della trama e insieme metafora dell'anelito di comunione con l’essere amato in attesa del momento fatale, condizionato dalla legittima paura umana della perdita che accompagna il nostro vivere.

Gli abbracci spezzati non ha la struggente carica emotiva di Tutto su mia madre che resta ancora il mio Almodóvar preferito, ma è un piacere ritrovare la stessa graffiante ironia che oltre vent’anni fa mi ha conquistato quando vedendo La legge del desiderio ho assistito al drammatico omicidio notturno sulla spiaggia con in sottofondo Fred Bongusto che cantava Guarda che luna, dopo di allora per me quella canzone non è stata più la stessa, è bello sapere che il passaggio del tempo ha lasciato intatto il divertimento di Pedro di regalare storie surreali miste di dramma e commedia come in fondo è la vita stessa fuori dallo schermo.

Almodóvar come Tarantino, nonostante il loro cinema sia distante anni luce come stile, tematiche trattate e ossessioni, somma citazione a citazione in un gioco cinefilo che non ha mai fine e che spesso racconta la finzione alludendo alla realtà, racconta il cinema ma sta parlando della vita, in questo senso trovo analogia tra l’ultima battuta de Gli abbracci spezzati, “i film vanno finiti sempre anche alla cieca se necessario!” e la battuta piena d’ironia che chiude Bastardi senza gloria l’ultimo film di Quentin Tarantino, “questo potrebbe essere il mio capolavoro!”. In questa ambigua e indissolubile fusione tra cinema e vita sta il valore di un divertimento sincero e genuino che arriva dritto all’anima ma soprattutto al cervello dello spettatore.

E’ stato divertente e sconfortante insieme a fine proiezione ascoltare i commenti delle signore in sala che discutevano su chi fosse l’assassino, questione completamente insignificante per Almodóvar e per chi ama il suo cinema, a dimostrazione che abituate a narrazioni televisive più lineari e semplicistiche che non richiedano diretta partecipazione da parte dello spettatore, di tutto ciò che ho descritto qui sopra queste spettatrici non hanno visto o percepito niente.

 

Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Los abrazos rotos
  • Regia: Pedro Almodóvar
  • Con: Penélope Cruz, Luis Homar, Blanca Portillo, José Luis Gómez, Rubén Ochandiano, Tamar Novas, Angela Molina, Chus Lampreave, Kiti Manver, Lola Dueñas, Mariola Fuentes, Carmen Machi, Kira Miró, Rossy De Palma, Alejo Sauras
  • Soggetto e Sceneggiatura:
    Pedro Almodóvar
  • Fotografia: Rodrigo Prieto
  • Musica: Alberto Iglesias
  • Montaggio: José Salcedo
  • Scenografia: Antxon Gómez
  • Arredamento: Pilar Revuelta,
    Marta Blasco
  • Costumi: Sonia Grande
  • Produzione: Agustín Almodóvar per
    El Deseo S.A., Universal International Pictures
  • Genere: Almodóvar
  • Origine: Spagna, 2009
  • Durata: 129' minuti

 

DIDASCALIE IMMAGINI

- Locandina italiana
- Penélope Cruz nel ruolo di Lena gioca a
  far la diva
- La bellissima foto sulle coste dell'isola
  di Lanzarote
- Tamar Novas e Blanca Portillo,
  Diego e sua madre Judit
- José Luis Gómez nel ruolo di Ernesto Martel 
  con Lola Dueñas nel ruolo ironico
  della lettrice di labbra
- Ricordi di vita dissolta