Gitarella a Bergamo

di Flavia Molinari // pubblicato il 06 Aprile, 2009

Questa volta penso sia importante condurvi in quel di Bergamo perché in questo periodo ci sono delle mostre davvero particolari, che vale la pena visitare approfittando del tempo ormai quasi sempre bello (il vecchio proverbio “aprile ogni goccia un barile” ricorda quanto sia importante per la terra ricevere, questo mese, un poco d’acqua per diventare fertile) e magari approfittare delle montagne forse ancora innevate per infilarsi gli sci.

Comincio dal Palazzo della Provincia di Bergamo (via Torquato Tasso 8) dove si vede “L’oro dell’anima. Icone russe dal XIV al XVIII secolo del Museo Tretyakov di Mosca”, una valida esposizione (dura sino al 14 giugno) perché gli oltre 50 capolavori presenti sono stati scelti con molta cura dal nutrito comitato scientifico.

La scelta dei pezzi è stata sicuramente capillare (nel museo moscovita sono presenti oltre 6000 icone) e i curatori hanno voluto privilegiare un percorso cronologico partendo dalla fine del XIV secolo iniziando con la “Natività della Madre di Dio con santi". Questa icona, dai colori decisi e con la Madonna circondata da un manto intensamente rosso per farla sembrare in rilievo, è tipica di Novgorod e i santi quasi sorridenti che la circondano sono evidentemente i protettori di questa diocesi cristiana.
In mostra ci sono anche alcune icone di Pskov e, facendo il confronto con quelle di Novgord, si percepisce immediatamente come esse siano caratterizzate da personaggi più vivi, concreti e realistici, malgrado il profondo misticismo che emana da essi.

Io penso che questa mostra abbia il grosso merito di mettere vicino epoche diverse e dare, così, la possibilità di apprezzare i cambiamenti che nei secoli sono avvenuti nella rappresentazione dell’iconografia sacra russa. La Madonna è sempre stata molto venerata, così sono molteplici le icone che la ripetono, anzi molto spesso erano copiate a distanza di anni, soprattutto se si trattava di immagini che creavano molta devozione.
Naturalmente il passare degli anni portava gli artisti a ricercare nuove maniere di rappresentare le figure divine, magari con lenti e successivi cambiamenti stilistici e una maggiore indagine espressiva.
Molti iconografi si sono lasciati influenzare dagli artisti che li avevano preceduti come il russo Dionisij, vissuto tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, che riuscì a creare un notevole cambiamento stilistico facendo evolvere in maniera profonda lo stile anche degli artisti dei secoli successivi. Si cominciano, così, a vedere, grazie a lui, figure allungate che danno la sensazione di essere straordinariamente leggere.

Il 1600 rappresenta per la Russia un secolo di profondi cambiamenti storici, una specie di Rinascimento europeo, con conseguente ricerca, nel campo dell’arte, di nuovi mezzi espressivi e quindi una rinnovata maniera di dipingere immagini con stili molto vari e sino a allora mai usati.
Simon Usakov era l’artista del XVII secolo più famoso e ammirato e era anche a capo dell'Armeria (di fatto la prima Accademia russa delle arti). Di lui conosciamo per la prima volta in maniera abbastanza dettagliata la biografia che si è riusciti a ricostruire grazie ai documenti conservati all'Armeria. Il cambiamento di tecnica introdotto da lui è di dipingere l’incarnato dei volti con colori molto più chiari di quelli usati dai suoi predecessori.
Questa sua nuova maniera di dipingere sarà la base a cui ispirarsi per i ritrattisti del XVIII secolo per riprodurre non solo figure sacre ma anche i laici.
Sicuramente questa “mostra permetterà quindi di farsi un'idea della profondità spirituale e dell'importanza estetica della cultura anticorussa in prospettiva storica”.

Come sempre mi porto a casa il pezzo che mi ha maggiormente interessato: si tratta di San Nicola vescovo, una delle figure più popolari nell’arte bizantina e anticorussa. Essa era apparsa la prima volta in modo miracoloso, ma l’icona originale non è giunta fino a noi. Questa è del XVIII secolo, ha un volto sommessamente intenso, il suo abito appare sgargiante per i colori bianco e nero e la corona che gli circonda la testa è splendidamente elaborata. Bella icona!

Il catalogo, stampato dalla Grafica Monti di Bergamo, è fatto molto bene perché di fianco a ciascuna immagine c’è una scheda tecnica e critica che commenta l’opera e il passo biblico al quale essa si può riferire.
Per avere maggiori informazioni sui molti eventi collaterali consiglio di visitare le pagine del sito della Provincia 

E ora andiamo alla GAMeC, sempre nella Bergamo bassa, per vedere un insieme di ben quattro mostre, aperte sino al 26 luglio ’09, e tra queste ho trovato particolare uno strano confronto tra antico e moderno, fatto con lo scopo di mettere alla prova i metodi di rappresentazione di argomenti eterni e sempre diversamente affrontati: la sua cura è di Giacinto Da Pietrantonio, direttore della galleria stessa. Lui ha tenuto conto soprattutto di otto temi universali e li ha riuniti nel titolo “Esposizione Universale. L’arte alla prova del tempo” dove sono rappresentate le novità di sempre perché “Tutta l'arte è contemporanea” (Gino De Dominicis).
Le oltre 100 opere esposte vanno dal XV al XXI secolo e sono la raffigurazione del Potere, del Quotidiano, della Vita, della Morte, della Mente, del Corpo, dell’Odio e, infine, dell’Amore prendendo come punto di partenza il patrimonio dell’Accademia Carrara per arrivare alle ultime tendenze artistiche. Si passa dalle opere di Sandro Botticelli, Tiziano Vecellio e Cosmè Tura a quelle di Christo, Felice Casorati, Duchamp, Jeff Wall in un confronto “vis a vis” che chiarisce tutti i cambiamenti di tecniche artistiche e di pensiero.

Occorre fare notare che Ben Vautier è l’unico artista presente in tutte le otto sezioni, una specie di filo conduttore, e le sue opere sono state scelte come “motti” guida, quasi una “didascalia” visiva a introduzione di ogni tematica e sala.
Insomma occorre percepire come il classico e il moderno, l’antico e l’attuale si confrontino per evidenziare le influenze che l’uno ha avuto sull’altro creando una contemporaneità espressiva donataci dalla conoscenza.
Nel catalogo, edito da Carlo Cambi Editore, sono riportati pensieri e opinioni sui temi della mostra, raccolti attraverso l’utilizzo della rete e del cellulare, al fine di costruire un sapere-pensiero collettivo e per non dimenticare il fatto che, come diceva Mac Luhan, “Il mezzo è il messaggio”.

Sempre alla GAMeC, grazie al ciclo Arte a Bergamo curato da Cristina Rodeschini, è allestita la mostra Dalla Collezione Zucchelli. Dipinti e ceramiche dove sono presenti i personaggi che questo imprenditore, figura sempre presente nel campo dell’arte, conobbe e collezionò facendo il segretario del Premio Bergamo.
Nel secondo dopoguerra addirittura promosse, anche finanziariamente, la cooperativa Ceramica Artistica Bergamasca: occorre tenere conto del fatto che in città non esisteva una tradizione ceramica e che molte opere lì prodotte raggiunsero buone quotazioni.

L’altra mostra di questo ciclo è la personale di “Dietelmo Pievani. La materia delle idee”, un insieme di 13 opere tra le quali i “Cementi”, le “Superfici” in legno laccato bianco e le “Composizioni” realizzate con i materiali più disparati. Le opere di questo artista sono variazioni sul quadrato, sul cubo e sul cilindro.

Lui ha sempre cercato di esprimere la sua personalità in maniera nuova, pur restando all’interno del movimento informale, perché ha sempre creduto nella ricostruzione del rapporto forma – colore e all’inizio, manipolando il cemento, lo ha fatto diventare un materiale carico di plasticità.

Poi, negli anni settanta, Dietermo (Bergamo 1935) ha lavorato con la luce cercando di fare sorgere cangianti figure geometriche che creano un sublimato rapporto luce – ombra cosicché la pittura si libera definitivamente dal rigido vincolo della bidimensionalità a favore di una plasticità che l’artista ha man mano perfezionato per raggiungere la fusione estetica tra architettura, pittura e scultura.

Ed ora rimane “Raptus” la mostra site specific di Marcello Maloberti curata da Alessandro Rabottini: è la raffigurazione della vita come una esplosione inattesa di vivacità e vitalità.

Per dare queste sensazioni l’artista ha composto anche una installazione facendo un gaio e strampalato mix di luci, immagini, suoni e oggetti.
Per avere altre informazioni su queste esposizioni si può cliccare www.gamec.it

Adesso, o prima, carichi di sensazioni si può decidere di andare a vedere Bergamo Alta con la sua bella piazza Vecchia con il duecentesco Palazzo della Ragione dalle belle trifore gotiche, la complessa costruzione romanica della chiesa di S. Maria Maggiore caratterizzata da una non-facciata che si contrappone all’interno con stucchi e dorature inserite, come sempre, nel ‘500 e nel ‘700.
Lì vicino c’è la splendida Cappella Colleoni fatta costruire come propria tomba dal capitano della Repubblica veneta nel 1476, un autentico gioiello per decorazione e architettura, un capolavoro creato dall’Amodeo, una vera chicca del rinascimento lombardo.
Se fa piacere andare a vedere anche i bei monti intorno a Bergamo e, magari, respirare dell’aria pulita e profumata dal verde appena nato, si può dirigersi verso Clusone (lungo la strada ci sono piccole trattorie dove si mangia molto bene) una piccola cittadina della valle Seriana piena di sali e scendi e che mostra ancora il suo tessuto antico nel centro storico.

Dopo avere girato, ammirato i palazzi del centro e la corona di monti tra i quali è immersa, si può andare a vedere, sino al 4 maggio, “Il segno il sogno 1999 – 2009”, la mostra, a cura di Sandra Nava, che la Galleria Franca Pezzoli dedica a Franco Rognoni nel decennale della sua morte.
Le opere esposte, create tra il ’60 e il ’90, sono 45 e si vedono nella galleria (via Manzoni 39) oltre che nel medievale Oratorio dei Disciplini, recentemente riportato agli antichi splendori e sede ideale per questi dipinti che vogliono trasmettere le concezioni di spazio e di forma che gli erano proprie.
Rognoni è stato un artista che ha ancorato il suo lavoro a una ricerca introspettiva, particolarmente antiaccademica e ben lontana dalle ribalte coeve, vale a dire politicamente corrette.

“La forte espressione gestuale e l'empatia risolutiva e tragica del silenzio sironiano, che leggiamo nelle sue opere, vengono esaltate dalla severità dell'architettura delle sale dell'Oratorio. L'ironia, con cui Franco Rognoni descrive il nostro mondo di oggi, si contrappone allo squallore della vita da cui trae ispirazione e forse in questo non è assurdo affiancare queste opere al "Trionfo della Morte", la famosa Danza Macabra del 1485, dipinta sulla parete esterna dell'Oratorio”.

Naturalmente anche in questa occasione sono stati organizzati importanti eventi collaterali, si trovano nel sito la cui conclusione avverrà il 2 maggio con il concerto "Musiche e Altro".

 

Dettagli

L'Oro dell'Anima. Icone russe dal XIV al XIX secolo del Museo Tretyakov di Mosca
Bergamo, Palazzo della Provincia
Spazio Viterbi - fino al 14 giugno 2009

GAMeC – Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
www.gamec.it

Franco Rognoni.
Il segno il sogno 1999 - 2009  
fino al 4 maggio 2009 

www.pezzoliarte.com

 didascalie immagini

  • Natività della Madre di Dio con Santi, fine XIV - inizio XV sec.
    Novgorod
    tempera su tavola
    69x49 cm
  • Boris e Gleb con la vita, primi trent'anni del XVII sec. (cornice con scene della vita) - Inizio XX sec. (parte centrale)
    tempera su tavola
    91 x 71 cm
  • Icona con i santi: Caterina, Giacomo di Gerusalemme (?), Maria Egiziaca, fine XVI - inizio XVII sec.
    tempera su tavola
    89 x 66 cm
  • San Nicola Vescovo (Velikoreckij), XVIII sec. con riparazioni del XIX sec.
    tempera su tavola
    113 x 78,5 cm
  • Tiziano Vecellio
    Madonna col Bambino, 1507 c.
    olio su tavola
    cm 38 x 47
    Legato Guglielmo Lochis (1866)
    Accademia Carrara, Bergamo
  • Simone Berti
    Die Bauchen, 2008
    Performance
    MiArt - FMI Fiera Milano International
    © Foto Antonio Maniscalco
  • Marcello Maloberti
    Raptus, 2009
    Collages su legno, particolare
    cm 30,5 x 20,4
    Foto Antonio Maniscalco
    Courtesy l'artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano
  • Bergamo, Palazzo della Ragione
  • Franco Rognoni
    Giorno in periferia, 1994
     Tecnica mista
    cm 69,5x99,5