Gioventù suonata!

di Ferdinando D'Urso // pubblicato il 28 Ottobre, 2012

Dodici brani corrispondenti a dodici giovani arrangiatori che lavorano all’ombra dell’ampio copricapo del Guerriero di Capestrano.
Anche quest’anno Chieti in Jazz - festival giunto alla sua ottava edizione, grazie anche all’instancabile opera di Stefano Zenni - ha offerto, al numeroso pubblico intervenuto presso l’auditorium Cianfarani la sera del 21 ottobre 2012, un buon concerto fondato sulle fatiche musicali degli iscritti al Corso di Arrangiamento e Composizione tenutosi durante la manifestazione.
La serata ha visto l’alternarsi sul palco di due formazioni: il SIdMA Jazz Combo - un piccolo gruppo formato da clarinetto, sassofono contralto, sassofono tenore, sassofono baritono, tromba, pianoforte, chitarra, contrabbasso e batteria (alla faccia del piccolo gruppo) - e la SIdMA Jazz Orchestra - una tradizionale big band di diciotto elementi più un clarinetto ospite.
SidMA Jazz Combo
Gli arrangiamenti scritti per il combo hanno in comune una grande semplicità, un clima intimo da jazz club - reso possibile anche dalle contenute dimensioni dell’auditorium Cianfarani - e al contempo una giovanile ed entusiasta energia. Nella rilettura di Luca Ferrari, la nebbia, sempre presente in queste ultime serate teatine, avvolge la hancokiana isola del cantalupo in un’introduzione che ricorda le sonorità di Psalm; il classico riff del pianoforte - qui affidato ai sassofoni - che esplode immediatamente dopo, ci costringe però a chiederci se fra le due parti vi sia una vera coerenza. Dalla metrica molto ricca è invece l’arrangiamento di Recordame, scritto da Antonio D’Avolio, che permette ad Alessandro Inglese di divertirsi con il tema in un assolo al sassofono baritono.
La big band, dal canto suo, spazia più che mai: dalla Don’t Get Around Much Anymore, arrangiata da Mauro Vercimigli in chiave tradizionale, a Speak No Evil, che Enrico Degli Antoni condisce con punteggiature ritmiche e sovrapposizioni di voci fra le quali si inserisce l’assolo, un po’ muscolare ma convincente, di Mattia Feliciani al sassofono tenore.
Il repertorio dimostra che questi giovani talenti non sono solo valevoli arrangiatori ma anche compositori di un certo pregio. Rapinesi ci offre la sua Conclave: un’opera morbida, elegante; una melodia forse poco cantabile ma moderna e suggestiva che ispira il solismo di Marco Fior alla tromba e Donato D’Attoma al pianoforte. Un barocco assolo di clarinetto dà l’avvio a Autumn in Chieti Pt. 1 di Alessandro Inglese - vincitore, insieme a D’Attoma, della borsa di studio che gli permetterà di frequentare in maniera gratuita la prossima edizione del seminario. La composizione di Inglese richiama subito Gil Evans nell’uso degli ottoni che, sommessi, restituiscono la bruma tipica dell’autunno; i contorni della melodia sono sfumati in una rada caligine. Legata a questa per contrasto, forse in maniera forzata, è l’energica Avant O. di Marco Fior. L’autore, che non tradisce le promesse di buon gusto fatte durante i suoi interventi come trombettista del combo, ci offre uno shuffle - a tratti mingusiano - introdotto dall’assolo di Italo D’Amato che suona il sax baritono ricordando Ronnie Cuber. Potentissimo lo shout chorus, la ripresa finale nella quale l’orchestra “urla”.
	Roberto Spadoni e SIdMA Jazz Orchestra
Fil rouge del concerto sono state le citazioni inserite a piene mani negli arrangiamenti: Gabriele Carbone - tornato quest’anno grazie alla borsa di studio vinta alla precedente edizione e per la prima volta arrangiatore per big band - cita la parkeriana Blues for Alice nella sua rilettura di I Remember You. Un debutto un po’ ingenuo che però promette bene, come si intuisce dalle pregevoli sezioni conclusive, per questo autore fin troppo umile. Cristina Patrizi chiama in causa - con una colta strizzata d’occhio - I Dovregubbens hall, tratta dal Peer Gynt di Grieg, per ricordarci la scandinava origine di Dear Old Stockholm, titolo con il quale la canzone svedese Ack Värmeland, du sköna è entrata nel repertorio dei jazzisti. L’arrangiamento mescola momenti di grande vigore a inserti swing il cui continuo avvicendamento rischia però di creare una prevedibile monotonia. Donato D’Attoma inserisce Au Privave nel finale della sua rilettura di Room 608. La composizione di Silver viene arricchita da una movimentata alternanza di ritmi che restituiscono comunque l’originale volontà dell’autore. Vigoroso l’assolo di Vittorio Cuculo al sassofono contralto anche se decisamente troppo legato agli stilemi e al linguaggio del bebop.
Purtroppo il ridotto numero di prove che le circostanze hanno concesso alla SIdMA Jazz Orchestra ha inficiato la buona riuscita di molte composizioni: una su tutte What Kind of C? di Enrico Pelliconi. Un bel funk granitico, pieno di gagliardia, fatto di frasi veloci che vorticano e fanno ballare ma viziato dall’assenza di dinamiche e dall’uniformità del suono orchestrale nonché da vistosi errori di lettura.
Nonostante tutto è chiaro che i giovani compositori italiani crescono bene: gioventù suonata!

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. SidMA Jazz Combo (foto di Fabio Ciminiera)
  2. Roberto Spadoni e SIdMA Jazz Orchestra (foto di Fabio Ciminiera)

In copertina:
SidMA Jazz Combo, particolare (foto di Fabio Ciminiera)

 
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