Giovani forze motrici a Centrale Fies
di // pubblicato il 02 Ottobre, 2010
In questo periodo in cui il dibattito sulle nuove fonti di energia dilaga, con proposte e attuazioni – si spera – orientate verso le rinnovabili e alternative, l’elemento acqua continua a dire la sua. A Dro, in provincia di Trento, dal 2000 una centrale idroelettrica, ancora funzionante, accoglie un centro di produzione per le performing arts. Nasce Centrale Fies, sotto la direzione artistica di Barbara Boninsegna, come luogo di supporto, accoglienza, circuitazione e sviluppo per tutte le realtà teatrali giovani, protese verso le sperimentazioni più trasgressive, che nella maggior parte dei casi necessitano di spazi e di supporto tecnico per lo sviluppo della propria matrice artistica.

Vari anni di intensa attività hanno visto presenti a Centrale Fies i nomi più rappresentativi della scena sperimentale italiana: dalla Societas Raffaello Sanzio, al Teatro Valdoca, da Virgilio Sieni a Codice Ivan, Fanny & Alexander, Emma Dante. Gruppi diversissimi tra loro ma tutti accomunati dall’idea che il teatro non è ne da intendersi come un luogo di puro svago colto e ne come un digestivo post-prandiale.
L’ampiezza della struttura, in grado di poter ospitare svariati eventi simultaneamente, è senza dubbio una caratteristica non secondaria del luogo che coniugandoli alla flora trentina, nel quale si trova immerso, incanala forze motrici per la produzione di due diverse energie: energia fisica dell’acqua e quella neuronale che scaturisce dalle sofisticazioni celebrali degli sperimentatori.
Con FF1 – Fies Factory One, progetto del quale attualmente fanno parte Dewey Dell, Francesca Grilli, Pathosformel, Teatro Sotterraneo - la struttura offre assistenza logistica, supporto tecnico e organizzativo per tre anni ai soggetti coinvolti, oltre a creare le basi per un dialogo e uno scambio di idee tra gli ensemble specifici, sotto il comune credo della democrazia artistica.
Dopo gli appuntamenti estivi della rassegna B-Fies/Drodesera 2010, Centrale Fies riapre i battenti con due giorni dedicati a tre lavori segnati dalla presenza di giovani e giovanissimi in scena.

Oggi, 2 ottobre, saranno impegnate Martina Ranedda e Michol Marchi in Androgynous – Ancora un respiro. Prima esperienza performativa delle due diciannovenni che in contorsioni e spasmi continui offrono dei corpi ingabbiati, incerottati, legati. Sorta di angosciante memento mori di soggetti in fase di passaggio generazionale che stride con il sound di eventi spensierati passati dalle due interpreti nella loro vita privata.
Dopo, nella stessa serata, si lascerà spazio al coreografo belga Ives Thuwis con Strange days, indeed. Frutto dell’esperienza condotta con sei giovani, l’indagine traduce in movimento i flussi, le paure e le emozioni tipiche di questa fase della vita.

Il giorno seguente, 3 ottobre, sarà l’appuntamento con l’Accademia sull’Arte del Gesto di Virgilio Sieni, nata nel 2007 dall’esperienza presso i Cango Cantieri Goldonetta a Firenze, a chiudere il breve exursus. Il Gruppo Masolino, interamente composto da bambine, in Uno sguardo che si concede al corpo - Esercizi su La Deposizione del Pontormo, mostrerà l’esito della ricerca incentrata sui concetti di deposizione, trasporto, passaggio di forze che, prendendo spunto dal quadro del maestro del manierismo fiorentino, si traduce nel raffinato stilema iconografico e iconologico tipico di Sieni.
E se ogni sito industriale avesse il proprio centro di assistenza e produzione artistica come l’esempio di Fies?