Giorgione in mostra a Castelfranco Veneto

di Giorgia B. Soncin // pubblicato il 24 Novembre, 2009

A cinquecento anni dalla morte di Zorzi da Castelfranco detto Giorgione (Castelfranco Veneto 1477/ 78 – Venezia 1510), la città che lo ha visto nascere ne celebra la breve ma intensa attività con una mostra comprendente più di cento opere presso Casa Barbarelli, Casa- Museo e sua presunta abitazione d’origine.
La mostra che inizierà il 12 Dicembre 2009 non ha solo scopo espositivo, ma vuole essere da un lato, di supporto all’esplorazione territoriale e all’approfondimento delle tematiche storico-artistiche del Rinascimento veneto; dall’altro, il proseguimento di un dialogo tra arte e territorio cominciato già tra il 1977 e 1978 in occasione del V centenario dalla nascita di Giorgione, con la mostra “I Tempi di Giorgione” e continuato nell’ultimo anno con molte iniziative culturali dedicate all’artista e alla sua epoca.
Iniziativa resa possibile da sinergie pubbliche e private a cui hanno contribuito musei internazionali.
Anche l'allestimento, curato da Lionello Puppi, Antonio Paolucci e Enrico Maria Dal Pozzolo ha rappresentato una sfida nella creazione di un percorso trasversale ma chiaro nella sua ricchezza documentaristica e completezza storica.

La figura di Giorgione è andata affermandosi come una delle più innovative dell’arte moderna. Benchè poche siano le informazioni biografiche certe, quello che è confermato è che la sua attività e la sua ricerca pittorica hanno reso possibile alla pittura veneta del ‘500 di fare un passo avanti affrancandosi nel dibattito figurativo con la Toscana contemporanea.
Nel 1584 Raffaello Borghini contestualizza l'opera di Giorgione così: “Nel medesimo tempo, che Firenze per l’opera di Lionardo s’acquistava fama, Vinegia parimente per l’eccellenza di Giorgione da Castel Franco sul Trevigiano facea risonare il nome suo. Questi fu allevato in Vinegia, e attese talmente al disegno, che nella pittura passò Giovanni e Gentile Bellini, e diede una certa vivezza alle sue figure, che parevan vive.”
A questo artista si deve infatti un approccio “tonale” nell’uso del colore e della luce applicato alla raffigurazione di paesaggi e figure umane in un certo senso contrapposto alla composizione basata sulla linearità delle forme, tipica della pittura quattrocentesca. Una rivoluzione che evoca il più attuale impressionismo, che antepone l’impressione della luce sulla natura attraverso il chiaroscuro, piuttosto che la definizione dei contorni e della figura. Il “fenomeno Giorgione” si manifesta anche nella trasposizione artistica di una filosofia pittorica che si riflette nell’interpretazione nuova della natura, del paesaggio e della ritrattistica che, come è possibile evidenziare dalle opere, diviene tratto pregnante dell’epoca Rinascimentale.
Se la vita di molti artisti è caratterizzata dalla mancanza di dati biografici certi, la vita di Giorgione può addirittura considerarsi enigmatica nella sua fugacità. Il Vasari ne colloca la nascita nel 1477 (prima edizione delle Vite) o nel 1478 (seconda ed.) mentre la morte è accertata nell’ottobre 1510 a causa di una pestilenza che afflisse Venezia all’epoca.
Altra certezza è la città natale, che lo celebra quest’anno, Castelfranco Veneto, mentre poco chiara è la famiglia di provenienza: il dibattito è tra chi lo fa di umili origini e chi lo fa della benestante famiglia Barbarelli.
La sua formazione, invece, sembra essere stata presso lo studio di Giovanni Bellini a Venezia. Esperienza che, alla fine del ‘400 lo portò ad intessere relazioni con altri pittori quali Giambellino, Vittore Carpaccio e successivamente Tiziano.
Tra le opere giovanili esposte nella prima sezione della mostra, oltre all’Omaggio a Saturno (1496-98- Londra, The National Gallery) e Il Giudizio di Salomone (1498- 1500- Firenze, Galleria degli Uffizi) , va menzionata la Prova di Mosè (1498- 1500- Firenze, Galleria degli Uffizi ) in cui si presagisce già il valore che il paesaggio avrebbe acquisito successivamente per l’artista veneto; "Quell’entrare nel mondo della natura e nel mondo dell’animo umano, senza timori e senza ostacoli; quell’accostarsi, direi abbandonarsi, alla visione contemplativa dell’intero Universo: qui sta appunto la conquista dell’artista." (Pietro Zampetti, 1955)

Il valore della mostra risiede nella volontà di analizzare l'attività dell'artista seguendo un percorso che metta in rassegna le maggiori opere del Giorgione, accostate e relazionate ad altre opere di artisti a lui contemporanei italiani e internazionali allo scopo di espandere dare una visione completa del contesto Del 1500 sono anche Idillio Campestre (Padova, Musei Civici agli Eremitani) e Leda e Il Cigno (Padova, Musei Civici agli Eremitani) che contribuiscono a porre già le fondamenta per la differenzianione stilistica tra Veneto e Toscana e tra ‘400 e ‘500 avvalendosi di un’attualissima modalità di studio raffigurativo: l'uso tonale del colore, quella che Alessandro Ballarin descrive come “Tecnica del luminismo cinquecentesco che si prepara a raggiungere i suoi vertici”.
Anche queste opere, manifestano il valore attribuito dall’artista al paesaggio come protagonista all’interno del tessuto narrativo dell’opera stessa determinando una corrispondenza quasi “manzoniana” tra uomo e natura.


Di particolare valore, contestualizzato al percorso complessivo della mostra, è Il Fregio delle Arti Liberali e Meccaniche (1500 ca.) presente in una delle sale espositive del Museo-Casa.
Molti gli studi su questa suggestiva sala già dagli anni ’60: l’’attribuzione del fregio a Giorgione è stata appurata dal castellano Nadal Melchiori (secolo XVIII). La parte dell’affresco di certa attribuzione resta la parete orientale, più datata e di diversa fattura rispetto a quella occidentale.
La prima tematica toccata è quella dell’astrologia. L’artista si addentra in specifiche concezioni astrologiche utilizzando il linguaggio delle immagini per supportare l’astrologia stessa come materia di studio scientifico e di liberarla dal preconcetto che la vuole ambito astratto privo di fondamento teorico- scientifico. Vengono dunque raffigurati libri e strumenti tipici dello studio astrologico a cui si accostano le immagini di congiunzioni astrali e costellazioni. La terza parte del fregio è dedicata agli schemi geometrici, ancora prova della scientificità della materia in questione mentre al centro del fregio si evocano la guerra e i presagi nefasti che andavano diffondendosi nei primi anni del 1500.
Le arti liberali raffigurate nel fregio sono inoltre musica, pittura e medicina; come a voler ristablire un equilibrio cosmologico dopo la trattazione dei temi dell’astrologia come ponte tra l’uomo e il cosmo.
Fra le sue più famose commissioni figura inoltre la Pala di Castelfranco (Madonna in trono con Bambino fra i Santi Liberale e Francesco) visibile nel Duomo della città e datata 1505. La Pala, commissionata dal condottiero Tuzio Costanzo per la morte del figlio Matteo, nella sua composizione piramidale, si stacca dall’impostazione Belliniana di matrice quattrocentesca e dà vita ad una realizzazione artistica vivente e vibrante grazie al colore e al chiaroscuro.
In questa opera l’artista dà prova inoltre di grande capacità nell’utilizzo della simbologia sacra e nella celebrazione non solo del defunto Matteo Costanzo ma dell’intera stirpe di Tuzio, utilizzando stemmi e immagini che esaltano i valori della famiglia, della patria siciliana e della nobiltà così come il valore militare e regale delle cariche coperte dal committente.

La volontà di indagine sulla natura attraverso lo studio della combinazione tra colore e luce si palesa nell’opera I Tre Filosofi (Vienna, Museo di Storia dell'Arte), la cui datazione resta incerta ai primi anni del 1500. In questa tela l’autore sviluppa la riflessione sulla natura umana e sul rapporto tra uomo e natura combinando la raffigurazione dell’uomo con l’attenzione alla resa del paesaggio.
Lo studio sull’immagine umana viene sperimentato anche nel Fondaco Dei Tedeschi (Venezia , 1508 ca.) insieme a Tiziano Vecellio. Per quanto sia rimasto ben poco di questo affresco, esso rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di Giorgione e nello sviluppo delle sue collaborazioni con gli artisti suoi contemporanei.
Difficile da decifrare anche prima che fosse deturpato dal tempo, questo affresco ha sempre suscitato perplessità interpretative e adirittura il Vasari conferma: "nè anche per dimanda che si sia fatta, ho trovato chi l'intenda".
L’ avvalersi di una nuova modalità di espressione fatta di colore e luce si manifesta non solo nel paesaggio ma anche nella ritrattistica; una delle prime opere che manfesta questa ricerca è Laura/ Ritratto di Giovane Sposa (Vienna, Museo di Storia dell'Arte), dietro la quale un’iscrizione del 1 Giugno 1506 attribuisce il lavoro a Zorzi da Chastelfranco rendendola una delle prime opere documentate dell’artista.
Durante il periodo di collaborazine con la città di Venezia Giorgione realizza quella che sarà una delle sue opere più emblmatiche, ma anche più ermetiche. La descrizione piu antica della Tempesta (1502- 1505- Venezia, Gallerie dell'Accademia) risale al 1530 da parte di M. Michiel che ne parlò come di “paesetto in tela con la tempesta, cum la cingara et soldato.de mano de Zorzi da Castelfranco”; nominato da J. Burckhardt Famiglia di Giorgione (1855), gia dalla fine del 1800 viene attribuita all’opera la sua denominazione corrente.
Anche qui il protagonista è il paesaggio, biunivocamente riflesso nella raffigurazione umana in una modulazione artistica che va oltre il lirismo del soggetto rappresentato.
Una donna con bambino, un uomo, la natura: questi elementi essenziali nella loro completezza, bastano a creare una composizione nel complesso ermetica e misteriosa confermandola natura “saturnina” dell’artista.
Molteplici sono infatti le interpretazioni di questa pietra miliare dell’arte italiana: dal soggetto fantastico, frutto dell’immaginazione dell’autore (Marcantonio Michiel) all’interpretazione mitologica di Franz Wichhoff e Rudolf  Schrey. Più recentemente Salvatore Settis fa riferimento a temi biblici metre, affascinante e intrigante è l’interpretazione alchemica di Maurizio Calvesi in cui la donna rappresenterebbe la terra con i suoi frutti (il bambino) mentre l’uomo sarebbe la personificazione del cielo. Questo matrimonio affascina e riconduce chiaramente alla globalità delle tematiche giorgionesche nonché allo studio tonale del colore nella rappresentzione sia della natura che della figura umana.
Louis Hourticq, nella prima metà del 1900, riassume in poche righe il valore di quest'opera, facendo riferimento anche alla città natale dell'autore: "Soprattutto due sono i motivi per i quali, con ogni evidenza, egli sembra essere stato un innovatore: il paesaggio e il nudo, e anche il rapporto fra nudo e paesaggio. Di tutti i suoi paesi, il più bello è evidentemente quella visione così nuova ed esatta delle mura di Castelfranco che impallidiscono sotto la tempesta. Colui che ha saputo vedere e rendere un tale effetto è uno di quei pittori-poeti che hanno aggiunto alla poesia della natura la bellezza della pittura."
Una sezione specifica, la seconda della mostra, indaga la ritrattistica Giorgionesca in quanto prova di virtuosità tecnica ma soprattutto come emblema di una nuova filosofia pittorica tipica dell'epoca. Anche qui, di grandissima attualità la volontà di scavare nell'intimità dell'essere umano. Questo, dunque, il trait- d'union con l'intera filosofia rinascimentale che pone l'uomo e la sua identità all'interno di una ricerca che tocca tutti gli ambiti.
Il fascino di questa epoca risiede probabilmente nella connessione continua tra discipline e forme di pensiero.

Due opere tra quelle esposte in questa sezione, primeggiano nella trasmissione di tali valori rinascimentali: Le Tre Età dell'Uomo (1500- 1502- Firenze, Palalzzo Pitti- Galleria Palatina) e Doppio Ritratto (1502- Roma, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia).
Nella prima delle due opere è la luce che parla, che mette in evidenza i tratti e i caratteri delle tre età, quella stessa luce che guida nella ricerca psicologica e che sarà il fil- rouge dl discorso pittorico dei successivi Caravaggio e Vélasquez e delle maggiori esperienze pittoriche europee tra 1500 e 1600.
Anche nel Doppio Ritratto emerge la stessa volontà di relazionarsi con l'animo umano fino a creare nello spettatore un senso di disagio e inquietudine. L'opera, recentemente restaurata, raffigura due giovani, di cui uno melanconico e sognante, mentre l'altro, in contrapposizione, più realistico e accigliato. Anche qui l'uso della luce è studiato in modo da evidenziare le differenze tra i due personaggi, ponendo l'accento su quelle che potrebbero essere interpretate come due personalità diverse dello stesso individuo. “Quel lume radente ha la capacità di evocare su quel breve tratto unastraordinaria situazioned’interno. Lo spazio ne risulta qualificato in senso intimistico” (Alessandro Ballarin).
La mostra si snoda successivamente nella sezione consacrata al paesaggio, elemento primario nell'innovazione giorgionesca. In mostra opere come La Tempesta (1502- 1505) e Il Tramonto (1506- 1508- Londra, The National Gallery), anche qui accompagnate da opere di David Teniers, il Campagnola, Tullio Lombardo e Albrecht Durer tra gli altri, il cui contributo è fondamentale ad una comprensione completa della figura artistica in questione.
Proprio in questo caso, in questa supremazia dei valori luministici, sorge una connessione mentale tra arte moderna e contemporanea che apre una porta tra l'opera dell'artista veneto e quella dei parigini impressionisti di trecento anni posteriori.
Si tratta di una connessione cognitiva che incanala nello stesso approccio figurativo e nelle medesime scelte artistiche due epoche e due esperienze molto diverse tra loro. Nei due casi infatti, lo studio della luce sorpassa il valore della linea e diventa strumento di rappresentazione per una nuova visione della realtà.
La sezione successiva , dedicata alle "sfide" ingloba opere di incerta attribuzione che fanno tuttavia parte della enigmatica storia dell'artista e ne riprendono il mistero e le conseguenti influenze pittoriche. Quarta e quinta sezione sono dedicate a colleghi e "compagni di strada" tra cui Vincenzo Catena, Tiziano e il Campagnola.
Queste ultime sale, che ospitano dipinti e incisioni contribuiscono alla collocazione socio- culturale di Giorgione a livello nazionale e internazionale confermando l'attenzione della mostra sulla ricerca oltre i confini biografici dell'artista.
Il percorso si chiude in stile perfettamente rinascimentale, in osmosi con lo Zeitgeist cinquecentesco, perchè coinvolge testi letterari in edizioni originali dell'epoca (Petrarca, Boccaccio, Francesco Colonna e altri) e sculture di artisti dello stesso periodo (Bellano, Tullio Lombardo, Severo da Ravenna e altri) che non fanno altro che accrescere ulteriormente il ricco percorso espositivo.
Come già detto, la mostra si inserisce nell'ambizioso progetto di valorizzazione territoriale (di cui fa parte l'apertura del Museo - Casa Giorgione) in un periodo di grande fermento culturale per tutte le istituzioni coinvolte.
“Nella casa abbiamo voluto si potesse entrare non come visitatori di oggetti semplicemente esposti ma come ospiti di un luogo che può far rivivere attraverso suggestioni, citazioni, immagini, quella che era l’atmosfera del tempo e del territorio del Maestro – dichiara il Sindaco Maria Gomierato – con l’obiettivo di valorizzare un importante patrimonio civico oltre che culturale, puntando su risorse uniche e irripetibili, oggi più che mai strategiche per lo sviluppo del Paese”.
Una mostra , per concludere, forte della collaborazione delle istituzioni locali e dell'intento comune di mettere in luce il genius loci di Giorgione in una prospettiva ampia e articolata. Una sfida a livello scientifico e organizzativo e un'opportunità irripetibile per celebrare e apprezzare uno de maggiori geni dell'arte italiana.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Logo 500 anni morte Giorgione
    Mostra a Castelfranco Veneto
    dal 12.12.2009 al 11.04.2010

  • Giorgione (?)
    Leda e il cigno, fine XV sec.
    olio su tela
    cm 12x19
    Padova, Musei Civici agli Eremitani
  • Giorgione
    La prova di Mosè olio su tela, 1500-1501 
    olio su tavola
    cm 89x72
    Firenze, Galleria degli Uffizi 
  • Fregio delle Arti liberali e meccaniche, 1500 ca. 
    (particolare parete orientale dedicato all'astrologia)
    affresco monocromo
    cm 77x1588
    Castelfranco Veneto, Casa Giorgione
  • Fregio delle Arti liberali e meccaniche, 1500 ca. 
    (particolare parete occidentale con gli strumenti musicali- arpa gotica, viola con archetto, tamburello ecc-, attrezzi da fabbro e per la caccia- faretra, frecce e archi)
    affresco monocromo
    cm 77x1588  
  • Madonna con il Bambino tra San Francesco e San Nicasio
    (Pala di Castelfranco), 1505
     olio su tavola
     cm 200x152
    Castelfranco Veneto, DuomoPala di Castelfranco, 1505
  • Giorgione
    Doppio ritratto, 1502
    olio su tela
    cm 80x67,5
    Roma, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia
  • Giorgione
    Le tre età dell'uomo, 1500-02 
    olio su tela
    cm 62x78
    Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina


IN COPERTINA
La Tempesta, 1507-08
(particolare)
olio su tela
cm 82x73
Venezia, Gallerie dell’Accademia


Catalogo Skira

Mappa

Dove e quando

GIORGIONE

  • Date : 12 Dicembre, 2009 - 06 Aprile, 2010
  • Indirizzo: Museo Casa Giorgione, piazza S. Liberale, Castelfranco Veneto (TV)

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