Giorgione a San Pietroburgo

di Sara Pietrantoni // pubblicato il 23 Luglio, 2011

Sarà ospite fino al 7 agosto nelle sale del Museo Nazionale Hermitage di San Pietroburgo, dove è arrivato all’inizio di luglio per celebrare l’anno della cultura e della lingua italiana in Russia e l’anno della cultura e della lingua russa in Italia. Si tratta di uno dei quadri più celebri, e misteriosi, del rinascimento italiano: la Tempesta di Giorgione. Misterioso, si diceva, ed in effetti sia dell’opera che dell’autore, pur celeberrimi, esistono pochissime notizie certe. Cominciamo dal pittore, nato a Castelfranco Veneto nel 1478 e morto di peste a soli trentaquattro anni, nel 1510. In mezzo a queste due date una carriera folgorante della quale si accorsero anche i contemporanei, come il Vasari che, nelle sue Vite, scrisse: “Diedegli la natura tanto benigno spirito, che egli nel colorito a olio ed a fresco fece alcune vivezze ed altre cose morbide ed unite e sfumate talmente negli scuri, che fu cagione che molti di quegli che erano allora eccellenti, confessassero lui esser nato per metter lo spirito nelle figure, e per contraffar la freschezza della carne viva più che nessuno che dipingesse, non solo in Venezia ma per tutto”. In realtà, nonostante la fama di cui godette, oggi i critici fanno difficoltà a riconoscere le opere del maestro veneto, al quale solo poche sono assegnate senza alcun dubbio; tra queste, appunto, la Tempesta delle Gallerie dell’Accademia di Venezia.

Realizzato tra il 1505 ed il 1508 il dipinto rappresenta, nelle parole di Marcantonio Michiel che lo vide in casa di Gabriele Vendramin nel 1530 “el paesetto in tela con la tempesta con la cingana et soldato”. Poche parole che in realtà non risolvono l’enigma (altro termine ricorrente nell’arte di Giorgione) del soggetto: la donna, descritta come una zingara, sta allattando un bambino volgendo però lo sguardo verso lo spettatore; il soldato dalla parte opposta la fissa attentamente. In loro si è tentato più volte di riconoscere temi mitologici o biblici, Giove ed Io, Adamo ed Eva, Mercurio ed una ninfa, figure allegoriche o semplici personaggi di una scena pastorale. Siano chi siano, il vero protagonista del dipinto è però il paesaggio, che in effetti si prende quasi tutta la scena. Un “paesetto” in lontananza, apparentemente deserto perché immaginiamo che tutti i suoi abitanti si siano riparati in casa temendo il rovescio che si sta preparando e che fa tuonare le nubi minacciose sopra le loro teste. Ottimo ambasciatore quindi il Giorgione, scelto per rappresentare al meglio una grande stagione dell’arte italiana, testimoniata anche dai quadri che, per ricambiare il prestito italiano, compiranno presto il percorso inverso, da San Pietroburgo a Venezia. Il prossimo settembre infatti il capoluogo veneto vedrà arrivare due opere di Lorenzo Lotto, il Doppio ritratto di Niccolò Bonghi con la sua sposa e la Madonna col Bambino ed angeli (inedita perché da poco riconosciuta nei depositi del museo russo). Ma non è tutto, perché nel 2012 sarà organizzata una mostra incentrata sul telero della Fuga in Egitto dell’altro grande protagonista della pittura delle Venezia del ‘500, Tiziano.

 

Dettagli

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Dove e quando

  • Fino al: - 07 Agosto, 2011
  • Indirizzo: Hermitage, San Pietroburgo

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