Giorgione a Padova

di Elena Pratesi // pubblicato il 02 Dicembre, 2010

Nel quinto centenario della morte di Giorgione prosegue a Padova una mostra oggetto di particolare attenzione del pubblico, e degli studiosi, che mette in evidenza le opere maggiormente rilevanti del maestro veneto, fra i protagonisti assoluti dell'arte rinascimentale. L'evento ha inaugurato nuove prospettive di studio e nuovi percorsi interpretativi.
"Giorgione a Padova. L'enigma del carro" si impone con un taglio innovativo che è stato ispirato dalla ricerca di citazioni e riferimenti racchiuse nelle opere di Giorgione e delle relazioni personali e professionali che l'artista instaurò durante la sua vita con la città di Padova: nei suoi capolavori sono riscontrabili la storia ed i monumenti della città, i personaggi e di luoghi padovani con i quali mostra di avere una rilevante familiarità.
L’assessorato alla Cultura della Città di Padova collaborando con il Ministero per i beni e le attività culturali con questa mostra ha inserito la città in un importante ciclo di conferenze che hanno avuto come protagonista il grande artista Giorgione, ma al contempo a Padova è stata concessa la possibilità di conseguire differenti obbiettivi per valorizzarsi come grande Città d’Arte.
Al centro della ricerca l’ipotesi che la Città della Tempesta sia proprio Padova, questa innovazione è basata e sostenuta dai risultati delle ricerche condotte da Enrico Guidoni nell’arco di oltre un trentennio di studi, nell’ambito di uno sforzo di storicizzazione complessiva dei significati della pittura di Giorgione, ricercando testimonianze e citazioni racchiuse nelle opere del maestro, approfondendo i legami che lo uniscono a più riprese a Padova.

La Tempesta – scrive nel catalogo Skira Ugo Soragni, Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici del veneto – è la testimonianza paradossalmente più esplicita e meno indagata dell’interesse di Giorgione per Padova, nella quale si condensano accanto alla rappresentazione di alcuni tra i suoi monumenti più rappresentativi, allusioni e rimandi ad una pluralità d’argomenti padovani: dalla fondazione della città per opera di Antenore alla fine drammatica della signoria carrarese dalle inondazioni del contado che derivano dai lavori eseguiti dai veneziani per assicurare la stabilità idraulica della laguna, alla preoccupazione costante per l’insorgenza e la diffusione della peste, dalla grande impresa della ricostruzione della Cupola dei Carmini, completata pochi anni prima, ai ponti in legno che hanno preso il posto delle solide costruzioni in pietra ereditate dal mondo antico”.
La presenza della veduta della città nel fondale della Tempesta è provata dall’individuazione di edifici e monumenti cittadini, contribuendo a circoscrivere alla contemporaneità gli avvenimenti raffigurati.
Consideriamo la lettura che ne ha fornito Guidoni: “l’andamento delle mura circondate dal fiumicello, le porte con gli emblemi dei Carraresi (il carro a quattro ruote) e di Venezia (il leone Marciano), il ponte ligneo, l’alta torre e la chiesa con cupola indicano una sola città, Padova; ed un preciso ambito tipografico , il fianco occidentale all’esterno delle mura carraresi, dove scorre il Medoacus, tra il Castello di Ezzelino e la chiesa con cupola di Santa Maria del Carmine (i Carmini)”.
Lo stesso soggetto, la Cingana, sarebbe infatti la rappresentazione di Padova, costretta ad allattare la Repubblica, scrice ancora Ugo Soragni nel catalogo, “che, indifferente alla carestia ed alla pestilenza che la attanagliano impone pesanti tassazioni, sucitando sentimenti di frustrazione e risentimento, ampiamente documentate dalle cronache.”

L’analisi del paesaggio urbano effettuata dallo studioso , a differenza dei tentativi che l’hanno preceduta è basata su corrispondenze topografiche precise e su altrettanti riconoscimenti di monumenti che hanno permesso di chiarire che il pittore si serviva di due vedute “autonome”, eseguite da altrettanti punti di vista, amalgamate poi in un unico scenario.
Nel volume è possibile ripercorrere interamente le argomentazioni di Guidoni, che aiuterà il lettore a riconoscere le singole componenti paesaggistiche e la loro rilevanza rispetto all’interpretazione proposta.
Come appena accenato i dati fondanti della tesi patavina suggerita dalla mostra, quindi sono:

  • La presenza del Carro - ossia del simbolo araldico dei Carraresi - in una delle porte dipinte, con allusione al precedente potere principesco in città;
  • L’identificazione del ponte giorgionesco con quello di San Tommaso, tra il convento dei Domenicani e la cittadella di Ezzelino. Costruito nel 1374 e rifatto in pietra solo nel secolo XVI, per le sue caratteristiche di passerella piuttosto dimessa e precaria, sarebbe tra le prove della decadenza di Padova già evidenziata da Michele Savonarola (1446-1447);
  • La raffigurazione inequivocabile della Chiesa dei Carmini, la cui copertura - oggetto di un crollo avvenuto nel 1491 - fu sostituita da una grande cupola secondo un progetto di Lorenzo da Bologna e Pier Antonio degli Abati. L’oculo nel tamburo, tracciato con accuratezza, permette a Giorgione di visualizzare una delle aperture esistenti alla base della struttura, menzionate dal documento del 16 giugno 1495 con il quale i due architetti assumono l’impegno di completare “la cuba [cupola] comenzata”, innalzandone il tamburo e aprendovi una serie di aperture circolari”. Attigua alla Chiesa, la Scoletta del Carmine è affrescata dall’amico Giulio Campagnola, verosimilmente su commissione del priore del convento Bartolomeo Campagnola;
  • La torre isolata in lontananza, posta quasi al centro della rappresentazione, potrebbe esser la torre di Ezzelino, che si staglia in tutta la sua altezza alla destra della cupola del Carmine dominando l’area di Ponte Molino: l’identificazione è resa difficile, attualmente, dalla sua demolizione parziale che l’ha cancellata da tempo dal panorama urbano. Le grandi case connotano infine un sobborgo popoloso tipico dell’edilizia tre-quattrocentesca, ancora visibile nell’ossatura di via Savonarola.

Ipotesi avvalorata da numerosi studiosi e che progressivamente si sono arricchite di elementi fattuali, sempre più definiti empiricamente, anche grazie al poderoso apparato ricostruttivo in 3D del sistema fortificato della Padova del XV secolo, che riescono a smontare, sezionare e analizzare l’opera nei suoi dettagli, confrontandola con i materiali documentari dell’epoca come piante, cartine e disegni.
Ad aiutare nella rilettura proposta dalla mostra “Giorgione a Padova. L’enigma del carro” anche un sistema multimedia le di grande efficacia. Un’intera sala dedicata - con un video-wall LCD full HD di 3 metri x 2 sul fondo, due schermi da 42 pollici nelle pareti laterali e 3 postazioni multimediali touch-screen da 46 pollici in verticale – ove il visitatore, che poco prima ha potuto ammirare l’originale del grande Maestro, verrà accompagnato alla scoperta di alcuni indiscutibili particolari presenti nell’opera del Giorgione, che ne autenticano la verosimiglianza del paesaggio con la Padova del ‘400.
Da una visione estetica e contemplativa dell’opera d’arte dunque, a una lettura analitica e tridimensionale del dipinto capace - scontornando gli elementi in primo piano e con una regia di camera ricreata virtualmente - di indagare i singoli elementi compositivi e i vari piani prospettici realizzati da Giorgione.
Il dipinto è così analizzato partendo dalla fascia di sinistra, attraverso il confronto e la contrapposizione con elementi storicizzati della città di Padova, l’ausilio di mappe antiche, incisioni, dipinti e foto d’epoca, al fine di rendere evidenti tutti gli elementi riconducibili alla città di Padova; quindi, viene indagata la fascia di destra, con la medesima tecnica di narrazione virtuale, per giungere infine alla sovrapposizione di alcune part i del dipinto con documenti che ne attestano ancor più la somiglianza prospettica e architettonica con la Padova dei Carraresi.
Tramite i touch screen il visitatore può invece ottenere informazioni di carattere genera le sulla mostra e su altri aspetti storico-scientifici non affrontati nel video sulla Tempesta, il tutto con la possibilità di selezione in doppia lingua italiano/inglese.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

Particolari da:
Giorgione, Giorgio o Zorzi da Castelfranco
(Castelfranco Veneto 1478 - Venezia 1510)
La tempesta
olio su tela
Venezia, Gallerie dell’Accademia


Catalogo edito da Skira

Mappa

Dove e quando

Giorgione a Padova. L’enigma del carro

  • Fino al: - 19 Gennaio, 2011
  • Indirizzo: Civici Musei agli Ermitani, Padova, piazza Eremitani 8

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