Giorgino d’Arezzo, historico, poeta, filosofo e pittore
di // pubblicato il 12 Settembre, 2011
“Avendo io infin qui ragionato dell’opere altrui con quella maggior diligenza e sincerità che ha saputo e potuto l’ingegno mio, voglio anco nel fine di queste mie fatiche raccorre insieme e far note al mondo l’opere che da divina bontà mi ha fatto grazia di condurre; perciò che, se bene elle non sono di quella perfezzione che io vorrei, si vedrà nondimeno, da chi vorrà con sano occhio riguardarle, che elle sono state da me con istudio, diligenza et amorevole fatica lavorate, e perciò, se non degne di lode, almeno di scusa, sanzachè, essendo pur fuori e veggendosi, non le posso nascondere.”, Le Vite, 1568
Nel V centenario della nascita di Giorgio Vasari, la sua città natale, Arezzo, ha organizzato mostre di grande importanza che possono essere considerate fra le più rilevanti di questi ultimi mesi del 2011. A ricordare il grande architetto come artista e come storico dell’arte ci pensano due esposizioni che a pochi metri l’una dall’altra, nella piazza che fa teatro alla chiesa di San Francesco con lo stupendo ciclo di Piero della Francesca, completano in modo puntuale il racconto della vita e del pensiero artistico del Vasari.

Nei locali della Basilica Inferiore di San Francesco si snoda un percorso espositivo realizzato con sessanta opere di grandi maestri toscani che ricostruiscono la storia evolutiva dell’arte che Vasari ha tracciato e raccontato attraverso le sue “Vite”, disegnando il primato artistico della Toscana che ha caratterizzato gli studi sin dal Cinquecento. La mostra, di grande fascino, merita che ve ne parli in seguito in modo approfondito, mentre oggi desidero raccontarvi l’esposizione aretina che si svolge all’interno della Galleria comunale di Arezzo, che si è aperta sempre il 3 settembre, ma che ci conduce verso un Giorgio Vasari meno conosciuto ma non per questo meno interessante, così da poterlo apprezzare non solo come architetto e storico, ma anche come pittore e disegnatore.
Giorgio Vasari 1511-2011. Disegnatore e Pittore “Istudio, diligentia ed amorevole fatica”: un titolo che racchiude in sintesi le motivazioni che hanno portato alla creazione di questa mostra a cura di Alessandro Cecchi, grande conoscitore dell’Aretino, con la collaborazione di Alessandra Baroni e Liletta Fornasari, e promossa dalla Regione Toscana, dalla Provincia e dal Comune di Arezzo con la Camera di Commercio di Arezzo e la Soprintendenza BAP SAE di Arezzo. Una puntuale esposizione che ci permette di conoscere l’artista del pennello, il suo metodo tramite i suoi bellissimi disegni, la grande tecnica di cui era padrone nell’arte della pittura, così da comprendere ancor di più la grande fama e stima che gli uomini del suo tempo gli hanno dimostrato, non solo committenti ma letterati ed intellettuali più in vista.
Così ci parla Paolo Giovio in una delle sue lettere indirizzate al Vasari nel 1547: “E sono restato tanto meravigliato, che pare impossibile, che voi vagliate tanto col pennello, poiché avanzate voi stesso con la penna.” Le opere che sono state riunite su due piani della Galleria Comunale aretina sono strumento piacevole di conoscenza di una delle facce di questa poliedrica figura di intellettuale cinquecentesco che, anche nella sua pittura, come nella sua architettura, ha incarnato lo spirito della “maniera moderna” che sarà l’ultimo atto del Rinascimento e il primo bagliore del prossimo Barocco.
La mostra segue, proprio per essere didatticamente funzionale non solo ad un pubblico di addetti ai lavori, una scansione cronologica, in modo da accompagnare il corso della vita del Vasari, i suoi differenti committenti , gli eventi miliari della sua carriera e l’evoluzione della sua arte pittorica. Attraverso documenti scritti presenti in originale alla mostra, si può apprezzare anche l’incredibile facilità descrittiva che il Vasari era capace di raggiungere anche con la parola, un mezzo espressivo che sin dalla sua gioventù sembra gli fosse particolarmente congeniale. Le circa quaranta opere del Vasari e la decina di lavori di suoi contemporanei sono divisi in sei sezioni che coprono la vita dell’artista Vasari, cominciando dal periodo sotto la protezione dei Medici dal 1532 al 1537 passando per il soggiorno a Venezia, ai committenti romani fino ad arrivare ai difficili anni sotto la reggenza del Principe Francesco de’ Medici dal 1564 al 1574, anno della sua morte. Ci accoglie un busto in gesso di Giorgio Vasari, realizzato da un artista anonimo per la Confraternita dei Laici, che fa da viatico per i primi passi del nostro in Arezzo, con la Deposizione nel sepolcro del Museo di Casa Vasari, realizzata nel 1532 per Ippolito de Medici, conosciuto tramite Ottaviano de Medici, collezionista ed estimatore dell’aretino che venne da lui sostenuto “in luogo di figliuolo.” L’opera fu il biglietto da visita per la corte di Alessandro de Medici, Duca di Firenze e suo primo grande mecenate. L’opera ha chiari influssi derivati da Rosso Fiorentino così come la composizione appare debitrice della deposizione Baglioni di Raffaello del 1507. Da qui in avanti le sue prove appaiano sempre più convincenti, soprattutto i disegni che, presenti in gran numero alla mostra, sono la parte più toccante e raffinata del suo lavoro. Come lui stesso scrive “gli schizzi … chiamiamo noi una prima sorte di disegni, che si fanno per trovare il modo e le attitudini, et il primo componimento dell’opra. Et son fatti in forma di una machia, e accennati solamente con penna, ò con altro di segnatoio, ò carbone espressi solo per tentare l’animo di quel che gli sovviene perciò si chiamano schizzi. Da questi dunque vengono poi rilevati in buona forma i disegni nel far de quali con tutta quella diligenza, che si può si cerca vedere dal vivo, se già l’artefice non si sentisse gagliardo in modo, che da se li potesse condurre.” Per Vasari la pratica del disegno era fondamentale per apprendere al meglio l’artificio dell’arte. Uno studio come quello prestato dal Louvre con le teste di cavalli su carta azzurra è assai esemplificativo del suo metodo. Potrebbe essere stato usato per modello un busto in terracotta che Vasari conservava nella sua collezione privata, che era forse copia del busto del maestro Andrea del Verrocchio nella collezione di Lorenzo il Magnifico, oggi al museo del Bargello di Firenze. Il disegno presenta suggestioni leonardesche e potrebbe essere stato preparatorio per gli affreschi del Salone dei Cinquecento, dove la perduta Battaglia di Anghiari del da Vinci era comunque ancora su una delle pareti, pur se imperfetta ed incompleta. Chissà quali impressioni potrebbe aver avuto il Vasari! Il modello è comunque unico e ripreso da diverse angolazioni, con una criniera che poi viene resa in modo naturalistico, dove l’aria che la scompiglia le dona un senso di verismo. I tanti disegni presenti in mostra sono prestiti dalle maggiori istituzioni e collezioni europee, come il British museum e il Gabinetto
In occasione della mostra è stata restaurata la pala con le tentazioni di San Girolamo, conservata alla Galleria Palatina di Firenze, realizzata dal Vasari nel 1541, su commissione del già nominato Ottaviano de Medici. La tavola era sporcata da uno spesso strato di vernici alterate e di ritocchi che non rendevano giustizia alle forme tornite e ai colori caldi ma squillanti della tavolozza originaria. L’opera, che ebbe tanto successo che il Vasari dovette replicare almeno per altri due committenti, ha una allegoria sofisticata ed una composizione molto articolata. Esperienze diverse sembrano qui trovare un linguaggio più accordato e la erudita presenza della figura di Venere con Cupido ci introduce da subito il Vasari raffinato iconologo, visto che deriva forse dai Hieroglyphica di Orapollo, tradotti da Valeriano proprio in questi stessi anni. Merita una menzione particolare il brano di paesaggio nello sfondo che, grazie al restauro di Stefano Garosi con la direzione di Alessandro Cecchi, è tornato a conferire il senso di una graduata profondità all’opera.

Molte sono le opere di collezioni private o di musei internazionali che possono essere viste per la prima volta, come la delicata Annunciazione del Museo Ferenc di Szeged, in Ungheria, piccolo capolavoro realizzata verso il 1570 a Roma forse per la cappella di San Michele nella vaticana Torre Pia. I riccioli dell’Angelo sembrano ricordare, pur se tanti anni sono trascorsi, quelli del Cupido nel San Gerolamo di cui sopra, e la composizione calibrata è fondata su una serie di contrapposti e su un uso drammatico della luce.
Il pezzo che desterà grande curiosità sarà sicuramente la lettera di Michelangelo diretta al Granduca Cosimo I de Medici nel 1560, dove il grande Buonarroti, dopo aver veduto il progetto di rimodernamento del Salone dei Cinquecento in Palazzo della Signoria a Firenze realizzato da Vasari, decide di rispondere direttamente al Duca. Nel 1559 Vasari aveva realizzato un modello ligneo del nuovo salone e lo aveva portato a Roma con altre carte da sottoporre al giudizio di Michelangelo; il vecchio artista approvò i lavori lodandoli, ma suggerendo, come si legge dalla lettera, di sollevare l’altezza della sala di ben 12 braccia, che corrispondono a circa sette metri, per renderlo più proporzionato e monumentale al tempo stesso. I lavori furono eseguiti fra il 1563 e il 1565 tenendo conto del consiglio di Michelangelo ed ancora oggi il salone appare come uno dei luoghi più monumentali che si siano mai visti, grazie al Vasari ed a colui che egli considerava l’artista più importante di tutti i tempi, Michelangelo Buonarroti.

A conclusione del percorso della esposizione è stato collocato il ritratto di Giorgio Vasari e Niccolosa Bacci, sua moglie, rappresentati come San Lazzaro e Santa Maria Maddalena nel 1563-64; il dipinto faceva parte della decorazione dell’altare maggiore della Pieve di Santa Maria Assunta ad Arezzo, concessagli come altare di famiglia dal 1563. Il Vasari ci guarda con occhio profondo e vibrante, all’apice del suo successo, con in mano un tomo, il volto incorniciato da una folta barba. La tavola con il San Giorgio che uccide il drago presente sempre in mostra, era parte della decorazione dell’altare e vedrà anche il concorso di uno dei suoi più fedeli collaboratori, Giovanni Stradano, che fu primo console della neonata Accademia del Disegno fiorentina fondata dal Vasari nel 1563. Abile artista Vasari, ma abile anche ad avere accanto sempre i collaboratori più adatti per le varie commissioni. Sotto l’altare di famiglia, secondo le sue ultime volontà, sarebbero state poi traslate le spoglie del Vasari nel 1574 alla sua morte, che avvenne a Firenze mentre era a lavoro per la decorazione della cupola del Brunelleschi in Santa Maria del Fiore.
La chiusura della mostra, quindi, simbolicamente ci riporta dove tutto era cominciato quando, il 30 luglio 1511, Giorgino d’Arezzo nasce, e dove fa le sue prime esperienze artistiche nella bottega di Guillame de Marcillat, pittore francese ma presente nella decorazione della cattedrale aretina. Da quel momento in poi una lunga carriera di successi cercati e voluti grazie, come lui stesso volle ricordare, ad “istudio, diligenza et amorevole fatica.”