Gioielli Scaligeri risplendenti sulla corona del Regio
di // pubblicato il 11 Giugno, 2011
La chiusura di Parma Danza 2011, lo scorso 28 maggio, è stata coronata dall’esibizione del Corpo di Ballo del Teatro Alla Scala di Milano che, accompagnato dall’Orchestra del Teatro Regio di Parma diretta da David Coleman, ha fatto risplendere le gemme di Jewels, capolavoro di George Balanchine.
Nuova produzione del balletto scaligero, debuttata sul maggiore palcoscenico milanese il 12 maggio - poi presentata in tournée al Teatro Regio di Parma e all’International Ballet Festival Lodz in Polonia - Jewels entra per intero nel repertorio della compagnia, grazie all’acutezza del suo direttore, Makhar Vaziev (1961). Segno di grande distinzione, la proposta del titolo balanchiniano sottolinea la duttilità dell’ensemble nonché la sua valenza internazionale.

Georgij Melitonovič Balančivadze (1904-1983), nato da padre georgiano, si forma alla Scuola di Ballo del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, entrando in seguito tra le fila della compagnia. Durante gli anni trascorsi sulle rive della Neva, assorbe a piene mani le effervescenze pre e post rivoluzionarie lì presenti: le avanguardie, i circoli culturali, le sperimentazioni di Lopukhov e quelle dei ‘laboratori’ teatrali.
Lasciata la madrepatria nel 1924, diventa coreografo principale dei Ballets Russes di Djagilev. Ribattezzato dal patron col nome di George Balanchine, per l’ensemble collabora con rinomati artisti visivi, conoscendo il milieu culturale parigino. Grazie a Djagilev, il coreografo intraprendere il proprio sodalizio artistico con Igor Stravinskij, destinato a durare molti anni.
Dopo la morte dell’impresario e la breve esperienza de Les Ballets 1933, accettata la proposta del mecenate Lincoln Kirstein di fondare una realtà di balletto interamente americana, Balanchine sbarca in USA nel 1934.
La Big Apple, terra di Broadway, del musical e dei cabaret, realtà alle quali Balanchine non rimane indifferente, accoglie il coreografo che, supportato da Kirstein fonda la School of American Ballet e l’American Ballet (1934-38). In seguito al conflitto mondiale con la creazione del New York City Ballet (1948), sorto dalla Ballet Society, finalmente Mr. B si dota dello ‘strumento’ utile ad esprimere appieno il proprio credo artistico.

Apoteosi e, al contempo, ‘enciclopedia organica’ della ‘rinnovata tradizione classica’, la creazione di Jewels fu ispirata a Mr. B. dalla collezione di bijoux di Claude Arpel, da lui ammirata alla gioielleria Van Cleef & Arpels di New York.
Da lì nasce al coreografo l’idea di creare per il suo New York City Ballet un titolo a serata intera, guidato dall’unico filo conduttore del fascino per le pietre preziose, simbolo di eleganza e potere, appositamente richiamate in scena dai ricci costumi della Karinska e dal décor di Peter Harvey.
Il trittico Emeralds, Rubies e Diamonds consacra nel 1967 il debutto del NYCB presso il New York State Theatre al Lincoln Center, sua nuova sede, attestandosi come titolo di spicco della coreografica ‘neoclassica’ novecentesca.
Ogni singola parte del trittico, associata per la scelta musicale a uno specifico compositore - Gabriel Fauré per Emeralds, Igor Stravinskij per Rubies e Pëtr I’lič Čajkovskij per Diamonds – porta Balanchine a realizzare a un differente ‘compendio’ di sfumature e sensibilità d’impiego del suo ‘nuovo vocabolario classico’. Le tre gemma, così, richiamano alla mente dell’avveduto spettatore un ‘implicito sottotesto’, collegato a un particolare universo storico-geografico.

Per la prima parmigiana si sono unite al Corpo di Ballo del Teatro Alla Scala le ospiti Olesia Novikova e Alina Somova, rispettivamente prima solista e prima ballerina del Balletto del Mariinskij.
Sulle melodie tratte da Pelléas et Mélisande e Shylock di Gabriel Fauré, in verdi e lunghi tutu romantici le donne e in decorate maillots gli uomini, gli scaligeri Mariafrancesca Garritano in coppia con Marco Agostino e Petra Conti - unica solista dell’ensemble milanese formatasi all’Accademia Nazionale di Danza di Roma – con Mick Zeni sono stati impegnati nei raffinati enchaînements di Emeralds. I suggestivi suoni degli archi, uniti a quelli del corno, le morbide pose e i delicati cambrés ci trasportano nella Francia, patria del balletto romantico, ma anche del lusso e dei profumi, dichiarata da Balanchine come fonte ispiratrice per la prima parte del trittico. Pose delle braccia e del busto che ricordano La Sylphide e Giselle si sposano qui al brio dal gusto couleur locale presente nei salti dei ballerini tutto reso con armonia dalla compagnia scaligera.

Con Rubies, già presente nel repertorio scaligero dalla stagione 1993-94, sul Capriccio per piano e orchestra di Igor Stravinskij si cambia decisamente tono. In cortissime mises rosse ‘neoclassiche’ che lasciano scoperte le gambe, ostentate in pose da review, primeggiano la solista Marta Romagna, impegnata in disequilibri, décalée e frizzanti combinazioni, e la coppia Olesia Novikova e Antonio Sutera, tecnicamente impeccabili.
Sfiancamenti di bacino, piedi flessi, polsi ‘spezzati’, pose sostenute sui talloni, senso di sfida e vitalità, sono tutti elementi presenti in Rubies, sezione di Jewels dove l’estro creativo di Balanchine raggiunge l’apice.
Pur se sconfessati dallo stesso autore, qui i richiami all’America dei musical e del jazz con le sue avvenenti girls – dove gioca un ruolo fondamentale l’allungamento della silhouette della ballerina e il denudamento estremo delle gambe voluto fortemente da Mr. B - da Saloons e rivista appaiono fortissimi. E pur se per l’autore l’intento primario era trasporre l’innovativa partitura in danza, idea concertata con lo stesso Stravinskij, senza alcuni riferimento al paese che lo aveva accolto, Rubies agli occhi dello spettatore si colora di queste suggestioni, o almeno richiama la via più sperimentale dell’epoca Djaghilev.

Dopo il brio, il retour à l’ordre di Diamonds è creato sugli ultimi quattro movimenti della Sinfonia n. 3 in re maggiore di Čajkovskij. La purezza del bianco domina la scena, i tutu classici dell’ensemble e un’unica coppia, qui formata dagli impeccabili Alina Somova ed Eris Nezha, impegnata in un lungo pas de deux ci trasportano ai fasti pietroburghesi di Marius Petipa.
Citazioni da La Belle au bois dormant e da Le Lac des Cygnes presenti in vari elementi del tessuto coreografico, come nei movimenti delle braccia della solista, evidenziano l'omaggio al balletto imperiale. Oltre al pas de deux, non mancano poi allusioni alle danze di carattere o agli atti bianchi, elementi tipici del periodo.
I virtuosismi predisposti in chiusura da Balanchine per la ‘coppia imperiale’ trovano nella Somova e in Nezha dei validissimi interpreti, ampio uso di maneges ricchi di pas de chat e arabesque per lei e grandi entrechats e grand tours per lui. Innovatore della tradizione accademica George Balanchine, adoperando elementi già conosciuti resi in maniera più fluida e veloce, gioca qui con le stesse ‘forme chiuse’ del passato modificandone la stessa struttura interna.
Il Corpo di Ballo del Teatro Alla Scala alla prova con la precisione e la musicalità ‘sinfonica’ balanchiniana si conferma, dopo la realizzazione in passato del shakespeariano A Midsummer Night’s Dream, degno interprete dei titoli del coreografo.