Giocatori di Ping–Pong all’HangarBicocca
di // pubblicato il 22 Luglio, 2011
Ha un nome lungo ma eloquente - Ping-Pong, Panda, Povera, Pop-Punk, Planet, Politics and P-Art – la nuova installazione “site specific” che occupa, fino al 5 ottobre 2011, l’area shed dell’HangarBicocca di Milano. L’artefice è il tailandese Surasi Kusolwong, classe 1965, i cui lavori sono già stati esposti in sedi dell’arte internazionale come la Tate Modern a Londra, il Palais de Tokio a Parigi, The Rose Art Museum a Boston, oltre alle Biennali di Istanbul e Venezia (2003), di Berlino (2001) e di Taiwan (2000).

I cinque tavoli da ping-pong – che i visitatori potranno utilizzare per giocare – sono il fulcro dell’installazione. Sopra, strumenti di vario tipo e materiali dedicati ai diversi aspetti del lavoro dell’artista: oggetti semplici e di uso quotidiano, quasi sempre kitsch, come piccoli animali in gesso coperti da conchiglie, o esemplari di diverse culture intagliati in legno si mescolano agli specchi dell’arte povera e ai manoscritti di Alighiero Boetti.

E ancora, nell’installazione: una scultura a forma di cubo in alluminio collegata a una macchina del fumo; un’opera-vulcano fatta da una montagna di sale con al centro una lampada; un gruppo di sculture-tenda realizzate con marmo, lastre di ferro, pezzi di legno e specchio; tutte le pagine del libro Living in the End Times di Slavoj Zizek, filosofo e psicanalista sloveno di matrice marxista che si occupa della crisi economico-sociale contemporanea; un morbido giaciglio di spugne tagliate a blocchi rettangolari con un cartello dalla scritta “Prenditi del tempo per sederti e pensare”; una serie di lampade pendenti realizzate tutte da Kusolwong.

Così l’artista descrive e spiega l’accozzaglia mistiforme del suo lavoro: “Sono per il Panda che vive in una pacifica foresta, nutrendosi con del bamboo, anche se vorrebbe aver bevuto del cappuccino. Sono per l’Arte Povera, l’arte italiana che ha in se valori umanistici profondi, per negoziare il presente attraverso i residui del passato. Sono per il Pop—Punk che è una via di uscita (per le persone senza via di uscita) in nome della libertà di scelta e di parola. Sono per il Pianeta dove Platone e il Buddismo Zen dividono simboli simili, il cubo e il quadrato, per il mondo. Faccio P-Art. Sono per l’Arte delle Persone.

In altri termini, “le nostre azioni in ogni tipo di attività riguardano, sia consciamente che inconsciamente, ogni altro aspetto della nostra vita - disastri naturali, cambiamenti climatici, estinzione di specie animali, conflitti religiosi e libertà di espressione” – poiché è indubbio che tutti, indistintamente, partecipiamo oggi ai meccanismi della complessità e della contraddizione della vita quotidiana”.
In questo senso il Ping-Pong diventa simbolo di un gioco bipolare e di un atto politico della diplomazia internazionale: i giocatori, entrando nel ritmo delle relazioni uomo-uomo e uomo-cose, partecipano alla costruzione complessa e contraddittoria della comunicazione della società contemporanea: un dialogo le cui domande e risposte si rimandano e si rimbalzano l’un l’altra, complicandosi o accelerandosi, provocando altre domande e altre risposte ancora.