Giò Ponti ospite in Casa Palladio
di // pubblicato il 23 Febbraio, 2009
E' stata scelta la Villa Badoer di Fratta Polesine, capolavoro di Andrea Palladio, per la mostra "Giò Ponti in Casa Palladio".
La celebre villa fu commissionata al grande Architetto da Francesco Badoer. La data di costruzione non è certa, ma nel 1557 doveva esistere già il corpo padronale, inserito nella mappa redatta nel medesimo anno raffigurante le valli di San Biagio e di Valdentro.
La villa compare nei Quattro Libri del Palladio del 1570, dove è rappresentata con alcune differenze rispetto alla configurazione odierna.
Venne decorata, e lo ricorda il Palladio stesso in uno dei suoi libri, dal Giallo Fiorentino che vi dipinse, nel pronao e negli interni, fantasiose grottesche recuperate durante i lavori di restauro compiuti dall'Istituto Regionale Ville Venete.

Dichiarata monumento patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO, è proprietà della provincia di Rovigo, che ha provveduto ad un intelligente restauro conservativo, per cui è ora possibile visitarla completamente.
In contemporanea con la mostra di Palazzo Roverella a Rovigo, da sabato scorso è visitabile "Giò Ponti in Casa Palladio". A promuoverla la Provincia di Rovigo con la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e la collaborazione della Regione del Veneto.

Ponti, nato a Milano nel 1891, inizia negli anni venti la sua attività di design all’industria ceramica Richard Ginori, e rielabora complessivamente la strategia di disegno industriale della società. Con le ceramiche vince il “Gran Prix" all’Esposizione di Parigi del 1925. L'attività di Ponti negli anni trenta si estende. Nel 1951, si unirà allo studio insieme a Fornaroli, l’architetto Alberto Rosselli ed intanto sia il design che l’architettura di Ponti diventano in questi anni più innovative abbandonando i frequenti riallacci al passato neoclassico. È qui che inizia il periodo di più intensa e feconda attività sia nell’architettura che nel design, negli anni cinquanta, infatti, verranno realizzate alcune delle sue opere più importanti. Ponti è senza dubbio una delle figure centrali del gusto déco e non soltanto in Italia.
Nei pezzi disegnati per la manifattura Richard Ginori le forme non sono mai banali e i decori mostrano scene e piccole figure nelle quali la citazione archeologia, l’eleganza neoclassica, l’ispirazione palladiana è sempre unita alla levità e all’ironia.
Nel 1928 Ponti fonda “Domus” e nel primo numero della rivista, nell’editoriale, Ponti presenta la casa italiana: “E’ di fuori e di dentro senza complicazioni, accoglie suppellettili e belle opere d’arte e vuole ordine e spazio fra di esse e non folla o miscuglio”.
Con Ponti il design afferma la propria grandezza, che alla base ha un formazione classica di studio dell’architettura. Nelle ceramiche pontiane c’è da una parte una classicità lontana che copre l’aspetto tipologico dell’oggetto e dall’altra c’è una classicità di “secondo grado” già digerita e rielaborata che copre invece l’aspetto materico e decorativo dell’oggetto.
La mostra presenta selezioni di mobili disegnati da Giò Ponti per gli arredi di case milanesi tra i quali vale la pena notare il divanetto di casa Ritter disegnato nel 1930 e una spendida serie di ceramiche come alcune opere plastiche modellate, “La terra promessa”, coppia di vignaioli che sorreggono un grosso grappolo d’uva, “Il poeta” raffinata figura in abito settecentesco e ancora le due versioni del “Levriero” modellati dalla scultore toscano Italo Griselli.
