Giganti a Catania. Burri e Fontana a Palazzo Valle
di // pubblicato il 22 Novembre, 2009
A Catania nelle sale di Palazzo Valle fino al 14 marzo si guardano negli occhi e si confrontano due giganti dell’arte, due maestri dell’informale. "Burri e Fontana. Materia e Spazio" è il titolo della mostra che offre in due sole parole una sintesi perfetta dei due grandi ambiti di ricerca dagli anni Cinquanta e Sessanta, dei tortuosi e spericolati percorsi in totale rotta di collisione con la tradizione e l’accademia.

Curata da Bruno Corà, grazie alla collaborazione tra la Fondazione Fontana di Milano, la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello, e la Fondazione Puglisi Cosentino, “Burri e Fontana” si presenta come una dei più importanti appuntamenti della stagione. Da una parte Alberto Burri, nato in Umbria a Città di Castello, scomparso nel '95 a ottant'anni, ufficiale medico durante la guerra, che nel dolore della prigionia scopre la sua vera vocazione artistica e inizia l’interesse per la tela, il sacco, la materia. Dall’altra Lucio Fontana, nato in Argentina (1899-1968), ma di salde origini italiane, che spazia tra figurativo e astratto nei primi anni Trenta fonda e pubblica nel 1947 il primo Manifesto dello Spazialismo diventando noto per i suoi “tagli e buchi” sulle tele e la materia, alla ricerca di una terza dimensione quella dello spazio.

All’interno di quel capolavoro di eleganza dell’arte barocca che è il Palazzo Valle incassato nel cuore storico di Catania e a nuova vita restituito grazie a un sapiente, quanto indispensabile restauro, le circa 100 opere esposte mettono in luce sia la relazione dei due maestri con le avanguardie storiche, sia la loro forte influenza esercitata sulle correnti e i movimenti successivi. Nel confronto si evidenzia quanto siano diventati veri punti di riferimento, due veri giganti dell’arte del Novecento.

Le materie più povere, i rifiuti: sacchi vecchi, plastiche, legni e ferri arrugginiti, catrame e pietre sono capaci nelle mani di Burri di trovare una nuova forza espressiva, una potenza e una poesia insolite. Navigando fra le opere "Catrami", i "Sacchi", le "Plastiche", le "Combustioni", i "Ferri", i "Cellotex", i "Cretti", si avvistano tutte le potenzialità della materia, tutte le metamorfosi e le esaltazioni che il fuoco può imprimere a una plastica, tutta la forza che un pezzo di ferro può trasmettere, cosa si possa dipingere su un pannello industriale (Cellotex) o cosa possono raccontare terre e vinavil quando si incontrano nei “Cretti”.
I “Cretti” sono presenti nei lavori del maestro fino dagli anni Sessanta e mostrano superfici e screpolature più o meno profonde secondo una precisa scelta dell’artista, ma lo straordinario “Cretto di Gibellina”. Realizzato come opera da donare alla città del Belice ricostruita dopo il terremoto del 1968 merita un una riflessione in più. Qui nella mostra il bozzetto ricorda l’intervento sulla città vecchia che Burri scelse di offrire come opera alla nuova Gibellina, i 12 ettari di un sudario di cemento bianco che ingloba le macerie della città distrutta.

Accanto alla materia di Burri la ricerca della spazialità di Lucio Fontana. Nei lavori tra il 1947 e il 49 quando espone alla Galleria il Naviglio di Milano l’Ambiente spaziale a luce nera suscitando grande entusiasmo e scalpore. I famosi “Buchi” e i “Tagli”, le tele forate, poi forate e dipinte. Il terzo manifesto teorico sullo spazialismo e per la prima volta l’uso del neon come forma d’arte alla IX Triennale di Milano nel 1951. Le sculture in ferro su gambo, una serie di opere in terracotta note come “Nature”, le lastre di metallo degli anni Sessanta, i “Teatrini” cornici in legno sagomato e laccato che racchiudono tele monocrome forate e i lavori dell’ultimo periodo.
A completamento della rassegna, una sezione è dedicata alla grafica e ai disegni per consentire un approfondimento delle fasi preliminari delle opere in mostra. I catalogo di Silvana Editoriale accompagna e documenta l’incontro dinamico e coinvolgente di questi due giganti dell’arte.