Gerhard Richter e la dissolvenza delle immagini nell’arte contemporanea
di // pubblicato il 27 Febbraio, 2010
Dopo il grande successo di pubblico di “Realtà Manipolate” che ha registrato oltre 18.000 visitatori, lo scorso 20 febbraio si è inaugurata alla Strozzina (CCCS) una nuova mostra che porta avanti la riflessione critica, già sviluppata nella precedente esposizione, sul concetto di realtà in relazione alle sue possibilità di rappresentazione nella società contemporanea.
Il progetto presentato da Franziska Nori, direttrice del CCCS, in collaborazione con la Kunsthalle di Amburgo, si incentra sul tema della dissolvenza dell'immagine e non poteva che essere dedicato a Gerhard Richter l'artista tedesco che nelle proprie opere ha portato all'estremo la dissoluzione sia della figura che della tecnica pittorica, dedicando tutta la sua carriera alla ricerca dell'essenza dell'immagine scevra di ogni significato e tendente alla creazione di una realtà a sé stante.

Richter, nato a Dresda nel 1932 e formatosi in una Germania che stava ancora facendo i conti con il passato nazista, sente l'assoluto bisogno di distaccare la propria arte da ogni riferimento ideologico e simbolico, dissociandosi in modo netto dalla cultura pittorica e artistica del regime hitleriano tendente, come in tutte le dittature, ad esaltare le virtù e la grandezza della nazione. Così l'artista tedesco, influenzato anche da Andy Warhol e dalla Pop art americana, comincia a lavorare su immagini che sono estrapolate dal loro contesto originario, quali ad esempio fotografie private tratte da album di famiglia o immagini dei media carpite da riviste e giornali. L'uso di tali modelli offre a Richter la libertà di azione a cui aspira per svincolarsi da connotati simbolici e iconografici.

Da qui nasce anche l'esigenza di riprodurre le immagini, tramite la pittura, in modo sfocato , trasfigurando gli oggetti e le figure o focalizzando l'attenzione su dettagli o particolari, al fine di mettere in discussione la realtà e la sua percezione.
L'esposizione, oltre a 12 significative opere di Richter e un video che ne documenta il modo di lavorare, presenta anche i lavori di sette giovani artisti contemporanei che – spiega Franziska Nori - “come Richter si sono occupati dell'effetto delle immagini, con un'identica distanza critica sia pure con percorsi personali differenti”.

Le opere di ciascuno sono presentate in uno spazio proprio, permettendo così al visitatore – pur all'interno di un contesto omogeneo – di apprezzare la specificità delle rispettive ricerche. Colpisce l'installazione dell'inglese Antony Gormley che avvolgendo in spirali concentriche diverse centinaia di metri di tubo metallico, coinvolge direttamente l'osservatore che, muovendosi all'interno dello spazio-scultura, diventa parte integrante dell'opera.
Il cinese Xie Nanxig invece, espone tre grandi e suggestivi dipinti ad olio che nascono da una complessa interazione tra fotografia, immagine video e pittura. L'intento, ben riuscito, è quello di dimostrare l'influenza dei media nell'ambiente reale attraverso il dissolvimento dell'immagine nella dinamica dei diversi mezzi artistici messi in gioco.

Tra gli artisti c'è anche il giovane pratese Lorenzo Banci che dipinge alcuni frammenti, tratti da fotografie, apparentemente marginali che scopre nei luoghi del quotidiano che lo circondano, mettendo al centro, in modo simile a quanto fa Richter, il rapporto tra figurazione ed astrazione.
Scott Short e Rogers Hiorns, basano i loro lavori sull'elemento del caso, che – spiega sempre la Nori “individuano come un mezzo per ridurre al minimo l'intervento creativo e decisionale dell'autore sulla composizione puntando invece sul valore della costruzione specifica dell'opera come oggetto autonomo”.