Georges Rouault. La notte della redenzione
di // pubblicato il 28 Gennaio, 2010
Si è aperta alla Raccolta Lercaro di Bologna "Georges Rouault. La notte della Redenzione" a cura di Andrea Dall'Asta S.I., Elena Pontiggia e Michele Tavola. Presenta al pubblico pezzi mai esposti in Italia e consente di avere una panoramica sulla produzione grafica di questo grande artista parigino, produzione che si può collocare all'incirca nel periodo tra le due guerre mondiali. Vero sperimentatore di tecniche grafiche ed innovatore delle stesse egli non è un purista ma mescola tecniche diverse pur di arrivare al risultato che vuole ottenere. Rouault è ossessionato dalla ricerca di perfezione nella forma e nel significato ed instancabilmente modifica fino all'ultimo le sue opere, sia le stampe che i dipinti, finchè non si ritiene soddisfatto.
Il percorso della mostra in cui è accompagnato il visitatore è un viaggio all'interno della visione della sofferenza umana che ha l'artista e all'interno della sofferenza divina che libera l'uomo e lo conduce, in questo cammino ideale, dal buio alla luce. Il suo messaggio è profondamente cristiano e la sua ricerca non cela la sua fede, cosa che appare solitaria in un artista del Novecento, ma questo non preclude assolutamente una lettura più intimista e personale.

Il percorso prende avvio da un disegno che risale al periodo in cui era allievo del simbolista Moreau, Sansone che gira la macina, accanto alla prima prova grafica, una copia da Picasso del 1913-18 circa, pezzi mai esposti in Italia. Vengono presentati diversi progetti a cui lavorò l'artista a partire da quello che viene considerato il suo lavoro più alto che è la raccolta Miserere, nata per essere pubblicata su di una rivista e poi come libro indipendente. La gestazione è travagliata sia per la rielaborazione estenuante dello stesso artista, con la realizzazione di un gran numero di prove intermedie, sia per la sua pubblicazione. Nata grazie ad una trattativa con il mercante Ambroise Vollard, si colloca tra il 1916 e la fine degli anni '20 circa, ma potè essere pubblicata solamente nel 1948 a causa della morte improvvisa di Vollard nel 1939 e la diatriba con gli eredi per la restituzione all'artista delle opere. Un travaglio che si adatta bene all'argomento trattato: la lacerazione provocata dalla guerra appena conclusa e il dolore nell'uomo e fra gli uomini posto a confronto con il dolore di Dio.
Immagini strazianti di un Cristo umano e un uomo sofferente come Cristo, paesaggi devastati e modificati dal dolore silenzioso si alternano per lanciare un forte messaggio spirituale. Il suo segno è spesso, largo, carico di empatia profonda e pare quasi un dipinto più che una stampa. Una particolarità è l'esposizione di due stampe che non erano presenti al momento della pubblicazione perchè scartate dallo stesso Rouault.

Porta un po' di vivacità una serie di litografie di soggetto circense a colori. Le figure di clown e ballerine sono esaminate in questo periodo storico da molti artisti, in Rouault queste figure vengono rappresentate con molta malinconia e pietà perchè parte di coloro che vengono considerati gli ultimi della società ma che vivono con grande dignità la loro vita sofferta.
Molto interessante è la presenza di alcune matrici in rame per far meglio comprendere il procedimento tecnico. Si può notare la caratteristica biffatura, un taglio, uno sfregio che l'artista opera al termine della tiratura, in modo che le stampe successive siano riconosciute come non originali.
La meditazione sulla condizione umana trova il suo massimo nella sezione intitolata "L'uomo e le sua maschere" con una forte satira e critica all'ipocrisia, alla corruzione, alla sete di potere degli uomini e alle nostre piccole e grandi contraddizioni, immagini nate come reinterpretazione di diversi testi letterari oppure solo come denuncia. A conclusione, le ultime realizzazioni prima del termine della sua produzione nel 1939, dopo la morte dell'amico Vollard, tra le quali Cristo in croce del 1936 che stupisce per la pulizia e sintesi delle linee e per l'aspetto arcaico e solenne, del quale sono esposte anche cinque prove colore e nero, interessantissime per comprendere la lavorazione necessaria. Parte conclusiva spiazzante dal punto di vista stilistico rispetto al precedente, con opere dell'astrattista David Simpson, ma comprensibile dal punto di vista simbolico all'interno del filo conduttore dell'esposizione. Il catalogo contiene utili schede delle opere.