Genio toscano in terra lombarda - leonardeschi fra San Pietroburgo e Pavia

di Elisabetta Morici // pubblicato il 18 Marzo, 2011

Giugno 1490. Un gruppo di uomini a cavallo parte da Milano alla volta della città di Pavia.
Fra loro ci sono due delle menti più ingegnose che il fecondo Quattrocento ci ha dato, Francesco di Giorgio Martini, ormai anziano, e il genio trentasettenne Leonardo da Vinci. Il grande artista, che era entrato alla corte di Ludovico il Moro due anni prima, era stato chiamato, insieme al più esperto architetto, per dare un parere sulla costruzione della cattedrale pavese che, a causa di problemi tecnici, si era interrotta. Con Leonardo, a Pavia arriveranno anche due giovani artisti, suoi allievi, Marco d’Oggiono e Antonio Boltraffio.
Qui comincia la storia del rapporto fra Leonardo e la città che dal 20 Marzo prossimo ospiterà una delle più interessanti mostre nate per celebrare l’Anno della cultura e della Lingua italiana in Russia e della cultura e della Lingua russa in Italia. Un rapporto di collaborazione che è nato nel 2009 fra istituzioni pavesi e museo statale Ermitage di San Pietroburgo, che ha già dato incredibili frutti e che ora permette di prestare l’attenzione sui talenti che hanno trovato in Leonardo da Vinci una guida per uscire dal medioevo ed entrare a pieno titolo nel rinascimento.

La mostra Leonardeschi. Da Foppa a Giampietrino: dipinti dal museo Statale Ermitage di San Pietroburgo e dai musei Civici di Pavia a cura di Susanna Zatti e Tatiana Kustodieva allestita nel trecentesco Castello Visconteo è l’occasione per una ulteriore lettura critica sui molti artisti che sono stati nell’orbita di Leonardo e hanno fatto parte della sua cosiddetta scuola.
Dopo tanti studi cominciano ad essere delineati nelle loro storie artistiche e nelle loro personali soluzioni stilistiche. La collezione che è presente a San Pietroburgo è molto importante e, come si legge nelle parole del direttore dell’Ermitage, i Russi ne sono ben fieri.
Accanto ad opere originali di Leonardo, la Madonna Litta e la Madonna Benois, hanno anche una serie di dipinti leonardeschi che evidenzia quanto sia stato formativo il passaggio del Toscano in terra lombarda. Una collezione di valore, grazie ai dipinti di Giampietrino, come la stupenda Maddalena penitente, o alla Sacra Famiglia di Cesare da Sesto, che lo scrittore Stendahl considerava la cosa più bella realizzata da Leonardo da Vinci.

E’ infatti vero che molte delle opere oggi ascrivibili agli artisti cosiddetti Leonardeschi, sono entrate nella collezione dell’Ermitage perché attribuite nei secoli passati a Leonardo. Fondato nel 1764 per volere di Caterina II zarina di Russia, il museo si avvaleva dei più esperti consiglieri del tempo, che, alla luce delle conoscenze di allora sull’attività di Leonardo da Vinci, hanno fatto in modo di acquisire molte delle opere sul mercato legate al suo nome. Dopo vari anni gli storici dell’arte si sono poco a poco resi conto degli errori di attribuzione ed hanno cominciato a restituire alla “scuola” di Leonardo la maggior parte dei quadri, ma la critica, soprattutto di inizio Novecento, si è accanita sui vari allievi, arrivando a definirli “creatori di cadaveri galvanizzati” (Roberto Longhi). Ma la storia, per fortuna, non finisce qui.
Le riflessioni successive su questi artisti sono state molto più obiettive, accantonando quel sentimento forse di disappunto per non essere di fronte alla mano del maestro, dal quale erano scaturite le terribili opinioni.
La critica della seconda metà del secolo scorso ha evidenziato le capacità espressive dei seguaci di Leonardo, che non si limitarono ad una mera ripetizione delle iconografie del maestro, ma studiarono gli effetti della luce, la tecnica dello sfumato, la mimetica dei volti per meglio catturare i moti dell’anima, tipica di Leonardo. Questi diventeranno i punti di partenza per tutti loro, che poi in modi diversi affronteranno il rinnovamento dell’arte lombarda e diffonderanno il linguaggio del loro grande Maestro. Le opere che arriveranno dall’Ermitage sono 22 e saranno completate con 23 opere che sono nelle collezioni dei musei pavesi.
Si parte con artisti che dominavano la scena prima dell’arrivo di Leonardo, Ambrogio Borgognone e Vincenzo Foppa, del quale si potrà ammirare la pala Bottigella realizzata fra il 1477-78 per la chiesa pavese di San Tommaso ed uscita da un lungo ed importante restauro.

La loro arte però, dopo l’arrivo di Leonardo, non sarà più in Lombardia il riferimento principe con cui confrontarsi. La forte presa dell’arte di Leonardo è quindi dimostrata dalle opere di Francesco Melzi, uno dei suoi allievi devoti, che lo seguirà in Francia e che erediterà i suoi disegni e manoscritti; la sua produzione sicura è molto ridotta ma certamente sua appare la bella Flora del museo russo, acquistata nel 1850 per l’Ermitage, come opera di Leonardo, per la cifra di 40.000 franchi.
Poi vedremo Giovanni Pietro Rizzoli, meglio conosciuto come il Giampietrino, con opere di grande originalità, fra cui spicca una dolcissima Maddalena Penitente con le mani giunte. Altro protagonista della mostra è Bernardino Luini, maestro del Cinquecento lombardo, che fu attratto da Leonardo, come dimostrano le opere giunte da San Pietroburgo e due porzioni di affreschi che arrivano da una villa pavese.
La pala di Cesare da Sesto tanto ammirata da Stendahl è uno dei gioielli del museo russo che la conserva sin dal 1769, e ci fa incontrare uno dei più importanti artisti lombardi del XVI secolo.

In mostra sono anche opere del Sodoma, che ebbe in Leonardo una grande fonte di ispirazione, del Caroto, che si appassionò allo studio dei volti e le loro espressioni, e per finire, un’opera che potrebbe essere ascrivibile al famoso, quanto enigmatico, Salai: il ragazzo che fu dall’età di dieci anni nella bottega milanese di Leonardo, il quale lo soprannominò così da un poema del Pulci, per essere come un diavolo nel comportamento, ma al quale lui tutto perdonava. Tante altre opere sono ancora senza un nome, ma questa mostra potrà essere un ulteriore banco di prova e confronto per poter sviluppare studi sui leonardeschi e, chissà, scoprire risposte.
Il collegamento che è stato instaurato fra il comune di Pavia, i musei civici di Pavia, la fondazione Banca del Monte di Lombardia con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo e la Fondazione Ermitage Italia, è uno strumento importante per la diffusione della cultura italiana.
La Fondazione Ermitage è una filiale del museo russo nel nostro paese che ha aperto nel 2007 con sede a Ferrara e crea uno scambio continuo di conoscenze di alto livello, permettendo a molti giovani di studiare con borse di studio in Italia.

Lo scambio culturale è una fonte inesauribile per ogni studio, oggi come in passato. Anche la mostra che potrete vedere al castello visconteo di Pavia mette in evidenza questo fertile movimento di innovazioni dalla toscana di Leonardo in terra di Lombardia, ma fa anche riflettere su quanto importante è stata la conoscenza di Pavia e del suo territorio per lo stesso Genio toscano: gli studi sulla pianta centrale, i navigli, la natura, il Regisole, ovvero la statua equestre bronzea conservata in città fino alla fine del XVIII secolo. Tutto colpì l’ingegno di Leonardo, come si vede in molti dei suoi disegni, nei mesi in cui fu a Pavia, città nella quale tornò poi nel 1510 per studiare anatomia sotto la guida dei luminari della locale, già rinomata, università. Questa celebre istituzione pavese celebra quest’anno i 650 anni dalla sua fondazione.
Una serie di importanti iniziative faranno quindi da corollario alla mostra: conversazioni d’arte, aperitivi al Castello, concerti e laboratori, fino alla notte bianca di sabato 28 maggio, nel quale la mostra resterà aperta fino a mezzanotte.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma
    Cupido in un paesaggio
    Olio su tela
    68x129 cm
    San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage
  • Giovan Pietro Rizzoli, detto il Giampetrino
    Maddalena penitente
    Olio su tavola
    49x39 cm
    San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage
  • Francesco Melzi
    Flora
    Olio su tela
    76x63 cm
    San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage
  • Cesare da Sesto
    Sacra Famiglia con Santa Caterina
    Olio su tela 89x71 cm
    San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage
  • Bernardino Luini
    Santa Caterina
     Olio su tela
    68x59 cm
    San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage



IN COPERTINA
un particolare di
Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma
Cupido in un paesaggio
 

Catalogo edito da Skira

Mappa

Dove e quando

Leonardeschi. Da Foppa a Giampietrino: dipinti dal museo Statale Ermitage di San Pietroburgo e dai musei Civici di Pavia

  • Date : 20 Marzo, 2011 - 10 Luglio, 2011
  • Indirizzo: Castello Visconteo, Pavia, viale XI febbraio 35
  • Sito web

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