Galileo Chini e la Toscana
di // pubblicato il 13 Settembre, 2010
Visita da non perdere quella a Palazzo delle Muse di Viareggio dove, oltre al recupero architettonico e la permanente di Lorenzo Viani, si aggiunge una mostra che vanta un eccellente comitato scientico. Curata di Alessandra Belluomini Pucci e Glauco Borella, Galileo Chini e la Toscana. La Toscana e Galileo Chini, è un delizioso scrigno dedicato a un artista di spicco nel panorama internazionale dell'art nouveau e focalizza quel particolarisimo rapporto con le tradizioni regionali attraverso un'accurata e significativa campionatura.

Galileo Chini (Firenze, 2 dicembre 1873 - 23 agosto 1956) pittore, ceramista, scenografo, grafico e urbanista, ha saputo mettere in simbiosi il genio e la produzione artistica con il miglior artigianato locale rinnovando la bottega rinascimentale e attualizzandola con le istanze del nascente ventesimo secolo e, se alla sua terra, egli deve la formazione attraverso una personalissima elaborazione, spicca poi la produzione originale ed eterogenea.

La curatrice Alessandra Belluomini Pucci, ricordando il periodo fiorentino dei primi anni del Novecento "e il vivace dibattito promosso contro la Società Promotrice di Belle Arti, che aveva rifiutato la sua opera e quella di alcuni giovani pittori, e alla quale veniva contestata da Chini e dagli altri la mancanza di innovazione, l’oscurantismo e il tenace sostegno della pittura di mestiere" sottolinea dalle memorie dell'artista ero ormai un giovinetto ed avevo conosciuto ed ero amico di Plinio Nomellini, Lodovico Tommasi , Salvino Tofanari ed altri come Costetti, Libero Andreotti, Enrico Sacchetti, e non voglio dimenticare Giuseppe Graziosi […]. Insomma i giovani di allora. Poi, tra i letterati, Sem Benelli, Beltramelli, Cavaciocchi e Giovanni Papini. In noi vi erano tendenze varie, e con questi artisti ci trovavamo spesso e si era gli scapigliati della nostra città; si organizzava una vita artistica un poco rumorosa, ma fattiva ed onesta, si organizzavano esposizioni e specie contro l’arte commerciale con soggetti che non avevano altro pensiero che il denaro e che di arte non avevano nulla, solo un po’ di pittura e di facile mestiere: si compiangevano tanti pittori che avevano belle qualità e che per il denaro riempivano di moschettieri e di altri frivoli soggetti il mondo! Noi si guardava con senso comprensivo l’arte di Signorini, Fattori, Lega, Cabianca ed altri del movimento macchiaiolo, ma anche fuori di questo, come Segantini, Previati, Ciardi, Faruffini, Nino Costa e tanti che innovavano in vario modo l’arte!”.

Prendetevi tempo per la visita, per osservarne attentamente l'attività pittorica - dalla fine dell'Ottocento agli anni Quaranta del Novecento - e le modalità di ritrarre il paesaggio toscano come specchio dei suoi stati d’animo dei diversi periodi storici: luminosi dipinti realizzati durante il soggiorno in Versilia, nella serenità domestica, quelli che ritraggono il paesaggio fiorentino, impregnati di sentimenti nostalgici, o quelli cupi e carichi di sconforto, realizzati nel periodo della seconda guerra mondiale.

Glauco Borella, scrive "Chini veniva presumibilmente da Firenze. S’era lasciato alle spalle Lucca e aveva salito il Quiesa. Scollinando gli appare l’immensa piana tra Massaciuccoli e Viareggio, attraversata da canali, fossi, stagni, chiusa a ponente, verso il mare, dalla macchia scura della pineta. Gli appare, tanto era diverso da quello percorso fino ad allora, come un paese di sogno, esotico e tutto da scoprire […]. Scese le ultime rampe di Quiesa, percorrendo la strada tortuosa al piede delle colline, egli guardava alla sua sinistra. Guardava e sempre più gli pareva di essere altrove. La piana, fra la strada e la superficie liscia, opacamente argentea del lago, gli appariva tutta occupata da una vegetazione fitta di giunchi, canne, falaschi e altre erbe palustri. La variegavano fossi, stagni, pozze d’acqua, canali che formavano un intrico complesso e misterioso, noto solo ai suoi abitanti, per altro invisibili. Rare le case. Più frequenti apparivano i capanni di carattere provvisorio per la caccia di passo. E poi, botti galleggianti sulle acque torbide e qua e là accese da sprazzi luminosi, bilance per la pesca, ponticelli, baracchini. E tutto era così leggero, così tenue e gentile come in certe stampe di paesaggi orientali. Possiamo immaginare il batticuore del nostro giovane amico. Gli pareva di trovarsi in Oriente. Già perdutamente innamorato di questo mondo incredibile, gli venivano alla bocca nomi di luoghi finora soltanto sognati, eppure così congeniali alla sua natura poetica: Rangoon, Singapore, Manila, Hong-Kong, Bangkok".

In mostra anche le ceramiche con vasi, piatti e oggetti di arredamento di un artista precursore e, la lettura complessiva, permette un interessante confronto tra queste opere, progetto innovativo e sperimentale che aderisce alle istanze internazionali dell'art nouveau, con la pittura dove è palpabile l'intima percezione di sé e il rapporto con il mondo circostante.
Del Galileo Chini architetto, Glauco Borella rileva come “la grande capacità di cogliere le novità e gli stimoli artistici più disparati e farli suoi attraverso un’elaborazione stilistica e poetica sicurissima, determinata, lo rendono un personaggio piuttosto unico nel panorama italiano per ricchezza di accenti e autonomia di linguaggio” .
Lo dimostrano le significative sezioni della mostra con la produzione di ceramiche per l’architettura con i più significativi manufatti per edifici toscani, affiancati dai progetti preparatori, gli arredi decorati con applicazioni ceramiche, le testimonianze dell'attività grafica con alcune affiches, realizzate appositamente per eventi toscani, dove è evidente l’adozione del medesimo disegno, utilizzato sia per la decorazione murale che per la produzione ceramica.
Infine, la raccolta di bozzetti per le scenografie di Turandot a testimonianza del rapporto di collaborazione con Giacomo Puccini.

Bellissimo il catalogo, edito da Silvana Editoriale, che dettaglia, apputo, la formazione fiorentina di Galileo Chini, la sua molteplice produzione in Toscana e l'eredità artistica lasciata in Versilia.