Galanterie del vetro. Il risorgimento vetrario dell’800 a Venezia

di Ellegi // pubblicato il 19 Aprile, 2010

Fiori, delfini, cigni e serpenti. Ippogrifi, cavallucci marini e tanti dragoni. Rosso rubino, acquamarina. Non stiamo ammirando un antico codice miniato o gli animali di un bestiario fantastico, ma i coloratissimi vetri di preziose opere realizzate a Murano nell’ottocento.

Galanterie del vetro. Il risorgimento vetrario dell’800 è la mostra che presenta, negli spazi di Palazzo Loredan a Venezia, 250 opere della collezione di Fiorella e Phillip de Boos-Smith, londinesi di famiglia australiana, amanti di quel gusto ottocentesco, tipicamente inglese, che ha privilegiato il colore, la fantasia e la perizia tecnica dei manufatti. 

Le galanterie di vetro sono gli oggetti ornamentali squisitamente modellati dai maestri vetrai di Murano, che con lavoro che raggiunge la leggerezza delle trine e dei pizzi, e audace policromia, costituirono il settore produttivo di maggiore spicco nel periodo dalla grande rinascita della produzione del vetro di Murano nella seconda metà dell’ottocento Utilizzando i nuovi spazi espositivi all'interno della sede storica dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti che promuove l’iniziativa insieme alla Regione Veneto con il patrocinio del governo australiano, Rosa Barovier Mentasti ha curato l’esposizione selezionano e organizzando le opere secondo le diverse tecniche vetrarie e offrendo, anche ai non addetti ai lavori attraverso la pagine del bel catalogo edito da Marsilio, preziose informazioni per aiutare a capire la particolare lavorazione vetraria muranese.

Non tutti conoscono i segreti di filigrane, avventurine e calcedoni ispirati all’arte rinascimentale e barocca in un lavoro di recupero delle tecniche di lavorazione del vetro soffiato dell’antico che vengono riproposte dai maestri vetrai.
L'avventurina ad esempio è, come illustra Rosa Barovier Mentasti, una qualità di vetro inventata all'inizio del XVII secolo, caratterizzata da fitte pagliuzze dorate, che sono cristalli di rame che si formano nella massa vitrea durante il raffreddamento. L'avventurina era un vetro molto difficile da ottenere e prende il suo insolito nome dalla frase di un vetraio seicentesco aveva spiegato l'etimologia del suo nome: "vien più per ventura che per scienza".
Oppure quanti sanno che esistono tre tipi di lavorazione a filigrana? Quella a retortoli, o a zanfirico, dai fili sottili ritorti bianchi o colorati interni alla sotti, o a reticello, dove una fitta rete di fili crea una rete nella parete del vetro soffiato?

La civiltà del vetro ha origini antiche. E’ difficile stabile con precisione quando abbia avuto origine la tradizione del vetro sulle isole di Venezia. La storia intrecciata alla leggenda racconta di isole della laguna, dove, dopo la caduta dell’impero, si rifugiarono gli antichi veneti portandosi dietro fra le altre cose anche le tecniche di lavorazione del vetro imparate dai romani.

L’arte di fondere, complice il calore, sabbie, silice e altre sostanze per tirarne fuori un nuovo materiale duro e fragile al tempo stesso, era già apparsa in tempi molto remoti, più o meno interno al terzo millennio in Mesopotamia. Sabbia, fuoco, tecniche antiche e molta acqua per il raffreddamento, non mancavano a Venezia e così prima dell’anno Mille su un atto di un notaio dell’epoca, resta impresso per la prima volta su un documento ufficiale, che un certo Domenico aveva esercitato l’attività di “fiolario”, cioè la produzione di vetri cavi soffiati, una specie di bottiglie, dette appunto “fiole”.

Per motivi forse legati al problema dei frequenti incendi, verso la fine del XIII i laboratori e i forni dei vetrai furono concentrati nell’isola di Murano, proteggendo il segreto della fusione e i lavoratori in una corporazione con regole severissime. Già in quel secolo i vetrai avevano uno statuto e nel 1441 uno nuovo testo riscritto in volgare la Mariegola dell’Arte dei verieri de Muran dettava precise disposizioni riguardanti la disciplina della corporazione in tutte le fasi della sua attività.

Dopo i fasti della Serenissima e la grande importanza commerciale dei preziosi vetri, una grave crisi si abbatte su Murano. Una crisi che portò al blocco quasi totale della produzione dopo la caduta della Repubblica Veneta nel 1797. Il risorgimento vetraio a cui allude anche il titolo dell’esposizione arriva soltanto verso la metà dell’ottocento quando vengono recuperate le tecniche della tradizione veneziana e anche quelle di epoca romana e pre-romana.
Un lavoro e uno sforzo, che sottolinea Rosa Barovier Mentasti, non solo segnò la rinascita economica di Murano, ma pose anche le premesse per la splendida fioritura del vetro veneziano del XX secolo. I vetrai come Salviati, Barovier, Moretti e Seguso fondarono alcune delle vetrerie più prestigiose del novecento e le tecniche recuperate, anche la murrina di epoca romana, costituirono il fondamento per opere assolutamente moderne.

Una lunga storia che mette in luce come nelle opere dell’esposizione Le galanteria del vetro si trovano radici antichissime che hanno dato vita agli oggetti ornamentali della collezione di Fiorella e Phillip de Boos-Smith e ai nuovi smaglianti colori delle opere ottocentesche così amate e acquistate dagli Inglesi dell’ottocento.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Ampolla con drago - particolare
  • Delfino in vetro soffiato -
    Grande coppa con cigni
  • Calice giallo decorato a smalto - 
    particolare
  • Calice con coppa di girasol a ghiaccio -
    Calice con coppa di girasol a «meza stampaura»
  • Flacone lavorato a lume - particolare

© Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti

Mappa

Dove e quando

GALANTERIE DI VETRO. Il Risorgimento vetrario di Murano nella collezione de Boos-Smith

  • Fino al: - 20 Giugno, 2010
  • Indirizzo: Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti - Palazzo Loredan, Venezia, Campo S. Stefano 2945
  • Sito web

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