Futurismo: l’Avanguardia che volle rientrare nella vita
di // pubblicato il 07 Marzo, 2009
“Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!”
Manifesto del Futurismo
Filippo Tommaso Marinetti
20 febbraio 1909
Inutile ribadire che il 2009 sia l’anno futurista. Carta stampata, programmi televisivi e le nostre stessa pagine non hanno mancato di raccontare capillarmente questo appuntamento che l’intera Europa sta celebrando, in una pregevole sintonia con quel principio internazionale fondante nel movimento stesso, volto a glorificare il futuro inteso comune fucina di nuovi stimoli. Lontano dagli astrattismi mentali e distaccati di altre avanguardie, il futurismo vuole cancellare tutta l’autorità delle antiche forme, per calarsi totalmente nella vita celebrandone le sue novità, i suoi nuovi trionfi, la sua modernità. Con il futurismo l’arte diventa un’azione concreta che agisce in funzione della vita, ottimisticamente sentita da questi artisti come continua rigenerazione.
Del resto noi uomini e donne del XXI secolo possiamo dire di vivere nel “futurismo”, il futuro stesso è per noi all’ordine del giorno. Sappiamo bene che il privilegio del grande progresso, raggiunto solo in tempi relativamente recenti, ebbe come precedente e controparte una fissità antica durata per secoli. All’alba di questa vera e propria rivoluzione culturale, ma non meno antropologica, gli animi più svegli non poterono che esserne mirabilmente colpiti. L’entusiasmo sorto da quell’istinto giocoso e fanciullesco che spinge l’uomo alla curiosità verso il nuovo, li colse e si manifestò proprio nel grande ossequio all’innovazione che il movimento futurista esplicitò.
Cento anni dopo la sua nascita, l’Italia e l’Europa stessa ritrovano le radici di questa comune svolta, tanto artistica quanto intellettuale e sociale, in un humus comune, celebrando il movimento futurista il quale, benché radicato fortemente nel tessuto culturale italiano, si palesò da subito come un fenomeno globale e irruento tanto quanto il progresso che decantava.
E se l’Italia celebra questa ricorrenza nei suoi maggiori musei disseminati in tutto il territorio, la capitale non poteva rimanerne estranea.

A Roma, negli ormai noti spazi delle Scuderie del Quirinale fino al 24 maggio sarà “Futurismo. Avanguardia-Avanguardie” l’originale tributo che la Città Eterna dedicherà al tema. Nata da una collaborazione con il Centre Pompidou e la Tate Modern la mostra, esordita a Parigi, dove il movimento stesso vide la luce all’alba di quel famoso 20 febbraio 1909, sbarca ora in Italia e terminerà a Londra, declinata ogni volta secondo l’ottica personale di ognuna delle istituzioni museali protagoniste. L’autorevole direttore del comitato scientifico Paolucci non manca di ricordare che questa è “una mostra patriottica” in quanto “allestita in un luogo identitario della patria” perché rivendica “alla patria” un movimento profondamente italiano che però, grazie a Marinetti, fece presto i conti con la cultura francese e con i suoi artisti, seguendo un proficuo scambio di stimoli e suggestioni.
Trovo ancora perfette le parole di Paolucci che, nel suo saggio, interrogandosi su quale sia l’apporto italiano nel manifesto futurista parigino, ci ricorda quanto da sempre sia forte, e per certi aspetti ineguagliabile, il sostrato culturale sul quale poggia la nostra nazione: “..il Manifesto del 1909? Ha portato – io credo – lo sperimentalismo, quel gusto dell’azzardo, quella ricerca di nuovi percorsi intellettuali e di inediti linguaggi espressivi, che vediamo presenti nella Firenze di Brunelleschi, di Masaccio, di Donatello, nella Venezia di Antonello e di Giovanni Bellini, nella Roma di Caravaggio e di Bernini”.
Settantatessette opere in mostra, che non superano il 1915, raccontano il nocciolo duro del primo e dirompente futurismo. A partire da alcune delle trentasei opere presenti alla prima mostra futurista parigina "Les peintres futuristes italiens", aperta il 5 febbraio 1912 presso la galleria Bernheim-Jeune & Cie, l’esposizione sviluppa non solo un discorso sul Futurismo ma anche, e proprio qui sta il pregio maggiore del progetto, il rapporto talora contrastante, ma più simbiotico di quanto si pensi, tra questo e gli altri movimenti d’avanguardia del momento, in particolar modo con il cubismo. Sono proprio le serie di corrispondenze e opposizioni tra le prime avanguardie a costituire il tessuto della mostra.
Due movimenti come Cubismo e Futurismo, che formalmente e ideologicamente si palesano come uno l’opposto dell’altro, in quanto il primo nato da una riflessione sulla forma distante dal soggetto d’indagine, mentre il secondo immerso nel flusso del movimento e dell’innovazione del soggetto stesso, convergono però in un punto fondamentale: la simultaneità della visione.
Ben presto la sintesi dei due movimenti vivrà nel Cubofuturismo di Malevic.
L’avere la cultura italiana come bersaglio in quanto troppo dominata da archeologi e antiquari, il sentire la cultura soffocata sotto il peso di un passato dispotico, l’iconoclastia, l’attivismo anarchico a supporto di questo nuovo credo sono tutte facce della stessa medaglia futurista.
“Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità” questo entusiasmo è alla base di una nuova dimensione lirica del movimento. E ancora“Alla concezione dell’imperituro e dell’immortale, noi opponiamo, in arte, quella del divenire, del perituro, del transitorio e dell’effimero”.
Accoglierà il visitatore un’ondata di parole scherzosamente composte, come di regola per il futurismo. E da qui lo abbandoneranno e lo lasceranno perdersi in un percorso fatto solo di immagini. Sarà infatti un opuscolo consegnato assieme al biglietto ad accompagnarlo per le sale, scarne nella spiegazione scritta, non altrettanto in quella visiva.
Ben articolate in sezioni che toccano vari aspetti, le opere parleranno di se, come ha voluto la stessa curatrice Ester Coen: “Il mio è un racconto non retorico, il più obiettivo possibile, attraverso immagini straordinarie che esprimono energia e dinamismo”.
Per cominciare non si potevano di certo dimenticare le radici divisioniste del futurismo, che segnano l’avvio di una nuova visione pittorica costruita sulla luce, quella stessa luce, nuovo elemento del progresso, che contribuisce a ornare le città di tutto il mondo occidentale. È il trionfo dell’elettricità come mostra “L’idolo moderno” di Boccioni.

Segue una attenta analisi del dinamismo universale che, come tale, non manca di colpire uomini, cose e sensazioni, un dinamismo degli stati d’animo che irrompe in ogni aspetto della vita. “Noi porremo lo spettatore nel centro del quadro” è questa la veemente dichiarazione dei futuristi che, così facendo, ribaltavano la prospettiva classica. Le linee spesso fuggenti, agitate, rapide che caratterizzavano la resa grafica dei sentimenti, non potevano non collimare perfettamente con il tributo al movimento proprio del futurismo e “I funerali dell’anarchico Galli” di Carrà ne sono emblema.

La simultaneità tipicamente futurista è perseguita tra sentimenti e odori, rumori, profumi e tutto cioè che i sensi possono cogliere. Del resto “ogni suono porta con sé un sviluppo di sensazioni”, lo stesso Balla nel 1913 pubblica il “Manifesto dei suoni, rumori e odori”.
Liberatisi da spazio e tempo che “..morirono ieri” questi artisti poterono così convogliare tutte le loro energie creando opere liberatorie come “La Risata” di Boccioni, scoperto omaggio all’idea filosofica bergsoniana di una temporalità mutevole e fluida che esprime il confondersi di durata e memoria. “La simultaneità – dichiarano i futuristi – è per noi l’esaltazione lirica, la plastica manifestazione di un nuovo assoluto: la velocità; di un nuovo e meraviglioso spettacolo: la vita moderna; di una nuova febbre: la scoperta scientifica. Simultaneità è la condizione nella quale appaiono i diversi elementi che costituiscono il DINAMISMO. E dunque l’effetto di quella grande causa che è il dinamismo universale. È l’esponente lirico della moderna concezione della vita, basata sulla rapidità e contemporaneità di conoscenza e di comunicazioni. Se consideriamo le diverse manifestazioni dell’arte futurista noi vediamo in tutte affermarsi violentemente la simultaneità.”

Immancabile la rappresentazione dell’energia, vero perno della ricerca futurista, attraverso linee-forza che rendono pittura il dinamismo. Lo vediamo in una successione di fotogrammi sovrapposti o accostati, dove il movimento non cancella il soggetto ma lo sviluppa in una sequenza temporale, come accade in “Bambina che corre sul balcone” di Balla. “Le cose in movimento si moltiplicano, si deformano, susseguendosi, come vibrazioni, nello spazio che percorrono”.
Il secondo piano è infine dedicato alla documentazione di analogie e sinergie nelle contaminazioni tra Cubismo e Futurismo. Queste porteranno al Cubofuturismo russo, al Vorticismo inglese e al Sincronismo americano.
Del resto se i futuristi andavano affermando“ vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, combattere contro il moralismo ecc.. Ci sembra che ci siano già troppi politici, deputati, senatori e perfino consiglieri generali ad occuparsi di queste attività”, creando un vero e proprio elettrochoc, non potevano non sconvolgere l’intera comunità artistica europea. In Russia, ed esempio, ben presto trionfò l’impulso alla ricerca e alla sperimentazione, oltre all’ossequio alla mitologia del nuovo e della sua nuova estetica, nel Cubofuturismo di Malevic dove si fondarono maniera cubista e nuova esperienza futurista. In Inghilterra furono invece i Vorticisti a inseguire la pittura dinamica dell’età del progresso e delle macchine, ma attraverso una maniera più sintetica e incisa.
Chiudiamo dando voce ai protagonisti stessi del movimento:
“..il gesto, per noi, non sarà più un momento fermato del dinamismo universale: sarà, decisamente, la sensazione dinamica eternata come tale. Tutto si muove, tutto corre, tutto si volge rapido.
Noi vogliamo rientrare nella vita”.