Fuori contesto di Alain Platel e les ballets C de la B, ricordando Pina
di // pubblicato il 27 Novembre, 2010
Al Teatro Comunale di Ferrara il 13 e 14 novembre è andato in scena Out of Context - for Pina, lavoro di Alain Platel, debuttato in prima assoluta al Kaaitheater di Bruxelles lo scorso gennaio.
La scomparsa di Pina Bausch, avvenuta poco prima dell’inizio delle prove dello spettacolo, ha indotto l’ortopedagogo e regista di Gand a dedicare la sua nuova creazione alla memoria della coreografa di Wuppertal. In Out of Context – for Pina il percorso di Platel sulla “danza isterica”, iniziato da les ballets C de la B con vsprs (2006) e sviluppatosi poi con pitié! (2008), si lega in maniera implicita ad alcuni frammenti della poetica bauschiana.

Les ballets C de la B, collettivo fondato da Alain Platel a Gand nel 1984 - nel tempo trasformatosi in piattaforma atta ad accogliere e sviluppare progetti di giovani coreografi emergenti, tra i quali in passato Sidi Larbi Cherkaoi - in Out of Context – for Pina propone la propria ricerca sul linguaggio fisico isolata, però, rispetto ai titoli precedenti, da specifici contesti di rimando sia musicali sia semantici, “out of context” appunto.
Qui non si ritrova un confronto premeditato con partiture musicali scelte a priori, come Il Vespro della Beata Vergine di Monteverdi per vsprs o Matthäus-Passion di Bach per pitié!. È la voce umana ad essere eletta quale strumento sonoro privilegiato, rielaborata da Sam Serruys assieme a bruitages prodotti dagli stessi danzatori e elementi di musica elettronica.
Il microfono, già importante elemento del teatro della Bausch, assume qui la caratteristica di protesi corporea per le strane creature che abitano il palcoscenico: seminude e vestite solamente di pesanti coperte rosse. Guaiti, latrati, suoni onomatopeici e lamenti isterici fungono da contesto sonoro per l’analisi dei vari stadi evolutivi e processi relazionali umani proposta dalla performance. Da figure arcaiche, sorta di animali preistorici interagenti tra loro attraverso il timido contatto di singole parti del corpo, a neonati - allietati con ironia dalle melodie secentesche della Canzonetta Spirituale sopra alla nanna di Tarquinio Merula per la sera del 14, interpretata dal vivo dal mezzosoprano Cristina Zavalloni (elemento x, questo, che modifica la performance ad ogni rappresentazione) - si tenta di “scoprire la bellezza e la potenza del difforme”.

Platel nell’elaborare il materiale coreografico e drammaturgico - fornito direttamente dai danzatori e ridiscusso in seguito dallo stesso regista assieme alla dramaturg Hilgegard De Vuyst -sviluppa una partitura in cui simulazioni di distrofie muscolari e contorcimenti corporei tendono manieristicamente a creare forme complesse e arcuate. Le distorsioni psicofisiche sono esaltate e degnamente mostrate. La visione di Platel risente notevolmente del suo impegno come ortopedagogista con i diversamente abili, lavoro che l’ha indotto a scoprire che “la malattia del corpo può diventare bellezza”.
Le complesse strutture relazionali intessute dai danzatori - altresì impegnati tra virtuosismi tecnici e movimenti tipici della cultura pop e disco - implicitamente richiamano la Bausch e la centralità della relazionalità uomo/donna nei suoi stücke. Il sapore e la poetica delle scelte musicali vintage, altro importante fattore bauschiano, si ritrova in Out of Context – for Pina nei pezzi canticchiati dagli stessi interpreti che se non sono già vintage stanno per diventarlo tra poco, come ad esempio Aicha di Khaled. Ad essi opportunamente si coniugata la colta aria Sposa son disprezzata dall’opera vivaldiana Bajazet.

In ogni singolo istante lo spettatore emotivamente è chiamato in causa. E la continua rottura della quarta parete culmina nel ritorno dei danzatori, oramai rivestitisi, a sedere in platea assieme agli stessi spettatori. La messa in scena attraverso una sorta di rituale-almanacco dell’essere umano nelle sue molteplici sfaccettature lega fortemente Out of Context – for Pina alla figura della coreografa alla quale è dedicato. Proprio colei che basò interamente la sua attività nello scandagliare con il suo Tanztheater i vari aspetti e attitudini dell’umano. Còrea diventa coreografia in Alain Platel per les ballets C de la B, omaggiando Pina Bausch.