Fuoco: tra simboli, miti e scoperte

di Cecilia Limpido // pubblicato il 21 Aprile, 2010

Fa come natura face in foco” (Dante, Paradiso, IV, 77)

Dopo lo straordinario successo dell’esposizione “Anima dell’Acqua”, realizzata lo scorso anno, prosegue il percorso nella simbologia dei quattro elementi ideato e progettato da Fondazione DNArt con la Regione Lombardia in collaborazione con il Comune di Milano-Cultura. La mostra “Fuoco. Da Eraclito a Tiziano, da Previati a Plessi” ci condurrà nelle sale di Palazzo Reale di Milano, fino a domenica 6 giugno, per raccontarci la storia di un elemento che ha segnato in modo ineluttabile la crescita e l’evoluzione della nostra cultura, nel bene e nel male.

“La scoperta del fuoco – secondo i curatori Elena Fontanella e Cosimo Damiano Fonseca – inaugura per l’uomo una nuova dimensione dell’esistenza, un cambiamento radicale nella visione del mondo, determinando l’uso del tempo e dello spazio personale e sociale, le padronanza della tecnica, la cura delle malattie, la riorganizzazione dei rapporti umani.” Eppure il fuoco è tra tutti gli elementi il più ambiguo: purifica e distrugge, è insieme luce e calore del sole e violenza senza fine, fiamma celeste e divina e attività infernale che risiede nelle viscere della terra. Proprio attorno a queste affascinanti contraddizioni ruota il percorso espositivo: 11 sezioni tematiche che, evidenziando il valore simbolico del Fuoco, presentano una splendida selezione di capolavori che spazia dall’antica Grecia alla Roma imperiale, da Tiziano a Plessi, da Cranach a Domenichino, da Previati a Burri.

E come in tutte le storie, si comincia dall’inizio. Dal “Fuoco creatore”. Nell’antichità il fuoco è emanazione del fuoco celeste e rappresenta il sole sulla terra. E’ simboleggiato dal triangolo, dalla svastica, dalla criniera del leone, dalla saetta, dai cerchi concentrici: così si spiegano i segni sulle fiasche cipriote del VII sec. aC. Se tutta la cultura greca, da Eraclito in avanti, lo concepisce come essenza invisibile dell’esistenza, pneuma o soffio vitale, potremmo identificarlo in sostanza nel principio creatore dell’universo, opposto alla potenza primordiale del caos fatto di tenebra. Ecco che il Pyramidion di Amenhotep, proveniente dal Museo Egizio di Firenze, non è altro che pura manifestazione della divinità: il dio Atum che accoglie al mattino i primi raggi del sole rigenerato. Lo stesso significato di rinascita fisica e spirituale è attribuibile al tema della barca o del carro che traina il disco solare nelle regioni celesti dei manufatti del periodo protostorico, così come alla rappresentazione del dio Helios-Zeus in opus sectile e marmi policromi del III sec dC proveniente da Palazzo Massimo alle Terme.

Nelle sezioni “Fuoco nel mito” e “Fuoco sotterraneo” si incontrano e si scontrano ancora i due poli: da un lato il fuoco celeste, benefico e culturale, al servizio del cosmo, dall’altro il fuoco ctonio, malefico e distruttivo, al servizio delle forze del caos, entrambi associati a figure divine. Mentre il primo è rappresentato da Il carro del sole e da La danza delle ore di Gaetano Previati, il secondo si identifica nella figura di Efesto-Vulcano, dio del fuoco che divora e annienta, divinità maschile dei fabbri e dei costruttori. Il Vesuvius di Andy Wharol della collezione Banca Intesa di Napoli, l’Eruzione del Vesuvio di Pierre-Jacques-Antoine Volaire del Museo San Martino di Napoli e Vulcano di Pompeo Batoni sono rappresentazioni emblematiche di questa forza sotterranea.

La domesticazione del fuoco e cioè la capacità di controllarlo, produrlo, conservarlo e trasportarlo - rappresentata nella sezione “Fuoco utile”- porta inevitabilmente con sé la consapevolezza umana di poter dominare una delle più grandi forze della natura. Il primo documento sull’uso del fuoco, proveniente da Chou-kou tuen (600.000 anni fa), deve aver avuto un impatto psicologico, oltre che funzionale, assolutamente devastante. Il mito di Prometeo – dono agli uomini e furto agli dei – riassume tutta l’ambivalenza e la contraddittorietà di una scoperta come questa: lo stesso fuoco che aiuta a riscaldare e a cuocere il cibo, che ha potere aggregante nella comunità e simboleggia il progresso umano, è anche il fuoco dell’annientamento e della devastazione della guerra. Il Prometeo di Tiziano degli Uffizi di Firenze, il Prometheus di Arnold Bocklin di Parma e la Combustione F di Alberto Burri di Parma simboleggiano la forza dirompente di questa rivoluzione.

San Giorgio e il drago di Lucas Cranach e del Francia sono i protagonisti della sezione “I mostri di fuoco e le paure ancestrali” mentre la Resurrezione di Cristo del Tintoretto e l’Annunciazione di Vittore Carpaccio rappresentano il potere del fuoco nelle Scritture. Non poteva mancare una rievocazione dell’Apocalisse di Giovanni di Patmos: i Quattro cavalieri dell’Apocalisse di Albert Durer e l’installazione di Fabrizio Plessi, Il Peccato o Movimenti catodici barocchi, ricordano quei famosi 404 versetti dove la parola “fuoco” compare ben 26 volte.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Gaetano Previati
    Il carro del sole
    Camera di Commercio,Industria, Artigianato e Agricoltura di Milano
  • Pierre-Jacques-Antoine Volaire
    Eruzione del Vesuvio
    Museo san Martino, Napoli
  • Renato Guttuso
    Strega malinconica
    Collezione privata
  • Arnold Bocklin
    Prometheus
    Collezione Barilla di Arte Moderna, Parma
  • Alberto Burri
    Combustione F
    Collezione Barilla di Arte Moderna, Parma


IN COPERTINA
un particolare di
Andy Wharol
Vesuvius, 1985
Collezione Banca Intesa, Sanpaolo,
Raccolta Banco di Napoli

Mappa

Dove e quando

  • Fino al: - 06 Giugno, 2010
  • Indirizzo: Palazzo Reale, Milano, Piazza Duomo,12
  • Sito web

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