Fumitaka Kudo. Living Fossils
di // pubblicato il 04 Luglio, 2010
Una serie di disegni e sculture in cui appare evidente l’inestricabile viluppo tra la tradizione del disegno rinascimentale italiano e la forza visionaria peculiare del passato orientale: tutto questo è Fumitaka Kudo (Niigata, 1981), giapponese di nascita e artista per vocazione con alle spalle svariati anni passati a studiare in Italia presso l’Accademia, prima di Firenze e poi di Carrara.
Le opere raccolte in questa mostra sono quelle realizzate tra il 2002 e il 2010 e sono chiara espressione dell’influenza che il soggiorno in Italia ha determinato sul flusso creativo dell’artista nipponico.
Per la prima volta in Italia Montrasio Arte si fa madrina di un’esposizione, curata da Chiara Gatti e Ruggero Montrasio e con il patrocinio del Consolato del Giappone a Milano, unica nel suo genere e particolarmente stimolante proprio in virtù della sua specificità.
Il pesce è uno dei soggetti prediletti dall’artista perché percepito intimamente legato all’essere umano; forme sinuose, leggere, fluttuanti ed armoniose si sviluppano sul supporto. Nella pietra e sulla carta, Fumitaka Kudo dà vita al suo mondo popolato da ammalianti astrazioni, da creature perennemente in bilico tra il fantastico e il reale che mantengono ancora un legame con il mondo terreno, salvo poi distaccarsene e trasformarsi in effimere presenze senza tempo.

I fossili viventi dell’artista nipponico si prefigurano, quindi, come ibride creature dalla doppia identità, che quasi confondono l’osservatore, mettendolo nella condizione di non saper scegliere se in ciò che si trovano davanti predomina la connotazione mostruosa o quella di placidi cetacei preistorici.
Ciò che è evidente è la potenza segnica del tratto ad inchiostro utilizzato; più facilmente riconducibile alla tradizione estremo orientale, i sinuosi tratti che compongono le figure fanno dell’autore un abile alchimista di tecniche e materiali. L’energia sprigionata dai soggetti raffigurati viene difficilmente contenuta dal supporto cartaceo: carta da pacchi gialla o fogli “invecchiati” attraverso spruzzi di caffè permettono a queste creature di emergere, di palesare in un certo qual senso tutta la loro vena magica, quasi fiabesca, rimandando ora ad elementi naturali ora ad elementi animali, sempre però con una cura nel dettaglio e una forza espressiva impareggiabili.
Accanto ai disegni sono presenti in mostra anche due sculture, realizzate in marmo ed ardesia. L’uso di un materiale di difficile lavorazione come l’ardesia, appunto, evidenzia la volontà dell’artista di controllare totalmente la materia che, indipendentemente dalla sua composizione, deve necessariamente piegarsi al volere creativo. Un lento e meticoloso processo di levigatura e politura permette di creare opere tridimensionali dalla superficie satinata, un invito diretto allo spettatore che proverà un’irresistibile desiderio di toccare ciò che si trova davanti, quasi a voler rendersi conto dell’effettiva presenza di una creatura piuttosto strana ma al contempo affascinante.

Non ci si stupirebbe più di tanto se al tocco dell’avventore, questi esseri cominciassero a muoversi o semplicemente a dimostrare che sotto il perfetto e duro involucro esiste un’energia pulsante, un’attività biologica: fossili viventi appunto.
Una mostra, quindi, in grado di far rivivere ai più la sensazione di stupore e meraviglia provate solo davanti alle figure che popolavano i grossi libri su altri mondi e sui suoi abitanti che sfogliavamo avidamente da bambini.