Franz West: Auto-Theater
di // pubblicato il 24 Maggio, 2010
Seconda tappa per la retrospettiva di respiro europeo Auto- Theater dedicata allo scultore viennese Franz West, da sempre impegnato nell'arte pubblica e nell'installazione artistica volta ad un'interazione attiva con lo spettatore
Dopo una prima tappa al Museo Ludwig di Colonia, la mostra approda a Napoli, al Museo MADRE, ormai noto per la sua continua attività e il suo continuo impegno su molti fronti dell'arte contemporanea, per poi raggiungere l'Universalmuseum Joanneum di Graz in Austria; curata da Kasper Konig, Katia Baudin e Mario Codognato, la mostra si ripropone di attraversare le tappe fondamentali della poetica dell'artista dagli anni Ottanta fino ad oggi mettendo in luce l'imprescindibile volontà relazionale che caratterizza i lavori dell'autore austriaco.
Ciò che conta riguardo all'arte, non è come si presenta ma come viene usata.
Questo il fulcro del lavoro riassunto all'entrata della mostra, a sintetizzare il punto in cui si snoda tutto l'operato di Franz West.
L'opera d'arte diventa quindi qualcosa di "vivo", frutto di un susseguirsi di cause e conseguenze legate alle dinamiche della percezione e della relazione seguendo un processo definito dalla ricerca del contatto con il visitatore. L'opera stessa sembra quindi vivere nell'attesa di essere maneggiata dall'osservatore che, interpretandola e facendola sua, ha il potere di conferirle nuova vita e nuova identità artistica.

Detto questo, resta il fatto che il lavoro dell'autore è talmente variegato e multiforme da renderne difficile la generalizzazione ad uno stilema unico; la singolarità e l'intensità di esso risiedono quindi nella varietà e nella multisfaccettatura poetica che si manifesta attraverso il percorso espositivo.
Non è un caso ce le opere in mostra coprano un arco temporale che va dai prirmi anni Settanta fino al 2010. Del 1972 è infatti il collage Omaggio all'élite austriaca dei professionisti dell'Arte Progressista; di poco precedente al periodo degli Adaptives (1974) forme organiche che evocano un primo approccio interattivo tra opera d'arte e osservatore.

Tra la prima e la seconda metà degli anni Ottanta l'artista realizza lavori in carta pesta, papier-mâché che costituiscono un trait d'union con i lavori precedenti, organiche rappresentazioni di forme immaginarie in cui le forme dialogano con lo spazio e con il colore.
Successivamente, tra gli anni Ottanta e Novanta, le dinamiche realizzative dell'artista si orientano verso un connubio tra installazione e "arredamento interattivo" in cui non tanto l'oggetto quanto la sua funzione specifica contestualizzata alla relazione con il visitatore diventa colonna portante dell'opera.
Del 1989 sono la coppia di sedie dal sottotitolo Rembrandt e Bellini, oggetti estrapolati dal quotidiano abitativo e posti in una condizione di arte da esperire.

Dello stesso anno l'installazione non titolata comprendente, anche qui, schermi, sedie e cabine finalizzate alla creazione di un set ai limiti della teatralità corredato da specifiche indicazioni comportamentali come ad evocare il canovaccio e la sceneggiatura che sono tipiche del mondo della recitazione. Un'altra prova di questa volontà di transitare tra installazione, relazione e design di mobili è Plurale: opera composita di cui fanno parte poltrone, oggetti a muro e un pavimento che richiedono, per la loro fruizione, un intervento diretto del visitatore.

Orientate i questa direzione, molte delle opere in mostra tra cui Auto Sex del 1999, due sedie separate da un pannello; o la Scatola Armadio multiuso del 1998.
In mostra, anche opere degli ultimi anni, orientate sempre verso il dialogo tra il concetto di mobile e quello di installazione, come l'installazione polimaterica Gruppo con Cabina composta da otto sculture, sette tavoli e un bauletto realizzata nel 2001; il Pouf e le tre lampade in plexiglass del 2009 o le installazioni del 2010.
Un artista, Franz West, la cui opera, sia essa in contesti pubblici o in uno spazio museale come il MADRE, diventa pretesto per instaurare un rapporto attivo con l'osservatore, attraverso la vista e il tatto, attivando così una serie di stimoli per un'arte non solo da vedere, lontana dalla passività della contemplazione pura e semplice, ma anche da toccare.