Franz Maria, vagabondo pensatore di fine millennio

di Davide Giuseppe Colasanto // pubblicato il 23 Febbraio, 2012

Nel 2003 peQuod pubblica il romanzo d'esordio di Mario Desiati Neppure quando è notte. Franz Maria è un ragazzo di 25 anni fuggito dai perniciosi inquinamenti industriali e sociali di Taranto, per rifugiarsi nell'alcol e nei cartoni della stazione Tiburtina. Il lettore seguirà le avventure di questo flâneur accattone italiano che si muove tra le strade d'una Roma alcolizzata e sfuggente alle prese col giubileo e la fine del secondo millennio.

La storia di Franz Maria può essere letta come una metafora del cambiamento mancato scandita da tre fasi principali. Nella prima il lettore scopre il personaggio e tutte le sue caratteristiche peculiari. La narrazione comincia con la ricapitolazione del passato che esplica la situazione del protagonista. La morte della madre e l'amore per Chiara, ex fidanzata, l'hanno spinto a fuggire, a lasciarsi vivere tra sbornie e vagabondaggi per riuscire a mantenere la mente libera: vivere alla giornata cancellando passato e futuro. La possibile svolta è rappresentata dal capodanno, dal nuovo millennio. Ma il passato non può essere abbandonato, esso si ripresenta con tutto il suo peso, con i suoi aspetti negativi e positivi: i primi convogliati nel personaggio di Chiara ed i secondi rappresentati dallo storico gruppo d'amici d'infanzia.

Nella seconda fase, il vivo della possibilità di riscatto è identificato con Hoda: fervente “crocerossina” cristiano-israeliana che dona anima e corpo per riportare Franz Maria in quella società che tanto detesta. Si registra il cambiamento di Franz nel modo di vestire, nella fine dell'alcolismo e nella ricerca d'un lavoro. Tuttavia non è la solita storia di ritorno alla società perbenista o la critica di disprezzo per la vita precedente. É una questione di sentimento. Il protagonista s'accorge d'avere rapporti umani troppo eterei e fragili, d'essere circondato da persone che vivono una doppia sparizione, prima sociale e successivamente fisica. Franz si rende conto d'essere fragile, di lasciarsi andare verso un'autodistruzione progressiva. Ma l'autore non compie una critica morale a questo tipo di scelta o di modo di vivere. Egli descrive il ripensamento delle passate esperienze del protagonista (e qui si esplica la citazione di Proust) dalle quali Franz giunge a diverse riflessione sulla propria vita attuale che decide semplicemente di cambiare.

Ma essendo un essere fragile, un “non-duro”, proprio come quei tanti altri esseri viventi che popolano la “Nostra Amata Stazione”, non resiste fino in fondo ai manrovesci della vita, alla crisi con la sua salvatrice, e l'appiglio alla speranza di cambiamento cade con l'abbandono di Hoda. Non resta che la fine ineluttabile, il culmine del cammino dell'autodistruzione iniziata con l'alcol e finita con un salto nel vuoto.

Il linguaggio superbo ed affascinante è colmo di neologismi e gergo popolare, macchiato da un gusto nostalgico di anni Novanta, è utilizzato prevalentemente nei confronti di quella società tanto disprezzata ed odiata. Un tono costantemente ironico ed allo stesso tempo profondo permette una lettura scorrevole mai pesante e ripetitiva. Il tutto è miscelato da nascosti ed espliciti riferimenti letterari e della cultura pop. La colonna sonora del libro è affidata ai Led Zeppelin. I padri letterari del protagonista sono Kafka, Proust, Pasolini e tanti altri autori italiani degli anni Settanta. Sullo sfondo lo schermo bianco del cinema è tinto dalle immagini di Trainspotting. L'opera può essere inscritta nel filone sotterraneo della letteratura novecentesca che ha come protagonista il vagabondo pensatore che si nutre di libri ed alcol, definizione quantomeno insufficiente e riduttiva per descrivere un vasto ed eterogeneo percorso, che trova radici nei simbolisti, riemerge in Henry Miller e Kerouac per poi passare in Bukowski e ricomparire in Chuck Palahniuk.

 

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In copertina:
Neppure quando è notte, copertina

Mario Desiati
Neppure quando è notte
Pagg. 168
Edizioni Pequod 2003

 
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