Franciacorta: un’arte italiana
di // pubblicato il 19 Febbraio, 2010
Secondo un sondaggio realizzato dal portale Winenews tra i territori nazionali delle bollicine, gli appassionati preferiscono la Franciacorta (41% delle risposte) per le splendide colline, i borghi medievali, le cantine e la vicinanza del Lago d'Iseo.
Ma quali sono i punti di forza del Franciacorta?
Certamente la versatilità di abbinamento (57% delle risposte): sempre più considerato scelta trasversale permettendo di aggirare le tradizionali regole di abbinamento, riservate ai vini rossi e bianchi, soluzione ideale per qualsiai piatto con una variegata gamma di tipologie (28%) di inconfondibile, elegante, morbidezza.
Per noi amanti del Metodo Classico (di cui Franciacorta è la più importante produzione nazionale), il 30% degli enoappassionati dichiara di acquistarne o consumarne annualmente oltre 15 bottiglie, il 28% da 3 a 10, il 24% da 10 a 15, mentre il 18% non supera il limite di 3 bottiglie.

Molto più bassi i consumi del Metodo Charmat: il 39% degli enoappassionati ne beve annualmente da 0 a 3, il 27% da 3 a 10, il 13% da 10 a 15 e il 21% oltre 15 bottiglie.
Chi sono gli enonauti di "winenews"?
Prevalentemente maschi (79%), il 52% di loro ha età compresa fra i 30 e i 45 anni, un elevato titolo di studio (l'85% ha conseguito il diploma di scuola media superiore o la laurea), godono di un buono/ottimo livello socio-economico.
Eredi di una tradizione antichissima i vignaioli di Franciacorta, credendo in tali potenzialità, hanno investito, e investono, grandi risorse per la produzione di altissima qualità, il Franciacorta Docg Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Sono infatti riusciti ad affinare, e imporre sul mercato, un dinamismo unico a livello nazionale per la sua sorprendente crescita.
Un'autentica eccellenza italiana, affiancata da altri vini: Curtefranca Doc, Denominazione di Origine Controllata Bianco e Rosso e il Sebino Igt, Indicazione Geografica, che nel 2009 hanno permesso la commercializzazione di 9.430.993 bottiglie, dato che conferma l'equilibrio con l'esercizio precedente e registrando per il Franciacorta un andamento migliore rispetto a quello del mercato.
Nei giorni scorsi al Consiglio di Amministrazione del Franciacorta, il Presidente Maurizio Zanella ha commentato: “Un risultato decisamente positivo. Siamo riusciti a mantenere le nostre posizioni sul mercato grazie alla politica della qualità che perseguiamo da anni. Un risultato ancor più soddisfacente se si tiene conto del fatto che la politica dei prezzi delle nostre aziende è stata coerente e stabile. I nostri produttori non si sono fatti spaventare dalla congiuntura economica sfavorevole, a differenza di quanto accaduto in molte altre importanti denominazioni, italiane e non, dove si sono manifestate politiche di prezzo palesemente schizofreniche”.

Ve ne parlo, non perché da italianista convinta cucino anche il famoso "risotto francese" con vino rigorosamente metodo tradizionale, ma perché questa realtà va tutelata come patrimonio nazionale, in questo specifico momento dove la contrazione economica mondiale presenta poste di bilancio negative un po' ovunque.
Eclatante questo grafico degli ultimi esercizi dove, in colore amaranto, è segnalato l’incremento di fascette per ogni anno (mancano i dati relativi all'esportazione che arriveranno fra qualche settimana).

Anche l'andamento dei prezzi conferma stabilità in quanto le aziende del Consorzio sono riuscite a mantenere equilibrio rispetto al passato commercializzando un numero quasi identico di bottiglie con prezzi anch'essi sostanzialmente invariati a differenza di quanto si è registrato per altre denominazioni metodo classico non solo italiane.
Relativante al disciplinare è in corso un processo di discussione, mentre la superficie vitata a Docg è salita dai 2283 ettari del 2008 fino a sfiorare i 2500.
La Franciacorta sta scoprendo solo in questi anni la sua vocazione turistica di cui il Franciacorta, con tutto il mondo delle aziende vitivinicole che lo produce, è il prodotto di richiamo e per il 2010, una campagna di promozione in Svizzera, è mirata agli enoappassionati e ai consumatori che cercano un prodotto di qualità e prestigio. Parallelamente sarà intensificata anche la promozione nazionale attraverso un piano integrato di comunicazione con una serie di eventi e la comunicazione (in particolare web) per ampliare la cultura del Franciacorta che, nonostante la qualità top in Italia raggiunta ormai da anni, ancora non è percepito come eccellenza.

L’origine del termine Franciacorta deriva da “curtes francae” quelle piccole comunità di monaci benedettini insediate nell’Alto Medioevo in zona collinare vicino al Lago d’Iseo che erano esentate dal pagamento dei dazi, ai Signori e al vescovo, per il trasporto ed il commercio delle loro merci in altri Stati o possedimenti, poiché i frati erano dediti alla bonifica dei territori assegnati e istruivano i contadini alla coltivazione dei campi.
Infatti le “curtes” erano i principali centri di commercio dell’epoca.
Il toponimo Francia Corta è riportato in modo chiaro e per la prima volta in un’ordinanza dell’ottavo libro degli Statuta Communis Civitatis Brixiae dell’anno 1277, per identificare l’area ad ovest della città di Brescia che ricomprendeva i comuni di Gussago, Sale, Urago, Rodengo e Ronco, ingiunti a pagare un contributo per la costruzione del ponte sul fiume Mella.

La prima carta toponomastica e geografica della Franciacorta compare in uno Statuto del Doge Francesco Foscari (1429) e ricalca gli attuali confini, definiti dal disciplinare di produzione dei vini di Franciacorta approvato il 21 luglio 1967 cioè quel territorio delimitato a nord dalle sponde del Lago d’Iseo a est dal proseguimento delle Alpi Retiche che dividono la Valle Camonica dalla Val Trompia, a ovest dal fiume Oglio, a sud dal Monte Orfano.
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