Francesca Pasquali
di // pubblicato il 23 Marzo, 2011
“Arte e artificio scaturiscono dalle medesime radici psicologiche; è soprattutto all’artificio che si ricorre nella cultura umana per resistere al mutamento e perpetuare il passato.” (Gombrich, Il senso dell’ordine, 2000)
Bisogna purtroppo ammetterlo, Bologna ha sempre avuto qualche difficoltà ad emergere come propulsivo centro di promozione dell’arte giovane, anche e soprattutto autoctona. Ma si deve altresì riconoscere che alcune gallerie sono, ad oggi, fortemente impegnate a cambiare questo stato di cose. La galleria OltreDimore, nel cuore del centro storico, ce lo dimostra ospitando fino al 30 aprile 2011 la personale dell’artista bolognese Francesca Pasquali intitolata Scopa|Mi.
Un titolo in grado di suscitare sicure perplessità iniziali, salvo poi stimolare un moto di ilarità quando si capisce che il termine è stato scelto, anche e non solo, in virtù del suo essere letterale descrizione dei materiali impiegati. Curata da Denitza Nedkova, Scopa|Mi è il provocatorio imperativo destinato ad identificare l’installazione site specific di Francesca, che occuperà volutamente l’intero spazio della galleria creando al suo interno un ambiente nuovo, da guardare, calpestare e soprattutto toccare. Le molteplici possibilità espressive dei materiali sintetici creano soluzioni alternative ed interessanti, dove l’artista sceglie di prediligere un canale percettivo sugli altri, il tatto. E’ importante, infatti, comunicare non solo impressioni visive, ma anche indurre ricordi tattili: toccare per memorizzare, cosicché le opere invitano i sensi ad esplorarle ed il corpo a plasmarle,mutandone talvolta la forma.
50 mtq di setole di scopa vanno a parassitare il pavimento e le pareti adattandosi perfettamente alla precostituita linearità della superficie; tutto si trasforma in un mare luccicante e soffice sul quale alternare sosta e movimento, percorrendo coordinate spaziali casuali alla ricerca di una nuova relazione tra sé, il proprio corpo e la materia.
L’artista afferma “attraverso la sperimentazione e la libera ricerca dei materiali propri del contemporaneo do vita ad un tipo di tessitura che si estroflette nell’ambiente e diviene anche elemento architettonico . Il processo di creazione si esplica nell’intreccio dei materiali polimerici, naturali e non, in griglie precostituite, metalliche o di nylon, dalle quali nascono grandi strutture fitomorfiche tessute a mano. Utilizzo materiali propri del quotidiano, facendoli però vivere del passato: la tessitura, il desiderio di dar forma alla materia è un processo vecchio quanto l’uomo. L’intreccio crea effetti texturizzati sempre diversi, che variano per colore, dimensione, caratteristiche proprie dei materiali che utilizzo.”
Scopa|Mi invita l’osservatore a toccare tutto ciò che lo circonda, a farsi rapire dalle sensazioni evocate, ad affondare nelle pulsazione della massa che si tende inesorabile, aprendo il proprio grembo nella ricerca di un piacere reciproco che ha il gusto di una copulazione sui generis. Uno spazio che diventa di tutti, che si offre generoso a chiunque voglia accostarvisi, diventando il simbolo di un’arte diretta, aperta, collettiva e soprattutto dialogica.
In mostra, poi, anche le opere Frappe e Straws, realizzate utilizzando materiali industriali di scarto per la composizione di strutture complesse che molto devono alla ricerca optical e programmata e che danno vita ad effetti di cinetismo virtuale e di alterazioni cromatiche. Rimane centrale, anche in questi lavori, il ruolo attivo del fruitore che chiamato a interagire con l’opera fa sì che le sue reazioni diventino le reali protagoniste del momento.
Jean-Pierre Jeunet ci presentava una Amélie Poulain che amava affondare la mano in un sacco di fagioli al mercato davanti casa, rimanendo estasiata e rapita dalla sensazione evocate; allo stesso modo Francesca Pasquali ci invita ad entrare in contatto con i materiali sintetici che sono il riflesso dell’epoca in cui viviamo e quindi ci fornisce gli strumenti per viverli e viverci nuovamente.