Fotografia dell’Italia artistica postbellica - l’Italia s’è desta
di // pubblicato il 24 Dicembre, 2010
Vi è una particolare e intensa stagione dell'arte italiana, compresa tra il 1945 e il 1953, densa di risvolti che cambiarono il volto dell'assetto artistico nazionale, ma non ancora studiati nella loro omogeneità.
La mostra che aprirà il prossimo 13 febbraio 2011 al MAR Museo d'Arte della città di Ravenna si prefigge proprio questo obiettivo.
I due punti cardinali entro i quali sono compresi i nove anni presi in considerazione, sono rappresentati dall'immediato dopoguerra, e dall'anno delle grandi mostre di Picasso in Italia, tra Roma e Milano.
Nel 1945, in un clima in cui si era reso necessario un riassestamento, tanto materiale quanto mentale, un'ondata trasbordante di nuovi fermenti artistici prese forma. Le nuove correnti nate agirono ferventemente fino a quell'anno spartiacque, il 1953, dopo il quale le forme artistiche furono poi caratterizzate da linee precise come l'Informale, il Realismo impegnato e le diverse declinazioni dell'astrattismo.
L’Italia s’è desta: 1945-1953. Arte italiana del secondo dopoguerra, da De Chirico a Guttuso, da Fontana a Burri, vuole presentare al pubblico, oltre ad una completa panoramica sui principali artisti e movimenti di quel frangente, anche la possibilità di poterli ammirare accostati l'uno all'altro, rendendo possibile un'inedita sintesi di questa stagione culturale tanto fervida. Se, infatti, ognuno dei principali artisti e movimenti che saranno presentati a Ravenna vanta, nella sua specificità, studi approfonditi, la novità sarà il poterli osservare in un gruppo unitario, saggiando quella simultaneità che li caratterizza in quanto appartenenti allo stesso lasso cronologico. Condurre a un'unità quei singoli tasselli, tessere di un multiforme mosaico, offrirà al visitatore una perfetta fotografia dell'Italia artistica postbellica.
Dal punto di vista artistico fu proprio in quegli anni, come ci ha raccontato il direttore del MAR e curatore della mostra Claudio Spadoni, che davvero l'Italia s'è desta.
In questo magmatico movimento viscerale verso la modernità, si andavano tuttavia relegando al margine del palcoscenico artistico molte di quelle figure attive già prima della guerra, ma con ancora una voce autorevole anche dopo il termine del conflitto. Quasi come a voler cancellare tutto ciò che, a torto o ragione, avesse avuto qualcosa da spartire con il vecchio regime, passarono così quasi inosservate le opere finali di protagonisti quali: Morandi, De Pisis, Balla, Carrà, Casorati, De Chirico, Martini, Marini e Manzù.

Le opere di questi maestri verranno presentate in mostra accanto alle altre dei nuovi esordienti, dando così spazio a un ormai impossibile dialogo tra “rivali”.
Iniziava in quegli anni la ricerca, affannosa e creativa, di molte nuove possibilità espressive. Milano, Torino, Roma e Venezia, offrono i luoghi nei quali queste tante “rivoluzioni” prendono forma. Per quei nuovi protagonisti il vate a cui guardare per uscire dalla propria chiusura provincialista era Pablo Picasso, e in particolare quello di Guernica che, secondo Argan, era “l'opera d'arte più terribilmente morale della storia”. Qui, contenuto e modalità d'espressione rappresentavano l'alternativa europea a quell'ansia di novità che era stata resa necessaria, a livello sociale, dai tanti sconvolgimenti degli anni precedenti.
“L'infatuazione Neocubista” era caratteristica di gran parte degli artisti: Guttuso, Leoncillo, Morlotti, Pizzinato, mentre il Realismo di Peverelli, Testori, Sassu e Zigaina gridava il bisogno di avere un solido legame tra arte e oggettività.
Seppure ci si muosse tra molti particolarismi, il bisogno opprimente di coalizzarsi in gruppi si esprimeva nel Fronte Nuovo delle Arti consacrato alla Biennale di Venezia del 1948. Qui la difficile convivenza di istanze tra loro eterogenee e talvolta incompatibili era all'ordine del giorno. Birolli, Guttuso, Leoncillo, Morlotti, Pizzinato oltre a Levi, Santomaso, Vedova e Viani ne furono i principali protagonisti.
L'astrattismo rappresentava poi il punto cardine del movimento romano Forma 1, nel quale si muovevano artisti tutti votati a Balla, Kandinskij e Matisse come Accardi, Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli, Sanfilippo e Turcato. Sempre nella capitale nel 1950 nasceva il Gruppo origine partecipe, ancora una volta, delle ricerche artistiche non figurative protagoniste di quegli anni centrali del secolo scorso.

Discorso simile sarà poi intavolato anche a Firenze dal Gruppo dell'Astrattismo Classico capeggiato da Berti e Nativi.
Fontana che nel 1947 rientrava dall'Argentina, una volta a Milano fondò il rivoluzionario Spazialismo, d'intesa con Crippa e Dova. L'anno seguente, sempre nella stessa città, nasceva il MAC Movimento di Arte Concreta.
Nel 1952 verrà scritto, dalle mani di Baj, Colombo e Dangelo, il Manifesto della pittura Nucleare, e Lionello Venturi presenterà il Gruppo degli otto.
Uno sguardo sarà rivolto anche alla scultura, davvero “lingua morta” come asseriva Martini nel suo epitaffio ad essa, oppure più interrogativamente “lingua morta?” come vedremo essere sostenuto a Ravenna?

170 opere, frutto di importanti e complesse “dinamiche dei prestiti”, verranno esposte a Ravenna dando volto ai tanti nomi illustri qui scorsi brevemente, non dimenticando nemmeno chi portò avanti ricerche personalissime come Burri, Rama Spazzapan, Antonio Zoran Music, Tancredi, Romiti, Bendini, Vacchi.

Per ricostruire in pieno quello (come tutti) contesto culturale, saranno poi prese in considerazione le intersezioni con le altre arti. Il “traghetto verso la contemporaneità” di quegli anni porta infatti con sé anche suggestioni del cinema Neorealista che rivestiva un ruolo di capofila, e sarà pertanto omaggiato oltre che da un calendario di proiezioni, anche nel manifesto della mostra. Per l'occasione un dipinto di Sassu verrà rivisitato proprio come fosse una locandina cinematografica di quegli anni, e i nomi degli artisti scorreranno a lato, come quelli dei protagonisti di un film densamente popolato di presenze essenziali per lo svolgimento della trama.
Verba volant scripta manent, a rendere indelebile l'evento sarà il catalogo edito da Allemandi.