Fotografia e identità a Modena: Changing Difference. Queer Politics and Shifting identities

di Giorgia B. Soncin // pubblicato il 23 Ottobre, 2012

Sono tre le mostre personali curate da Lorenzo Fusi inaugurate il 20 ottobre presso gli spazi della Galleria Civica di Modena, raccolte sotto il titolo Changing Difference. Queer Politics and shifting identities, che, facendo riferimento agli scritti della filosofa francese Catherine Malabou -la quale, nell'omonimo saggio, tratta il concetto di "plasticità" e rielabora la dicotomia tra materia e forma/ femminile e maschile- entrano a fare parte del nutrito programma della 10° edizione di Gender Bender, il Festival internazionale sulle identità contemporanee diretto da Daniele Del Pozzo e promosso dal Cassero, gay lesbian center di Bologna.

Nella sua complessità espositiva la mostra rappresenta, come  afferma il curatore, "un viaggio dantesco" in un periodo storico determinante nello sviluppo degli studi di genere, così come nella riflessione sulla sessualità da un punto di vista sociale e culturale; presupposti su cui si espletano il cambiamento e lo slittamento nella differenza e nel concetto stesso di questa, che viene relativizzato e posto su un piano molto più articolato come "concetto in sé prima ancora che come categoria politica o sociale".
Peter Hujar, Palermo Catacombs #1, 1963
Un viaggio non soltanto in un'epoca ma anche attraverso i generi – maschile, femminile e transgender – e gli orientamenti sessuali – eterosessualità, omosessualità e bisessualità, narrati senza il minimo autocompiacimento bensì con una ricerca costante di trasparenza e franchezza, nel bene e nel male, anche quando i soggetti della narrazione sono sofferenti vittime dell'AIDS.

Tre gli artisti protagonisti delle monografiche, tre statunitensi appartenenti a generazioni diverse ma accomunati dai temi affrontati, dal mezzo scelto per dare forma ad una filosofia oltre che ad un concetto estetico e da un destino drammatico emblema di una delle grandi problematiche del Ventesimo secolo.

Peter Hujar, Jack Smith, Mark Morrisroe attraverso la fotografia raccontano la propria storia e, per certi versi, un capitolo di storia sociale della New York underground tra gli anni Sessanta e la fine degli anni Ottanta, in cui le cosiddette "sottoculture" mettono in atto una presa di coscienza tale da rendere, successivamente, il confine tra il cosiddetto "underground" e il mainstream particolarmente labile.
Jack Smith, Untitled c.1958-1962/2011
Nella prima sede della Galleria Civica, a Palazzo Santa Margherita, una selezione di oltre trenta fotografie è consacrata a Peter Hujar (1934- 1987), nato nel New Jersey da una famiglia ucraina, si trasferisce a New York dove già adolescente si avvicina alla macchina fotografica ed entra in contatto con personalità centrali del panorama artistico della città.

Da qui gli scatti che ritraggono una serie di protagonisti dell'epoca. Il percorso espositivo si apre e si chiude rispettivamente con uno e tre autoritratti del 1966, fortemente ironici, che giocano tra la staticità dell'apertura e il movimento piuttosto disordinato della chiusura; tra questi due estremi, ritratti di grande impatto, come quello di Candy Darling (1974), primo transessuale ad essere riconosciuto come "star", già inserito nella Factory di Andy Warhol, immortalato sul letto di morte. Dicotomico tra vita e morte è tutto l'iter espositivo in cui alle pose "plastiche" dei soggetti ritratti in studio si alternano scatti realizzati in viaggio.

E' il caso della serie palermitana delle Catacombe, realizzata tra gli anni Sessanta e Settanta in cui tanto centrale non è lo spiazzamento dato dalla crudezza dei cadaveri in primo piano quanto piuttosto l'accostamento "pittorico" con le altre fotografie in mostra che, raffigurando il mondo dei vivi, mantengono sospeso il dialogo tra morte e vita.
Jack Smith, I Danced With a Penguin, Mid-1970's
Fortemente simbolica, pertanto, la lettura di ogni singolo scatto, che cela al di là della composizione estetica, un pensiero e una riflessione ontologica attraverso il ritratto stesso come anticipazione del trapasso e, pertanto, molto vicino ad una visione tradizionale di questo.

Diverso è il caso di Jack Smith (1932- 1989), che, oltre a quella di fotografo, si dedica anche all'attività di performer e film maker  attirando l'attenzione di Andy Warhol, Federico Fellini e Michelangelo Antonioni.

Il suo discusso capolavoro, Flaming Creatures (1963), viene qui riproposto insieme a uno slideshow che riprende l'installazione della mostra del 1974 presso lo spazio Attico di Fabio Sargentini.
 Mark Morrisroe, Untitled [Self-Portrait], 1981
A proiezioni filmiche e diapositive si affiancano una sere di fotografie, tableaux vivants, evocative di un mondo sotterraneo affascinante ma grottesco, sintesi contraddittoria di opposizioni che si compensano, riprendendo in un certo senso il filo conduttore dell'intera mostra.

La scansione regolare e la replica dello slideshow in cui si susseguono immagini a colori, instaurano un confronto dialogico con i ritratti fiabeschi, e se vogliamo "felliniani" dei protagonisti delle pellicole di Smith, antieroi di film che spesso, destrutturati, montati e smontati entrano a fare parte di storie mai uguali a se stesse e mai concluse, come accade in Normal Love (1963).

Gli spazi della Palazzina dei Giardini sono invece consacrati al più giovane dei tre artisti, Mark Morrisroe (1959- 1989), una personalità pirandelliana, potremmo definirla, che si manifesta allo spettatore in un centinaio di polaroid ed elaborazioni fotografiche sia davanti che dietro l'obiettivo: immagini polifoniche, manipolate senza però raggiungere mai un risultato che possa essere considerato definitvo.

Nei lavori di Morrisoe si sente in sottofondo la musica punk che veniva suonata nei club dell'East Village e si respira l'odore della carta ritagliata da cui prendeva vita il magazine Dirt; quello che l'occhio vede, tuttavia, restano le immagini di una vita, tra i quali anche l'autoritratto a Polaroid scattato con la piena consapevolezza della morte impellente, quando la "plasticità" aveva ormai abbandonato il corpo lasciando lo spazio al decadimento.
 Mark Morrisroe, Untitled [Nan], 1980
Torna il binomio dicotomico Eros-Thanatos, già ampiamente presente negli scatti di Peter Hujar -inevitabile pensare al ritatto di Candy Darling.

Inoltre, un simbolo ricorrente nei due artisti appare tutt'altro che casualità: la fotografia del corpo senza vita di un gatto in Hujar e quella di un gatto imbalsamato con a fianco un teschio in Morrisroe, rispettivamente 1984 e 1988. A quattro anni di distanza i due sembrano guardare nella stessa direzione, nonostante lo scarto generazionale.

Tra il 1987 e il 1989 tutti e tre gli artisti resteranno vittime delle conseguenze dell'HIV, lasciando comunque un'eredità sociale e filosofica, oltre che artistica.
A loro, infatti, il grande merito di avere dato spazio ad una presa di coscienza sociale; sull'identità e sulla relativizzazione di quest'ultima; sul concetto di diversità e su una riflessione che andrebbe recuperata anche oggi.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Peter Hujar, Palermo Catacombs #1, 1963
    gelatin silver print
    (© The Peter Hujar Archive, LLC; courtesy Pace/MacGill Gallery, New York)
  2. Jack Smith, Untitled c.1958-1962/2011
    Black and white gelatin silver print
    (courtesy of Jack Smith Archive and Gladstone Gallery, New YorK and Brussels)
  3. Jack Smith, I Danced With a Penguin, Mid-1970's
    Slides
    (courtesy of Jack Smith Archive and Gladstone Gallery, New YorK and Brussels)
  4. Mark Morrisroe, Untitled [Self-Portrait], 1981
    Gelatin silver print
    (courtesy The Estate of Mark Morrisroe (Ringier Collection) at Fotomuseum Winterthur)
  5. Mark Morrisroe, Untitled [Nan], 1980
    Gelatin silver print
    (courtesy The Estate of Mark Morrisroe (Ringier Collection) at Fotomuseum Winterthur )

In copertina:
Peter Hujar, Candy Darling on her Deathbed, 1974
gelatin silver print
(© The Peter Hujar Archive, LLC; courtesy Pace/MacGill Gallery, New York)

Catalogo bilingue italiano/inglese con testi di Bill Arming, Lorenzo Fusi, Fiona Johnstone e Marco Pierini pubblicato da Silvana Editoriale

Mappa

Dove e quando

Changing Difference. Queer Politics and Shifting identities

  • Date : 20 Ottobre, 2012 - 27 Gennaio, 2013
  • Indirizzo: Galleria Civica di Modena
  • Sito web

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