Forse non tutti sanno che nella cupola del Brunelleschi è nascoto uno “gnomone”
di // pubblicato il 31 Luglio, 2010
State tranquilli! Non voglio continuare l’interminabile saga del “Il signore degli anelli”!Nnon vi parlerò di fate, folletti ed elfi e meno che mai di piccoli gnomi, bensì di un piccolo gioiello tecnologico.
La cupola del Brunelleschi, del duomo di Firenze, ospita uno strumento astronomico per lo studio dei moti apparenti del sole, rappresentato dal grande “gnomone” creato da Paolo Toscanelli nel 1468 e restaurato dal gesuita Leonardo Ximenes nel 1754. Più di uno gnomone vero e proprio, inteso come un’asta, una colonna, un obelisco la cui ombra permette di misurare la posizione del sole in cielo, si tratta di un foro gnomonico presente sulla lanterna ad un’altezza di 90 metri, che dà una proiezione del sole su una superficie in ombra, in questo caso il pavimento della cattedrale.
Il foro gnomonico fu realizzato con una tavoletta di bronzo (bronzina) sulla quale era praticata un un'apertura di due centimetri di diametro e posta orizzontalmente all'interno della finestra meridionale del tamburo di cupola, a 90 metri dal pavimento.

L'altezza dello gnomone è tale che i raggi del sole, passanti per il foro, colpiscono il pavimento della chiesa solo dalla fine di Maggio alla fine di Luglio e per pochi minuti prima e dopo il mezzogiorno. In questo periodo l'immagine solare sul pavimento della Cappella della Croce, a sinistra dell'altare maggiore, illumina una linea meridiana in ottone finemente graduata e due marmi circolari, uno dentro l'altro, che funzionano da contrassegni solstiziali. Il maggiore, con un diametro di circa 90 centimetri, ha le stesse dimensioni dell'immagine solare al solstizio d'estate (marmo solstiziale). Grazie a questo strumento Toscanelli riuscì a stabilire il momento esatto del solstizio e quindi a determinare la durata dell'anno tropico (nel 1510).
Ai tempi di Leonardo Ximenes si sapeva già che l'asse della Terra era soggetto ad un’oscillazione, ma non si era ancora riusciti a dimostrare che l'inclinazione dell'asse terrestre era soggetta ad altre variazioni a più lungo periodo che, nell'arco di un anno, sono estremamente piccole. Ma quello che è piccolo e forse non misurabile a distanza di un anno, può diventare abbastanza grande quindi misurabile a distanza di qualche secolo. Ximenes si propose così di misurare questa variazione confrontando l'altezza del sole al solstizio del 1755 con quella al solstizio del 1510, stabilmente registrata dal marmo solstiziale posizionato all’interno della cattedrale da Toscanelli.
Solo nel 1700 i telescopi divengono competitivi con gli strumenti della gnomonica e si chiude allora una pagina gloriosa, iniziata qualche millennio prima; l'ultimo gnomone ad andare in pensione, scientificamente parlando, pare essere proprio quello fiorentino.
Devo ammettere che sarà per me difficile trovare qualche altra cosa, tecnica o invenzione così tipicamente “artisticamente scientifico”!