Fondazione CittàItalia restaura la Cappella Pisani
di // pubblicato il 03 Dicembre, 2009
Il nostro paese, secondo a nessun’altro per la qualità delle tecniche di restauro raggiunte, molto spesso non beneficia, purtroppo, delle necessarie occasioni per esercitarle, lasciando “a casa” disoccupati, per mancanza di fondi, molti esperti restauratori.
Fortunatamente abbiamo anche l’occasione, di tanto in tanto, di dar voce a qualche bell’occasione per veder restituito a un più degno splendore qualche capolavoro d’arte. Come spesso accade sono le Fondazioni a sovvenzionare il restauro, sicuro tornaconto per la loro immagine, d’importanti tesori d’arte.
Nel caso che andiamo oggi a illustrarvi la parte del mecenate va alla Fondazione CittàItalia, e l’oggetto è la Cappella Pisani della cinquecentesca chiesa veneziana di San Nicolò dei Tolentini.
È infatti dal 2003, anno in cui fu costituita, che la Fondazione opera con l’intento di promuovere la bellezza, sostenere l’arte coinvolgendo i cittadini e, non per ultimo, salvare il patrimonio artistico e culturale italiano.
Con questi fondi il restauratore Giulio Bono, seguendo la metodologia d’intervento delineata dalla soprintendenza di Venezia, ha potuto restaurare la volta raffigurante una Gloria d’angeli, la Carità ed allegorie sacre.
Questi dipinti murari sono una delle rare testimonianze che l’emiliano Camillo Pocaccini (1561-1629), d’elezione milanese, ha lasciato in laguna.
Pittore avvezzo e fedele ai dettami della Controriforma, fu un artista incisivo per Milano, la Lombardia e il Ticino, le sue mirabili capacità gli valsero l’appellativo di “Vasari della Lombardia”.
Nella volta le allegorie sacre dialogano con i migliori precetti della Controriforma: vi è la grande estasiante gloria d’angeli che dischiudono le porte del cielo, e vi sono le allegorie sacre che hanno nell’intento d’educare il fedele la propria ragion d’essere.
In particolare una figura femminile, identificata come Santa Francesca Romana, collega la volta alle tele delle cappella raffiguranti San Carlo Borromeo, in compagnia del quale è spesso raffigurata la santa. L’anno di canonizzazione del Borromeo fu il 1610, la data costituisce pertanto un importante termine post quem per l’esecuzione della decorazione.
Realizzata con la tradizionale tecnica a olio su muratura, la volta era da tempo funestata da infiltrazioni d’acqua piovana, da una grande presenza di sali responsabili del rigonfiamento della patina pittorica, e incrementata ulteriormente nel suo degrado da un consistente deposito d'agenti inquinanti. Il restauro, particolarmente delicato per i numerosi sollevamenti e alterazioni cromatiche presenti, è stato improntato al principio del minimo intervento.
Ora, il risanamento della volta pittorica, rende ancor più necessario per completare e armonizzare l’insieme, il risanamento di tutte le suppellettili della cappella: dagli elementi decorativi, agli intonaci, ai marmi e alle tele, ma per fare questo si dovrà rimanere in attesa di nuove gentili donazioni.
Un’eterna storia italiana!