Florentia 1510 - Albertini e il prototipo delle guide artistiche

di Elisabetta Morici // pubblicato il 02 Marzo, 2011

Quando, nel 1510, Francesco di Santi ei Jacopo Albertini d’Acone scrive il Memoriale di molte statue et picture di Firenze, realizza la prima guida sistematica e topografica della città di Firenze dal punto di vista artistico.
Uomo di chiesa, legato sin dal 1488 alla basilica di San Lorenzo, come cappellano prima e poi come sagrestano e canonico, è vissuto in uno dei momenti più fecondi della storia artistica in quello che era considerato il centro più alto del Rinascimento, ovvero Firenze.
Consapevole della bellezza che lo circonda, amante dell’arte ed amico di pittori e scultori, diverrà un uomo di lettere, scrivendo e documentando la sua amata città con questo piccolo ma denso libro di 14 pagine dal chiaro titolo Memoriale di molte statue et picture sono nella inclyta cipta di Florentia che viene dato alle stampe nel 1510. Lo scrive indirizzandolo e dedicandolo al suo amico Baccio da Montelupo, architetto e scultore, e lo propone ad una ristretta cerchia di conoscenti, fuori dal circuito librario di maggiore diffusione.
Si comprende, quindi, che il Memoriale è stato scritto non certo per i visitatori stranieri, ma come un compendio di quanto si poteva trovare di interessante in vari siti fiorentini per gli artisti stessi della città e per i grandi amanti del patrimonio di Firenze.
Riscoprirlo dopo tanti secoli grazie alla edizione critica che è stata realizzata da Waldemar H. de Boer a cura di Michael W. Kwakkelstein, apre una serie di finestre su tanti monumenti che l’Albertini ha potuto vedere ma che oggi non esistono più.

Ecco che leggendolo incontriamo la battaglia di Anghiari di Leonardo o il Giosuè in terracotta di Donatello, perduti, insieme a tante chiese e monasteri distrutti per l’assedio del 1527 unitamente alle loro opere antiche, o i dipinti che oggi possiamo ammirare solo nei musei stranieri e che prima impreziosivano collezioni di grandi famiglie come i Pazzi o i Martelli. E’ proprio questo uno degli aspetti più affascinanti per uno storico dell’arte, come ha sottolineato lo studioso de Boer alla presentazione avvenuta all’Istituto Universitario Olandese di Storia dell’Arte di Firenze, una delle più prestigiose istituzioni culturali della città toscana, sin dal 1952 volta alla diffusione e promozione dello studio dell’arte italiana.
Il volume, edito dal Centro Di, specializzato nella pubblicazione di libri e riviste nel campo della storia dell’arte in tutte le sue forme, è formato dalla riproduzione anastatica del Memoriale, insieme alla trascrizione per facilitarne ovviamente la lettura. Le annotazioni dell’ultima parte sono molto utili e ricche, sia per le informazioni che per i riferimenti bibliografici. I saggi introduttivi chiariscono l’aspetto moderno di questo antico libretto: l’impostazione che l’Albertini ha dato al Memoriale è proprio vicina a quella delle guide moderne, con divisione per quartieri e parte finale dedicata alle bellezze del circondario, tanto da arrivare fino alla città di Prato e alla villa Carducci di Legnaia.

Nelle notizie che scopriamo spulciando fra la parte introduttiva, l’Albertini appare una figura complessa, che ha forse lui stesso praticato l’architettura e che voleva proporre un disegno per la facciata del duomo di Firenze che, a suo parere “ Lorenzo de Medici voleva levare et riducerla a perfectione, mi pare senza ordine, o misura” . Qualche anno prima aveva scritto un Opusculum de mirabilibus novae & veteris urbis Romae per papa Giulio II della Rovere e il Septem mirabilia orbi set urbis Romae et Florentinae civitatis cum epytaph. Pul., entrambi scritti in latino e pubblicati a Roma nel 1510 dall’editore Jacopo Mazzocchi. Dopo l'estate del 1510, finito il Memoriale, le notizie sull’Albertini si interrompono, presumendo che sia morto dopo poco aver concluso il lavoro su Firenze.

Il campanilismo che si percepisce dalle pagine del Memoriale è tangibile ma, o per modestia o forse per scaramanzia, nella introduzione così il canonico di San Lorenzo ci introduce alle sue pagine: “Pregho ciascheduno leggerà questo Memoriale, vogli emendare li errori per charità, et excusare la mia presumptione, in haver parlato d’una materia che è sopra le mie exigue forze. La brevità del tempo mi darà excusatione insieme con la professione...” E poi ci guida con lingua leggera e comprensibile verso i quattro quartieri della città e le sue bellezze, con notizie ed attribuzioni attendibili che non sono state mai messe in discussione dagli studiosi moderni.

Sempre nella introduzione, che altro non è che una lettera dedicatoria a Baccio da Montelupo committente di questo libretto, ci svela il suo metodo di lavoro, ovvero una ricerca condotta “per mezo di homini degni di fede et di scripture antique”, rivelando una ottima conoscenza dell’arte fiorentina del suo tempo. Sono pochi i casi in cui confonde artisti fra loro simili nello stile, come accade fra Filippo Lippi e Beato Angelico o Cimabue e Duccio. Una fonte ricca per conoscere la storia dell’antica Fiorenza, che doveva apparire ancora più bella di quello che possiamo oggi immaginare.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Copertina dell'edizione critica
    Il Memoriale di Francesco Albertini
    edizioni Centro Di
  • Il frontespizio dell'edizione originale
  • Andrea del Castagno
    Farinata degli Uberti
    Uffizi, già villa Carducci a Legnaia
  • Francesco Rosselli
    Pianta della Catena,1475 circa
    copia su tavola del 1800,
    Museo di Firenze com'era, Firenze
  • Masaccio
    Pagamento del Tributo
    Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine, Firenze


IN COPERTINA
un particolare di
Crocifisso e santi
Firenze, Santa Maria Maddalena de' Pazzi