Florence Queer Festival : la differenza che non c’è
di // pubblicato il 24 Novembre, 2011
Giunto alla sua IX edizione il Florence Queer Festival con i quarantotto titoli in programma quest’anno, tra documentari, lungo e cortometraggi di cui ventuno anteprime assolute per l’Italia, consolida un prestigio acquisito che le oltre centocinquanta opere presentate per partecipare all’edizione 2011 stanno lì a dimostrare e sempre più si propone come evento aperto a tutti, senza recinzioni insensate tra omo e eterosessualità.
Obiettivo dichiarato da sempre della manifestazione è infatti portare all’attenzione del pubblico più ampio un cinema a tematiche LGBTQ, perché è un vizio di questa società omofoba e frustrata porre sempre l’accento sull’orientamento sessuale come qualcosa di primaria importanza, spesso anteposto persino ad ogni altro tipo d'identità della persona.

Nel ricco cartellone di quest’anno a testimoniare paure, insicurezze e fragilità indipendenti dal proprio orientamento sessuale, una serie di pellicole molto intime che mettono a nudo la presunta diversità mostrando sentimenti universali propri di ogni essere umano, speranze e rimpianti che annullano di fatto il concetto stesso di diversità.
Esempi di questa intimità condivisa attraverso il mezzo cinematografico sono lo svedese Ångrarna – Regretters di Marcus Lindeen o lo statunitense Gen silent di Stu Maddux. Il primo è un dialogo straziante tra Orlando e Mikael, nati uomini, sottoposti al cambio di sesso che adesso vorrebbero non aver mai fatto, nel secondo esponenti della generazione che più si è battuta per demolire ipocrisie e dare visibilità alla comunità LGBT americana si trovano ad affrontare il delicato momento dell’avvento della vecchiaia. Impauriti e indifesi dalla propria fragilità anche fisica, davanti ad atti di bullismo e abusi sono costretti a tornare nell’ombra rinunciando in qualche modo alle conquiste di un tempo.

Sempre tra i documentari spiccano biografie di personaggi famosi come William Burroghs nel ritratto a lui dedicato dal regista Yony Leyser, con la voce narrante di Peter Weller indimenticato protagonista di quel Il pasto nudo che David Cronenberg ha tratto dall’omonima opera dello scrittore, ma anche di personaggi ai più sconosciuti come la diva giapponese Miwa nel film del francese Pascal-Alex Vincent Miwa: à la recherche du Lézard noir.
Altri titoli raccontano l’approccio all’omosessualità in contesti sociali molto distanti e se in India si festeggia l’abolizione da parte della Corte Suprema di Delhi dell’articolo 377 del codice penale, imposto sotto la dominazione inglese nel 1860 puniva ogni atto sessuale tra persone dello stesso sesso, in Turchia tanti giovani gay sono costretti a vivere nascondendo la loro natura e i loro volti nel film Cürük – The pink report.

Molte anche le proposte di lungometraggi di finzione tra cui spicca l’anteprima assoluta The green di Steven Williford, dramma di una coppia trasferita nella provincia americana in cui un insegnante di letteratura viene accusato di molestie e automaticamente giudicato colpevole dai pregiudizi sulla sua dichiarata omosessualità. Anche quando ci si trova davanti una coppia consolidata e monogama, una scelta diversa rispetto alle consuetudini catalogate come “normalità” è sempre guardata con sospetto.
A completare il programma due mini retrospettive: la prima dedicata al regista tedesco Werner Schroeter e corredata dal documentario Mondo Lux - Die Bi lderwel ten des Werner Schroeter di Elfi Mikesch, che ricostruisce gli ultimi quattro anni di vita del cineasta attraverso il racconto di testimoni illustri come Isabelle Huppert e Wim Wenders, e l’altra sulla recente produzione del Cinema svedese in collaborazione con lo Swedish Film Institute.

Anche l’edizione di quest’anno presenta una serie di iniziative collaterali come spettacoli teatrali, presentazioni di libri, serate all’insegna di musica e divertimento. Per il programma completo vi invitiamo a consultare le pagine ufficiali del Florence Queer Festival e segnaliamo in conclusione la divertente iniziativa della mostra Queer Covers – copertine impazzite, l’evoluzione della visibilità gay in cento copertine di dischi a 45 e 33 giri, tra musica italiana e internazionale.