Fiumedinisi

di Francesca Vinci // pubblicato il 30 Gennaio, 2011

I Marlowe si sono impegnati, hanno studiato e ora senza stare a discutere sono indie e hanno un’idea precisa di dove andare a parare. Mica per tutti è così.
Credo che in fondo sia tutta colpa dell’elemento insulare.
Sono nati nel sole del sud e incidono nella Valle del Nisi 98022; qui nei paraggi, prima della prima, ce li ha portati un treno e l’inverno.
La stagione è senz’altro quella adatta, anche per l’uscita del loro quarto album che risale al 21 dicembre scorso e stavolta con l’etichetta, quella della Seahorse Recordings di Paolo Messere. 
Una bella soddisfazione per il gruppo e un punto messo.
È davvero un peccato non esserci arrivata prima, ma questo è un buon momento per l’incontro e poi da qualche parte si deve pur cominciare. Del resto non serve farsi prendere dal panico di un mancato che in fondo si può sempre recuperare.
Dalla copertina all’ultima nota Fiumedinisi si fa tutta la scala dei colori, dal grigio antracite al bianco ottico, senza sconfinare nel nero. Quindi l’equilibro sul cupo è ben tenuto e questo è quanto di più pregevole per gli appassionati del settore.
Quelle che arrivano sono sonorità accurate e perfettamente sospese, che sanno di viaggi in discesa e sarebbe fin troppo scontato parlare di introspezione.
Rimane l’impressione che la voce faccia un giro in compagnia senza integrarsi troppo, ma questo i Tiromancino lo fanno da una vita e non se ne fanno un problema, e comunque toglie poco a un lavoro che a conti fatti merita perché di spunti ne ha parecchi e per due o tre volte ti fa anche dire “tò”.
Cosa rara di questi tempi.
L’onda, se se ne vuole una, è quella dei CSI che ci piacevano tanto e dei La Crus che il Premio Ciampi l’hanno già preso.
E questo non è un augurio ma un pronostico.

 

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