Fisiologia del Paesaggio ed EGOsistemi

di Elisa Bergami // pubblicato il 02 Febbraio, 2011

Di solito è abitudine condivisa considerare la pittura come l’espressione di uno stato interiore, una riflessione estetico-intellettuale poi trasposta su un supporto o plasmata in una forma specifica. Postulando l’indissolubile connessione con l’animo umano, è ragionevole avanzare l’ipotesi di una pittura da intendersi come frutto di moti organici proveniente dalle viscere, dagli intestini che muovono la mano dell’artista e che creano una sorta di prolungamento dello stesso nell’opera.

I musei di Zoologia ed Anatomia Comparata dell’Università di Bologna ospitano, fino al 27 marzo 2010, proprio il tentativo di trasformare in realtà la relazione viscerale esistente tra la pittura e il mondo animale, presentando agli avventori dei veri e propri “EGOsistemi” citando Alberto Zanchetta (autore dei testi del catalogo). Dunque, non semplice naturalia o artificilia, ma sfolgorante mirabilia che stravolge l’equilibrio, dando origine ad un EGOsistema che può riorganizzare i processi ambientali attraverso un’identificazione/intrusione estetica. 

Le opere esposte sono il frutto degli ultimi 5/6 mesi di lavoro di Juan Carlos Ceci (Saragozza, 1967) e Fulvio Di Piazza (Siracusa, 1969) e, contravvenendo alla pratica usuale di collocare i lavori in un ambiente asettico con pareti bianche atte a non creare alcuna distrazione, gli artisti stessi hanno deciso di inserire le proprie “creature” all’interno delle teche espositive. Con la ferma volontà di porre in dialogo queste ultime con gli organi conservati nelle soluzioni anatomiche, le corna degli animali impagliati, i tortuosi rumini degli enormi mammiferi erbivori e le carcasse di uccelli esotici, i dipinti di piccolo formato sembrano assorbire anche a livello cromatico la tavolozza naturale che li circonda. Proprio in virtù di ciò, la pittura ha per i due artisti una funzione di (auto) indagine, di psicoanalisi, di punto di partenza per un’introspezione profonda e ragionata.

Nei dipinti di Juan Carlos Ceci, egli viviseziona l’ambiente, lo decompone e lascia che tutti gli umori fluiscano senza fissarsi in una forma assoluta ma rimanendo preda di sussulti e fremiti interiori per poi cristallizzarsi. Superfici indurite, “carni” divenute coriacee e “cartilagini” che gridano tutta la loro stanchezza nei confronti di una natura appesantita da secoli di indagini ed interventi.
L’organicità del tutto fa sì che la superficie sia facile preda di patologie e infezioni, che ne intaccano l’orografia inducendola ad una caducità fisica che si concretizza in profonde fratture e scavi all’interno del paesaggio stesso. La condensazione del magma organico si esprime in macchie di colore che si sovrappongono e si amalgamo richiamando il lavorio incessante della circolazione arteriosa.

Di contro il sistema linfatico di Fulvio di Piazza vivifica i dipinti con strane creature che dalla natura provengono e che della stessa sono composte.
Il clima tropicale entro cui sono inserite è ricco di luce, di cascate e corsi d’acqua, cortine di fumo o di nebbie entro cui possiamo rintracciare gli effluvi corporei dell’artista stesso. 
Ciò che a prima vista appare un agglomerato di vegetazione, strano sì ma comunque di clorofilliana composizione, ad uno sguardo più attento si rivela essere una creatura in bilico tra flora e fauna con arti mobili che le forniscono la spinta per avanzare sul pianeta.
Pervasi da una coscienza vegetale ed animista quelli che sembrano il frutto di un esperimento, di un incrocio tra specie non appartenenti alla medesima dimensione, sembrano farsi portatori di un progetto comune: tentare di esistere ed abitare una dimensione che lungi dall’essere disumana si configura come oltreumana.
Di Piazza si cimenta con tutto ciò che smuove i sentimenti e i moti dell’anima, tenta di entrare nella vita della montagna e in quella della pianura per svelarne la corazza caratteriale.

Osservando le opere di entrambi gli artisti viene da chiedersi se ciò che stiamo curiosamente osservando possa esistere davvero, se magari è già esistito o se ormai è già scomparso, se sia improbabile se non impossibile la reale esistenza di siffatte creature. Rimestando la pasta cromatica, diluendola con gli umori del mondo, è indubbio come la pittura di Ceci e Di Piazza abbia riscoperto una propria fisiologia, un proprio EGOsistema.

 

Dettagli

OPERE DI

  • Fulvio di Piazza
  • Juan Carlos Ceci
  • Juan Carlos Ceci
  • Fulvio di Piazza

Mappa

Dove e quando

FISIOLOGIA DEL PAESAGGIO. Juan Carlos Ceci - Fulvio Di Piazza

  • Date : 22 Gennaio, 2011 - 26 Marzo, 2011
  • Indirizzo: Musei di Zoologia e di Anatomia Comparata dell’Università di Bologna, Via Selmi, 3 (Bologna)

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