Firenze val bene una visita! La riscoperta del ciclo funebre dedicato a Enrico di Navarra
di // pubblicato il 17 Luglio, 2010
Come mai a Firenze viene allestita una mostra dedicata al sovrano francese Enrico VI di Navarra?
Il dilemma è presto svelato alla luce della semplice lettura dell’albero genealogico dei Medici: Maria, figlia di Francesco I e nipote del granduca Ferdinando I diverrà regina di Francia col matrimonio stipulato nel 1600 con Enrico IV, il famoso sovrano della frase Parigi val bene una messa, creando un gemellaggio con la Francia che ancora oggi, a quanto pare, genera frutti di qualità.

La sinergia fra due istituzioni museali quali il Castello di Pau in Francia e il museo delle cappelle Medicee di Firenze ha permesso la messa a punto di una esposizione dedicata ad un momento particolare della storia artistica e politica del Granducato di Toscana, inserendosi nell’anno dedicato al re francese con l’esposizione di grandi tele che sono solitamente conservate all’interno dei depositi fiorentini.

La parte francese della mostra, che si è svolta nel castello di Pau dove il re è nato, si è conclusa il 30 giugno; le curatrici della mostra italiana Monica Bietti e Francesca Fiorelli Malesci si sono avvalse dell’aiuto di Paul Mironneau, promotore e ospite della tappa francese, per creare questa finestra sul 1610, anno della improvvisa morte del sovrano, assassinato il 14 maggio di quell’anno, il giorno dopo la proclamazione di Maria de Medici sua consorte a regina di Francia nella Cattedrale di Saint Denis.

Che la politica medicea delle alleanze fosse stata sempre ben condotta è un dato di fatto.
Il dipinto conservato alla Galleria degli Uffizi di mano di Jacopo da Empoli, che raffigura il matrimonio per procura di Maria ,è emblematico di questa consapevolezza: il Granduca Ferdinando I guardo con malcelata soddisfazione la nipote che gli risponde con sguardo eloquente ed un leggero sorriso di compiacimento. Ma alla notizia della morte del sovrano francese, giunta a Firenze 9 giorni dopo, fu chiara l’importanza del nuovo ruolo che sarebbe stato svolto quale reggente da Maria: una Medici avrebbe avuto il controllo del regno francese, elevando il piccolo granducato a livelli mai raggiunti prima di prestigio politico.

E’ per questo che immediatamente il Granduca Cosimo II, da poco succeduto al padre sul trono del Granducato di Toscana, organizzò delle esequie di grande fasto da svolgersi con apparati magnifici all’interno della chiesa medicea per eccellenza, San Lorenzo, così da sottolineare la familiarità e la parentela di Enrico IV con loro.
In tutta Europa il sovrano francese fu onorato di apparati funebri per ricordarlo, ma solo Firenze conserva ancora oggi le memorie tangibili di quel momento.
“La corte indossò il “bruno”, obbedendo a una serie di codici e regole imposte dal rigore contro riformato”, come scrive la curatrice Monica Bietti, direttrice del museo delle Cappelle Medicee, “Cosimo II si rivolse ai cerimonieri di corte per decidere il programma della “festa funerale” e forse alla cugina Maria, regina di Francia, per confrontarsi sui soggetti delle tele da realizzare per l’apparato”.
Furono realizzate 26 grandi tele a monocromo, con gesta e virtù del re che viene esaltato quale “Cristianissimo re di Francia”; in un libro vennero riunite incisioni realizzate da Alovisio Rosaccio poste a illustrare il volume di Giuliano Giraldi dedicato alla descrizione dell’apparato funebre e stampato per l’occasione nel 1610. Il documento elenca i nomi dei pittori chiamati alla realizzazione dell’allestimento, ma non riferisce i soggetti dei dipinti loro affidati, i cui temi ci sono però noti grazie alle incisioni del volume, che ebbe un successo incredibile in tutta Europa ed è presente in numerose biblioteche.
Delle 26 tele a monocromo se ne conservano 19 e costituiscono il vero cuore della mostra. Dopo le esequie, trovarono collocazione all’interno del corridoio vasariano e poi “furono sempre tenute con cura dalla famosa guardaroba medicea, a volte anche per essere riutilizzate in altre occasioni di commemorazione per altri personaggi”, come spiega la co-curatrice alla mostra Francesca Fiorelli Malesci.
I restauri degli anni passati hanno messo in luce l’arte di questi pittori, molto vari fra loro per qualità e stile, dando la possibilità di conoscere per la prima volta questo ciclo che rispecchia il panorama artistico fiorentino dei primi anni del Seicento. Accanto a giovani artisti dalla felice mano, quale Remigio Cantagallina, troviamo il sempre elegante Poccetti , l’esperto Empoli, insieme a innovatori dall’abile ductus disegnativo quali il Tarchiani o il Curradi.


Come descritto dalla curatrice Monica Bietti, l’apparato approntato nella navata della chiesa di San Lorenzo prevedeva una serie di drappi neri che incorniciavano la navata centrale, la facciata e la controfacciata, con i grandi teleri illuminati da una serie incredibile di candele che dovevano creare una suggestione unica ed irripetibile.


Non potendo ricostruire un simile allestimento, è stato utilizzato lo spazio funebre per eccellenza della famiglia granducale, ovvero la Cappella dei Principi, con i suoi marmi preziosi e i sarcofagi di porfido e la vasta cupola. Un allestimento di grande raffinatezza, realizzato su progetto dell’architetto Maria Cristina Valenti, incornicia le opere, sottolineate da un tendaggio di colore verde, il colore preferito dal sovrano, la cui tonalità è stata suggerita da un dipinto in mostra, con Enrico ritratto come Marte fig18 e incoronato d’alloro, proveniente dal Castello di Pau.
Il re sembra essere presente anche grazie ad una delle sue armature, proveniente dalla Francia ed esposta per la parte italiana di questa mostra, che rende in maniera tridimensionale la figura di questo uomo volitivo e politicamente spregiudicato, guerriero pronto e coraggioso.
L’esposizione è poi arricchita da incisioni e documenti originali, come l’atto di Procura del 1600 a Ferdinando I de’Medici da parte del re per poterlo rappresentare al matrimonio, con un enorme sigillo in cera naturale e la firma del Sovrano nel mezzo del foglio; interessanti le medaglie dalle incisioni accurate che testimoniano l’importanza e la felice produzione di questi oggetti così carichi di significato politico, fra le quali la Medaglia dell’incoronazione di Maria de’ Medici a regina di Francia.

Per rendere immediata la comprensione delle motivazioni di questa mostra, il visitatore viene accolto all’entrata dal grande albero genealogico della famiglia Medici del 1669, solitamente conservato al museo degli Argenti, e realizzato da Bartolomeo Piggi, un bellissimo esempio dell’ incredibile perizia dell’autore nelle rappresentazioni naturali che incorniciano il documento.
La suggestione che i grandi teleri riescono a creare merita fortemente una visita a questa mostra che si è aperta ieri, dove si può ritrovare il sapore e l’atmosfera della Firenze Granducale, magnifica e sontuosa, ricca e influente, capace di realizzare apparati di celebrazione come nessuna altra città in Europa . Inoltre, questa è l’occasione per poter vedere quel che rimane di questo incredibile ciclo di monocromi, che solitamente sono all’interno dei depositi delle Gallerie fiorentine, o in deposito alla camera dei Deputati a Roma o, per due di essi, in collezione privata.
Opere che forse torneranno ad essere chiuse nelle griglie dei depositi, visto anche la dimensione e la difficoltà di trovare uno spazio congruo per la loro esposizione: quindi, ancor più, possiamo dire che Firenze val bene una visita per questa occasione così speciale.