Firenze e il suo nuovo quartiere: l’Isolotto
di // pubblicato il 20 Febbraio, 2011
A trent’anni di distanza dal precedente piano di espansione, l’amministrazione fiorentina approva un piano regolatore generale nel 1951, redatto dagli arch. Batoli, Detti, Pastorini, Sagrestani, Savioli e dall’ing. Giuntoli.
Dopo il 1950 Firenze ha un notevole incremento della popolazione, stimolato principalmente dallo sviluppo dell’industria manifatturiera, composta soprattutto di piccole aziende; non è ancora definito l’avvenire della città dal punto di vista economico, ed è per questo che il piano deve essere una indicazione di massima per lo sviluppo futuro, uno studio preparatorio, quindi, non valido per l’adozione.
Il piano prevede una espansione cosiddetta, tecnicamente, “a nastro” verso la direzione dei comuni di Sesto Fiorentino e di Prato, ritenuta una naturale direttrice di sviluppo dagli urbanisti, e alla sinistra dell’Arno, verso il comune di Scandicci; le colline verso nord ed est venivano salvaguardate come “appannaggio del nucleo centrale cittadino”.

L’amministrazione nel 1951 lo approva solo come studio, perdendo di fatto ancora una occasione di controllo dell’espansione edilizia che continuerà in modo spontaneo e indiscriminato. Adottato nuovamente nel 1953, non sarà mai inviato al ministero competente per essere approvato, e quindi divenne nullo. Palazzoni e sopraelevazioni si innalzarono nella prima fascia periferica, fuori dai viali di circonvallazione, e si sostituirono villini a due piani per far posto ad edilizia più volumetrica, cancellando quei pochi spazi verdi domestici preesistenti.
Nel 1951 Giorgio La Pira diventa il nuovo sindaco di Firenze; la città diviene un centro di convegni internazionali sulla pace, puntando a diventare la “città dell’incontro” in senso ecumenico. In questo spirito di aiuti sociali si inserisce la creazione dell’Ina Casa dell’Isolotto, quartiere edificato a partire dal 1952.

Creato con la legge italiana del 28 Febbraio 1949 n.43 con lo scopo di “incrementare l’occupazione operaia mediante la costruzione di case per lavoratori”, l’istituto Ina Casa viene finanziato da un contributo trattenuto sui salari di tutti i lavoratori. Con questo ente si cercherà di risolvere due problemi contemporaneamente: l’abitazione per ogni famiglia e la forte disoccupazione. Sarà soprattutto questo ultimo ad essere considerato lo scopo primario della legge, come testimoniano i discorsi e gli scritti dell’epoca.
Molti piani regolatori vengono progettati in questi anni, ma rimangono molto spesso solo dei disegni. Il compito dei progettisti diviene quello di dedicarsi all’edilizia comune, anche sollecitata dal Piano Fanfani del 1949 per l’incremento dell’occupazione operaia. Il nuovo regime governativo democratico, salito al potere con le elezioni del 18 Aprile 1948, inaugura una campagna di edilizia popolare, con la costruzione di quartieri operai a cerniera fra le campagne e i centri cittadini, proprio come per il nuovo quartiere dell’Isolotto.
La scelta dell’area dipese soprattutto dal basso costo del terreno, di natura alluvionale, posto al disotto della quota del fiume, vecchia sede di discariche e ovviamente di scarso valore agricolo.
Il quartiere doveva essere autosufficiente e vi erano previsti 150 edifici da due a sei piani per 1450 appartamenti. Vengono incaricati del progetto urbanistico gli architetti toscani Pastorini, Pellegrini, Tiezzi e Poggi, coadiuvati da molti altri; inserito fra il prolungamento del lungarno Pignone e via Palazzo dei Diavoli, è attraversato da una zona alberata collegata al fiume, con l’idea della costruzione di una città-giardino.
Il complesso è una sorta di finto paese, da cui deriva anche la modesta architettura che è stata spesso definita vernacolare, soprattutto per l’utilizzo del materiale antico, come la pietra. Il 7 Novembre 1954 vengono consegnati i primi appartamenti dal sindaco La Pira, che definirà il quartiere “una organica, armoniosa, vasta, umana città satellite di Firenze”. Nel 1957 si concludeva la creazione della chiesa dedicata alla Beata Vergine Madre delle Grazie all’Isolotto, progettata dall’arch. Morozzi a croce latina e facciata a capanna, posta al centro del quartiere.
Quando nel 1958 si consegnano ulteriori alloggi, le strade non sono ancora completate nella pavimentazione e nell’illuminazione, così come le due piazze principali; la scuola è allestita in prefabbricati e lo resterà fino al 1963, i servizi amministrativi e postali sono assenti, carenti le strutture ricreative e sociali.
Sarà il parroco della chiesa, don Enzo Mazzi, che organizzerà un asilo nido, un doposcuola e una biblioteca, luoghi fondamentali per l’aggregazione degli abitanti.
Solo nel 1960 verrà creato il ponte pedonale, chiamato comunemente dai fiorentini passerella, per l’attraversamento dell’Arno, a collegamento dell’Isolotto alle Cascine, così da mitigare i disagi dell’isolamento. Lontano dalle premesse iniziali, il quartiere si rivela problematico e centro di dissensi sociali generati dal sentimento di emarginazione dal centro di Firenze.
Oggi, per fortuna, le cose sono cambiate, ed il quartiere si presenta come uno dei più verdi di Firenze, con moderne infrastrutture; ma per fortuna, perché sono passati più di cinquanta anni!