Firenze - I primi anni del secolo
di // pubblicato il 09 Agosto, 2010
Con oggi inizia una nuova rubrica intitolata "L'Architettura del Novecento e le città" per offrire aspetti del secolo scorso forse meno noti o, comunque, poco osservati e che, invece, racchiudono autentiche sorprese.
Inizia Elisabetta Morici che vi porterà a spasso per Firenze insegnandovi ad alzare il naso mentre camminate!
Negli ultimi anni del XIX secolo, Firenze è presente all’Esposizione Internazionale e Mondiale di Chicago del 1893 con oggetti di design, mosaici, mobili di alta qualità, oreficeria, che diffondevano lo stile fiorentino antico senza alcuna novità rispetto alla tradizione.
Gli stessi fermenti architettonici dei giovani progettisti si scontrano con l’antica struttura urbana cittadina, dove, dopo le demolizioni del piano per Firenze capitale d’Italia, si comincia a discutere la posizione per nuove costruzioni importanti, fra cui la Biblioteca Nazionale.

La scelta del sito sarà controversa; nel 1891 un progetto la prevede fra via di Porta Rossa e via Pellicceria nel 1897 accanto a Palazzo della Signoria verso l’Arno, ma poi, nel 1900, viene scelta l’area accanto alla chiesa di Santa Croce, occupata all’epoca dalla caserma dei Cavalleggeri. Nel 1902 viene bandito il concorso, mentre l’anno successivo vengono esposti i 43 elaborati concorrenti; fra questi, 12 saranno considerati ammessi alla prova di secondo grado.
Sono tutti progetti che richiamano nelle forme e nelle decorazioni l’antico stile fiorentino rinascimentale, con rare eccezioni che, però, non verranno prese in considerazione, come il progetto denominato “Sidera”. Solo nel 1905 la commissione giudicatrice proclamerà il nome del vincitore, Cesare Bazzani, definendo il progetto capace “di innestarsi degnamente a quel gioiello di arte quattrocentesca che è il chiostro di S. Croce”.
Nel 1909 vennero demoliti gli edifici della caserma e l’infermeria dei frati, ma la prima pietra fu posta solo l’8 maggio 1911, a causa di un ritardo nella presentazione dei disegni esecutivi dell’architetto.
Il progetto suscitò molte polemiche per il suo eclettismo di stampo europeo e la sua monumentalità, tanto da subire, a causa delle pressioni, delle trasformazioni in corso d’opera; l’ingresso, progettato con un attico sopra il portone d’ingresso, fu giudicato troppo imponente e cambiato da Bazzani con le due torrette laterali, ma comunque pesanti e incombenti sul piccolo slargo verso l’Arno.
Il progetto prevedeva anche una vera piazza nel fronte principale, dove dovevano essere poste le statue di Galileo e Dante Alighieri, poi collocate nelle torrette, ma problemi economici e di viabilità non permisero la sua realizzazione. Anche il secondo corpo della biblioteca non fu mai realizzato, dovendo aspettare il 1962 per il completamento con il progetto dell’architetto Mazzei.
La prima parte ad essere inaugurata fu, nel 1926, la tribuna dantesca e galileiana, posta all’angolo fra due vie :sicuramente la parte meno funzionale e monumentale, debitrice di una architettura nord-europea completamente estranea al panorama cittadino.
Le decorazioni esterne in marmo e bronzo sono stilisticamente più tarde, a riprova del lungo lavoro che portò l’edificio ad essere concluso solo nel 1935, lo stesso anno dell’inaugurazione della stazione di Santa Maria Novella, dal linguaggio totalmente diverso.
L’interno dell’edificio della Biblioteca risulta molto più funzionale e moderno, sia nella distribuzione degli spazi che per l’essenzialità degli ambienti; l’esterno è connotato da una notevole disomogeneità fra le sue parti, con una forte estraneità, dimensionale e formale, alla città.
Lo stile eclettico filo-rinascimentale continuerà ad essere usato a lungo.
Nel 1907 viene approvato il progetto per il nuovo edificio delle Poste e Telegrafi in via Pellicceria, dove l’ingegnere Tognetti e l’architetto Sabatini useranno uno stile eclettico intonato al periodo rinascimentale.
Altro esempio di questo genere è la chiesa dei Sette Santi Fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria costruita nel 1911 in viale dei Mille dall’architetto Caldini, in uno stile gotico di impronta lombarda.
Il cinema-teatro Savoia con il Bal Tabarin sottostante (oggi cinema Odeon) del 1922, viene realizzato da Marcello Piacentini in collaborazione con l’architetto Ghino Venturi, con un linguaggio esterno che si deve accordare all’antico palazzo Strozzi e allo Strozzino, di cui utilizza le mura antiche. Anche qui l’interno verrà invece trattato con un moderno stile decò e una fertile collaborazione artistica con giovani artisti ( Maraini, Gronchi, Rosso).
Fra le figure più particolari va ricordato Adolfo Coppedè, al quale si deve il restauro del palazzo del Canto alle Rondini e la ricostruzione dell’antica spezieria nel 1919; sarà uno dei più abili manipolatori degli stili antichi, anche sulla scia di una pratica del restauro che ancora fino alla metà del Novecento opererà per la riesumazione e ricostruzione del volto antico della città e dei suoi monumenti.