Filippo Lippi “unito” agli Uffizi
di // pubblicato il 17 Maggio, 2010
Un brevissimo intervento per ricordare a tutti colono non hanno usufruito della "Notte dei Musei" che fino a domenica 30 Maggio 2010 sarà possibile ammirare alla Galleria degli Uffizi tre capolavori restaurati di Filippo Lippi (Firenze, 1406 ca. – 1469).
Commissionata da Cosimo de’ Medici nel 1445 per l'omonima cappella in Santa Croce, un eccezionale prestito dal Louvre permette di vedere la Pala del Noviziato nella sua composizione originale per la prima volta dopo due secoli.

Tre in totale i capolavori restaurati nel corso dell’anno, dopo un lungo e attento lavoro reso possibile dalla generosità dell’Associazione Amici degli Uffizi, che dal 1993 opera in sostegno alla Galleria, assieme ai Friends of the Uffizi Gallery, Inc.: oltre alla Pala e alla Predella, gli interventi hanno riguardato la cosiddetta Pala di Annalena e altre due tavole dell’artista: La Madonna annunciata e Sant’Antonio abate e L’angelo dell’Annunciazione e San Giovanni Battista.
Il direttore della Galleria degli Uffizi, Antonio Natali, ha spiegato «Episodio di riguardo in quest'esposizione sarà una piccola tavola che il Louvre ha concesso in prestito e ch’è parte della predella della Pala del Noviziato, di cui si presenta il sensibile restauro. Grazie al gesto generoso del Louvre e al supporto degli Amici degli Uffizi, la predella stessa ricupera la completa autografia del Pesellino, pittore che proprio qui dà la misura dell’altezza della sua espressione salda e nel contempo soave. Espressione che si mostra in piena sintonia con la pala di Filippo (parimenti amabile e solida); la quale, in origine, a sua volta secondava le forme che Michelozzo aveva impresso in Santa Croce alla cappella del Noviziato: robuste come fossero le strutture d’un edificio medievale e però aggraziate come in un’architettura gentile dipinta dall’Angelico».

L’intervento di restauro ha recuperato stupendamente la Pala soprattutto dal punto di vista dei valori cromatici originali.
L’opera era infatti coperta da una coltre oleosa che ne offuscava completamente le tonalità cromatiche. Il restauro ha così permesso di riportare alla luce le straordinarie colorazioni originali, nonché i pregi e il rigore delle architetture michelozziane che inquadrano la scena. Grazie all’intervento, è possibile distinguere i vari livelli compositivi, i pentimenti e le successive elaborazioni dell’artista, come ad esempio i gradini di marmo sopra i quali siede la Vergine col Bambino, inizialmente arrotondati e, nella versione definitiva, resi squadrati. La Pala del Noviziato era originariamente accompagnata da una predella dipinta dal giovane Francesco di Stefano detto Il Pesellino (Firenze, 1422 ca. – 1457 ca.) sotto la guida di Filippo Lippi. La Predella si compone di cinque scomparti ed in particolare:
- San Francesco che riceve la stimmate;
-
Il miracolo dei Santi Cosma e Damiano
[originali provenienti dal Museo del Louvre di Parigi]; - La Natività;
- Il Martirio dei Santi Cosma e Damiano,
- Il Miracolo di Sant’Antonio.
I tre scomparti originali già presenti agli Uffizi sono stati oggetto di un’opera di restauro che ha permesso di valorizzare il linguaggio pittorico intriso dei riflessi stilistici del primo Quattrocento, da Masaccio a Veneziano fino a Paolo Uccello.

Con questo prestito del Museo del Louvre, la Pala e la Predella nella sua completezza sono tornate a unirsi in una cornice di stile rinascimentale conferendo all’intero impianto l’aspetto originario voluto da Cosimo de’ Medici.
Ugualmente significativi per i risultati ottenuti in termini di nuova leggibilità si rivelano i restauri della cosiddetta Pala di Annalena, dipinta da fra’ Filippo Lippi attorno al 1450 per il convento fiorentino di San Vincenzo Ferrer. Completano i lavori di restauro due opere di Filippo Lippi databili attorno al 1455-60.
Si tratta di due dipinti di inusitata tipologia con le figure dell’Annunciazione e di due santi, Sant’Antonio Abate e San Giovanni Battista. Ancora oscura la loro funzione: se in un primo tempo si era ipotizzato potessero essere dei pilastrini laterali di una più grande pala, recentemente si è più propensi a considerarli parte di una decorazione del mobilio appartenente a una facoltosa famiglia nobile di Prato.